L’ultima carta dei “falchi” per “affondare” la candidatura di Landini

L’area oltranzista dello schieramento anti-Camusso non ci sta e vede come fumo negli occhi ogni tentativo di ricomposizione unitaria attorno alla candidatura di Maurizio Landini: “Non c’è alcuna ricomposizione”, va scrivendo qualche “pasdaran” di livello dello Spi Lombardia a commento di un articolo di questo blog, “e chi parla di ricomposizione scambia i propri desideri con la realtà”. La realtà è che tanti dirigenti della “destra” interna cominciano a riflettere sull’inopportunità di trasformare il direttivo nazionale del 27 ottobre in un Vietnam. Il rischio di uno scontro frontale con Camusso, magari con la presentazione di un ordine del giorno che preveda l’istituzione di una commissione dei saggi, è di uscirne comunque malissimo: “Se anche andasse bene saremmo visti come i truci burocrati che hanno affossato Landini con una manovra di palazzo”. Anche perché, la cosiddetta “base”, è in “ebollizione”, e qualcuno già starebbe pensando ad una campagna stile “Not in my name”.

E allora tornerebbe a farsi strada una vecchia idea, “concepita”, parrebbe, durante la riunione dei frondisti” (per la cverità anche prima) che si è tenuta sabato scorso in via dei Frentani, una sorta di “Lodo Ghiselli”, dal nome del membro di segreteria che per primo l’avrebbe ipotizzata ponendo rilievi di metodo sulla candidatura Landini, una exit strategy che, a dire di qualcuno, tirerebbe l’organizzazione fuori dall’impasse: la terza candidatura. Girerebbero (sottolineamo il condizionale) anche delle proposte di nome, come quello di Massimo Bonini ma non solo. Bonini è il segretario della Camera del Lavoro di Milano, originariamente camussiano e oggi molto sensibile alle istanze della “destra” interna e per nulla entusiasta della candidatura di Landini. Non sarebbe però scontata una eventuale disponibilità di Bonini.

Una soluzione chea, se confermata, porrebbe però non pochi nodi politici. Il primo: chiedere il ritiro delle due candidature, compresa quella eventuale di Colla finora presentata come miglior proposta possibile della “destra”, potrebbe far emergere la strumentalità dell’operazione. “Ma come?”, si starebbe chiedendo qualcuno, “Colla non era la migliore sintesi sul campo? E la si liquida così? E allora se uno vale l’altro, tanto vale fare il segretario a sorteggio”.

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Comincia a farsi strada il retropensiero che il vero obiettivo dei “frondisti” non sia fare eleggere Colla ma non fare eleggere Landini. Chiunque va bene, insomma, purché non sia Landini. E il violento “vade retro Landini” dei renziani, lanciato nei giorni scorsi dalle colonne di “Democratica” non fa che complicare le cose. Già. Perché c’è una domanda che ancora non ha trovato risposta. Perché Landini non va bene? E in effetti, nessuno ha ancora motivato politicamente l’avversione nei confronti dell’ex segretario Fiom, al di là delle eteree allusioni sul suo presunto populismo.

Grande è la confusione sotto il cielo dei “frondisti”.

Fortebraccio News

Un pensiero riguardo “L’ultima carta dei “falchi” per “affondare” la candidatura di Landini

  1. C’è solo d’augurarsi che la CGIL dia una risposta forte e unitaria e che il nuovo generale sia adeguato allo scontro durissimo che saremo costretti a sostenere contro questo governo di fantocci populisti ultra reazionari

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