Dopo mezzo secolo torna la Cgil a trazione emiliana

I “mappatori” sono al lavoro. Misurano i perimetri del consenso, che si allarga e si restringe a fisarmonica, da un giorno all’altro, da un’ora all’altra.  Le ultime “misurazioni” offrono un quadro abbastanza chiaro dei rapporti di forza in casa Cgil in vista del giorno – dovrebbe essere il 6 o (più probabile) il 7 ottobre- in cui Susanna Camusso scioglierà formalmente la riserva sul nome del successore.

LA SOLUZIONE EMILIANA

L’identikit dei candidati a segretario generale sembrano definiti. Ancora ieri, all’agenzia Dire, Maurizio Lunghi, segretario della camera del lavoro di Bologna, la seconda più grande d’Italia, ha confermato che ” la soluzione pare sarà emiliana”. Perché emiliani sono i due candidati, Maurizio Landini di Reggio Emilia e Vincenzo  Colla di Piacenza. Comunque vada, stavolta, dopo 48 anni, tocca all’Emilia Romagna. L’ultima volta era accaduto con l’elezione di Luciano Lama, originario di Gambettola, nel 1970.

LA MAPPA DEL CONSENSO

Sembra definirsi anche il posizionamento sullo scacchiere delle regioni e delle categorie  a supporto dei due candidati, seppur suscettibile di “movimenti” dell’ultima ora. Colla sembra “incollato” allo schema 5+3.  Con lui, cinque categorie e tre regioni: Spi, Fillea, Filctem, Filt e Slc. E ancora l’Emilia Romagna (dove però è forte anche il consenso per Landini), l’Umbria di Vincenzo Sgalla e il Lazio dell’ex Slc Michele Azzola. Tutto il resto, dalla Fiom alla Fisac, dalla Lombardia alla Sicilia, sarebbe saldamente “allineato” all’asse Camusso-Landini. Naturalmente, occorre tenere conto della dialettica interna a categorie e territori. Il sindacato pensionati, che Ivan Pedretti ha schierato con Colla, sembra cedere pezzi all’altra parte, soprattutto nelle regioni meridionali. Così come la Milano di Massimo Bonini fa eccezione alla linea lombarda pro-Landini e si schiera con Colla. Ma il peso delle categorie attive, in testa la Fiom, fa sì che nel capoluogo meneghino si determini, di fatto, una distribuzione duale del consenso.

DIAMO I NUMERI

Difficile, al momento, parlare di numeri. Ma alcuni “bookmakers” interni darebbero al momento l’esito del congresso dentro una forbice 60 a 40 a favore di Landini ma i numeri  (che sono ovviamente del tutto ipotetici e fondati più che altro su sensazioni soggettive) dovranno poi trovare riscontro nell’eventuale voto dell’assemblea generale eletta al congresso di Bari e, prima ancora, negli inevitabili riposizionamenti delle prossime settimane, sempre che nessuno dei due candidati non faccia un passo indietro e si arrivi ad una sintesi unitaria. Scenario, al momento, ritenuto altamente improbabile.

DEMOCRAZIA E LAVORO CON COLLA

Dalla parte di Colla anche l’area sindacale “Democrazia e Lavoro”, o quel che ne resta: “ammaccata” da forti lacerazioni interne che hanno provocato la fuoriuscita di diversi esponenti di spicco, l’area sindacale avrebbe stretto un accordo con Colla, ottenendo in cambio delle garanzie politiche e di pluralismo organizzativo. Dovrebbe avere spazio nel prossimo direttivo nazionale, che però subirà una drastica riduzione, con almeno tre posti: prevista la riconferma del milanese Nicola Nicolosi e della bolognese Micol Tuzi. Ma potrebbe esserci spazio anche per Adriano Sgrò.L’accordo tra l’area sindacale e lo Spi, invece, secondo i rumors, prevederebbe, anche qui il condizionale è d’obbligo, il riconoscimento di una presenza tra il 9 e l’11 per cento di rappresentanti di Democrazia e Lavoro negli organismi del sindacato pensionati.

L’AFFAIRE TAV

La sintonia politica tra Colla e Democrazia e Lavoro è talmente forte che l’area sindacale sembra aver alleggerito le posizioni su dei suoi cavalli di battaglia, la lotta contro le grandi opere e in particolare la Tav di cui Colla è un convinto sostenitore. A giudicare da un post condiviso su Facebook, le posizioni di Democrazia e Lavoro sulla Tav sembrerebbero meno intransigenti di un tempo, e comunque diverse da quelle che pubblicava  sul sito dei No Tav. Posizioni che potrebbero determinare nuove frane interne in Democrazia e Lavoro, soprattutto a Torino e nel Piemonte.

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notav

 

Fortebraccio

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