Il piano della Lega per far fuori la Cgil

“Di questo governo crediamo fortemente nella Lega, è una componente importante, qui non si tratta di regionalità ma di risposte vere ai cittadini”. Parole di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, pronunciate ieri durante l’assemblea dell’associazione a Breganze.

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Una  corrispondenza di amorosi sensi che, ve ne fosse bisogno, non fa che confermare la sintonia ideologica tra il leader del Carroccio, Matteo Salvini, e il numero uno degli industriali. Già in sede di Def, la Lega ha mostrato grande sensibilità per le istanze del mondo imprenditoriale. E la Flat tax e i condoni non sono altro che la manifestazione più visibile delle affinità strategiche tra la componente liberista del governo Gialloverde e Viale dell’Astronomia.

PAROLA D’ORDINE: FAR FUORI IL SINDACATO

Ma l’obiettivo su cui la convergenza Lega-Confindustria riesce a trovare la sua sintesi più incisiva è la sterilizzazione del sindacato conflittuale, della Cgil, in piena continuità con il governo Renzi che già aveva tentato l’assalto ai corpi intermedi. Ma se quella di Renzi, al netto di alcuni provvedimenti, come la riduzione dei distacchi sindacali e i tagli alle risorse dei patronati, era più una battaglia culturale – basata sulla denigrazione – di affermazione del paradigma della disintermediazione (celebre la foto della sala verde in bianco e nero o le battute sugli i-Phone a gettoni), la Lega va oltre e piazza una mina dagli effetti potenzialmente devastanti sotto l’edificio della rappresentanza sindacale.

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Incontro Renzi-sindacati in Sala Verde (Foto di Filippo Sensi)

L’ABOLIZIONE DELLE TRATTENUTE SINDACALI

Il 3 aprile 2018, ad un mese esatto dalle elezioni, la Lega deposita una proposta di legge, prima firmataria Silvana Comaroli (ma tra i frimatari vi è pure il vice di Salvini al ministero dell’Interno, Nicola Molteni), che prevede, all’articolo 5, il divieto di ogni forma di trattenuta sindacale,  e il divieto, per l’Inps, di continuare ad effettuare, come previsto dalla legge 311 del 1973, “il servizio di esazione dei contributi associativi dovuti dagli iscritti, nonche’ dei contributi per assistenza contrattuale che siano stabiliti dai contratti di lavoro”

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La proposta di legge che abolisce la legge n. 311 del 4 giugno 1973, è al vaglio delle commissioni Bilancio, Lavoro e Affari Costituzionali della Camera e presto potrebbe approdare in aula. Laddove approvata, sarebbe un colpo fatale per le organizzazioni sindacali, per le categorie degli attivi ma anche per i pensionati poiché, da quel momento, le quote associative potrebbero avvenire soltanto attraverso versamento volontario. Per un sindacato che vive prevalentemente di deleghe e trattenute sarebbe un autentico disastro.

La proposta di legge era già stata presentata da Silvana Comaroli, all’epoca senatrice, nel corso dell’ultima legislatura, ma era rimasta nei cassetti del Senato. Il rischio che stavolta possa ottenere l’ok in aula è concreto anche se non sembra entusiasmare più di tanto il Movimento 5 Stelle che preferisce, almeno per il momento, proseguire sulla “linea Ilva” e mantenere un profilo di non belligeranza con il sindacato.

Fortebraccio

Un pensiero riguardo “Il piano della Lega per far fuori la Cgil

  1. Classi prassi Fascista, il Dominio Totalitario sul Popolo, si ottiene soltanto togliendo di mezzo ogni e qualsiasi tipo di intermediario possibile, il quale attraverso suoi rappresentanti accreditati o meno, possa costituire intralcio al completamento del disegno Eversivo!

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