Congresso Cgil, le formazioni in campo

I nomi nessuno li fa, come in quei prepartita di finale di Champions League, in cui il senso tattico impone che non si sveli la formazione prima della discesa in campo. A inizio ottobre, Susanna Camusso, numero uno della Cgil, dovrebbe dare al direttivo nazionale, il parlamentino del sindacato, le indicazioni definitive sul centravanti, forse il nome. Tutti sanno chi dovrebbe essere l’uomo che la Camusso, salvo cataclismi dell’ultim’ora, schiererà sul campo: si tratta Maurizio Landini, il Cristiano Ronaldo del sindacato, ex leader dei metalmeccanici, il volto più popolare di Corso D’Italia. Come tutti sanno che c’è un altro centravanti pronto a sfidarlo, Vincenzo Colla, ex segretario dell’Emilia Romagna, certo meno noto, ma con un forte radicamento nell’apparato. I due, nei fatti, sono al momento gli unici candidati alla carica di segretario generale della Cgil.

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Landini, in questi mesi di vigilia, ha tenuto un profilo basico,  istituzionale. Dribbla attacchi e veleni, evita i corridoi, “studia”, dicono i suoi, “da segretario generale”. Forte dell’accordo Ilva e di un diffuso consenso dal basso, la sua “collocazione” tematica alle giornate di Lecce, dove è stato chiamato a confrontarsi direttamente con Luigi Di Maio, che però ha dato forfait, è stata letta unanimemente come una pre-investitura. Da quel di Reggio Emilia, persino Gianni Rinaldini, esponente dello scetticismo cosmico, ha fatto trapelare un sobrio ottimismo. Ma la strada, per Landini, è irta di ostacoli. I suoi detrattori interni lo accusano di “intelligenza con il nemico”, gli rimproverano le parole di apprezzamento verso Di Maio e, in ultimo, gli rinfacciano la famosa invettiva sulla “casa di vetro” all’ultimo congresso Cgil. Dal sito “Democratica”, area Pd, è partita la bordata del renziano Mario Lavia che lo ha definito apertis verbis  un “fiancheggiatore” del governo Gialloverde. Da cartellino rosso.

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E Colla? E’ riapparso su Facebook da qualche settimana dopo un lungo periodo di letargo digitale e ha iniziato a lanciare “bombarde” contro il quartier generale. L’impronta narrativa del suo profilo Facebook è lievemente retrò, simile a quella adottata negli spazi social del sindacato pensionati. Propone uno storytelling da segretario globetrotter, da sindacalista di strada, con un piede nei social e l’altro nel mainstream: partecipa al corteo dei cavatori a Guidonia e toh! Foto su Facebook. Incontra Gratteri: foto su Facebook. Poi va tra gli operai della Tav e del Terzo Valico: ancora Facebook.  Esulta per l’accordo integrativo dei lavoratori H & M e sfida l’algoritmo di Deliveroo, forse per togliersi di dosso quella patina di conservatore che qualcuno si ostina ad affibbiargli. Per tanta nomenclatura è il segretario ideale, l’uomo dell’equilibrio e della responsabilità, l’uomo del dialogo col Pd non renziano nell’era del dominio sovranista. Che, “nella turbolenza dell’attuale contesto politico”, spiegano gli avversari, “è un po’ come voler fermare un tir con un peluche.”

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Foto dal profilo di Vincenzo Colla

LE FORMAZIONI IN CAMPO

Landini è sostenuto da Susanna Camusso e dalle più forti categorie attive, tutte in crescita di iscritti,  tutte governate da donne, tra cui Serena Sorrentino, enfant prodige del sindacato rosso, “capa” della Funzione Pubblica, un forte radicamento tra i lavoratori del pubblico impiego, in pole per la segreteria al prossimo giro. Ivana Galli, segretaria della Flai, che vanta l’obiettivo storico della legge sul caporalato e uno dei migliori gruppi dirigenti della confederazione. Francesca Re David, una vita in Fiom, l’anima pasionaria dei metalmeccanici, protagonista dell’accordo Ilva. Con Landini anche tutta la segreteria nazionale, ad eccezione dell’ayudante de campo Roberto Ghiselli, e una buona parte di regioni con la Lombardia di Elena Lattuada in testa, tranne Milano.

