Salvate il soldato Gino

E’ uno degli uomini chiave nella scacchiera congressuale. Luigi Giove, per i compagni Gino, ex operaio di origini pugliesi trapiantato a Reggio Emilia, è oggi il numero uno della potentissima Cgil emiliana che, assieme a Lazio, Umbria e in parte il Piemonte ingrosserebbero le fila delle regioni non fedeli alla linea di Susanna Camusso sul profilo del successore. Si dice che quando Gino fu eletto segretario dell’Emilia Romagna, il primo ad abbracciarlo, visibilmente commosso, fu il suo predecessore, Vicenzo Colla, attuale competitor di Maurizio Landini per la carica di segretario generale. A Colla, lo unisce una grande simpatia umana e una ancora più forte sintonia politica. Entrambi, sono l’espressione più autentica del “modello emiliano”, della concertazione e del pragmatismo rivendicativo.

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Tre giorni fa, dalle colonne del Corriere (edizione bolognese), Giove ha ribadito implicitamente la propensione a sostenere Colla nella battaglia congressuale: “Il prossimo segretario generale”, ha commentato, “non potrà essere un solo uomo al comando. Sarà l’assemblea ad eleggere un funzionario alternativo all’attuale modello leaderistico che fa l’occhiolino al popolo.” L’uomo solo al comando, per esclusione, non essendo Colla – che lui sostiene – dovrebbe essere Landini (ma anche qui il condizionale è d’obbligo), colpevole, secondo qualcuno, del grave “reato” di consenso popolare. E sempre nella stessa intervista al “Corriere”, Giove ha voluto ricordare che “la nostra è stata la prima regione a mobilitarsi contro il Jobs Act, è lì che è partito lo scontro con il Pd di Renzi. Se manteniamo il giusto grado di autonomia dalla politica e salde le nostre convinzioni, il nostro segretario verrà di conseguenza”. Autonomia dalla politica che in Emilia Romagna deve fare i conti con un rapporto stretto e proficuo con le istituzioni regionali a guida Pd. Giove sembra vicinissimo al presidente Stefano Bonaccini, già sostenitore di Matteo Renzi alle primarie del 2013, di cui spesso retwitta le bordate contro il governo gialloverde.

Ma l’Emilia Romagna, regione che assieme alla Lombardia esprime il maggior numero di delegati al congresso nazionale, non sembra essere schierata monoliticamente sulla (al momento non ufficiale) linea pro-Colla del suo segretario. Che del resto, non essendo un uomo solo al comando, consente e favorisce il pluralismo delle posizioni. Ed è così che in territori come Bologna, Reggio Emilia, Rimini e Imola, comincia a levarsi più di una voce a favore di Landini, un’ideale “Linea Maginot” che, secondo qualcuno, spacca la regione esattamente in due. Una matassa difficile da districare persino per Gino Giove, considerato da tutti, e a ragione, “dirigente serio e competente”. Un problema di difficile soluzione si presenta per Gino Giove, se davvero nessuno dei due candidati farà passi indietro. Una situazione in cui avrebbe preferito, come tanti, non trovarsi. Ma vedremo molto presto. Forse già domani, quando Susanna Camusso farà la proposta di nome (o cumunque di profilo) del prossimo segretario generale.

Fortebraccio

 

 

Un pensiero riguardo “Salvate il soldato Gino

  1. Fortebraccio, quello vero di cui l’anonimo scrivano ruba pateticamente lo pseudonimo, si starà rivoltando nella tomba. A forza di spinte anonime e più o meno mascherate, magari Landini farà davvero il segretario: ma che miseria, caro Maurizio.

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