Colla. Il suo sponsor principale è Ivan Pedretti, influente segretario del sindacato pensionati. Baffoni alla Guareschi, smorfia “sovietica”, concretezza orobica, Pedretti orienta, in teoria, un quarto dei delegati al congresso ma sconta un calo di iscritti, secondo i dati diffusi dalla Cgil. Nel monolitico Spi, però, cominciano ad aprirsi le prime crepe, e c’è chi contesta il suo oltranzismo “landinofobo”. Oltranzismo riproposto, seppur con qualche passaggio più distensivo, in una recente intervista al “Diario del Lavoro” in cui propone una soluzione alla Bruno Trentin: l’istituzione di una commissione dei saggi che ascolti il gruppo dirigente sulla scelta del nuovo segretario. Proposta, a quanto pare, respinta. La Camusso non cede di un millimetro e avverte: la Cgil non si scala.

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Ivan Pedretti

Gli iscritti, stando al documento allegato al bilancio presentato nell’ultimo direttivo nazionale, crescono un po’ dappertutto, a dispetto dello studio Demoskopica che li dà in calo, salvo che nello Spi e nella Fillea di Alessandro Genovesi, che però paga il prezzo di una crisi ormai decennale del settore. Genovesi è l’altro Grande Elettore di Colla, forse più colliano di Colla. Ex sinistra sindacale area Cremaschi, ex segretario della Slc, ex segretario della Basilicata, ex segretario di tutto, attuale segretario degli edili, Genovesi non fa mistero delle sue antipatie per Camusso e Landini, arrivando a pubblicare su Facebook, due notizie datate e decontestualizzate che rievocano i vecchi scontri tra i due attuali alleati. Ecce Bombo!

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Con Colla è schierato anche un piccolo esercito di ex qualcosa alla riscossa, da Michele Gravano, ex segretario della Campania, che punterebbe a succedere a Pedretti nella guida dello Spi, a Vincenzo Scudiere, ex segretario nazionale, momentaneamente “parcheggiato”  nella onlus Progetto Sviluppo, a Graziano Gorla, ex segretario generale di Milano con qualche conto in sospeso con Camusso.

Il CASO MICELI

Tra queste due trincee, Emilio Miceli, segretario dei chimici, avanza carponi tra il filo spinato della terra di nessuno. Su Facebook, sul profilo di Colla, sotto il famoso post contro il ministro Paolo Savona, sparato a conclusione delle giornate di Lecce, Miceli si mostra irritato verso “la nostra gente” che ha applaudito il ministro gialloverde. La nostra gente non capisce, è la riflessione di Miceli, al gruppo dirigente tocca l’onere di spiegare, anche con durezza, se è il caso. E se continua a non capire (verrebbe da dire), se non è d’accordo, beh, pazienza, in quel caso, direbbe Brecht, il comitato centrale decida di nominare un nuovo popolo.  Per un attimo Miceli è stato considerato l’ago della bilancia tra i due schieramenti, l’uomo che poteva fare la differenza negli equilibri del voto sul nuovo segretario generale. Era dato pro-Camusso, poi pro-Colla. Domani chissà. Miceli rimane l’esponente più credibile e coerente della destra riformista interna, il riformismo severo dei Macaluso e della scuola siciliana. Ma su di lui, come un macigno, pesa quel Sì al referendum costituzionale e quel No al referendum sulle trivelle che lo “sporca” un po’ di renzismo neoliberale.

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Negli ultimi giorni, le quotazioni danno in ascesa Landini. Nelle file colliane comincia a serpeggiare il pessimismo e qualcuno già si prepara alla guerilla post-congressuale. Ai primi di ottobre, Susanna Camusso fischierà il tiro d’inizio della finale che si terrà a Bari il 22 gennaio dell’anno nuovo, il congresso nazionale della Cgil.

Fortebraccio

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