Landini candidato, i “malpancisti” sul piede di guerra. Sabato il direttivo

Tre lettere, pubblicate in sequenza a distanza di poche ore l’una dall’altra, riaccendono sul web il dibattito congressuale in casa Cgil, a dispetto degli appelli lanciati – anche –  da importanti esponenti dell’area “migliorista” a non “fare il congresso sui social”.

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A rompere la tregua – apparente – degli ultimi giorni, alla vigilia del direttivo nazionale fissato per sabato in cui si discuterà la proposta della segretaria generale Susanna Camusso per la successione, è stato Emilio Miceli, segretario generale della Filctem (la categoria dei chimici) e autorevole esponente dell’area “migliorista”, che sul “Diario del Lavoro” elenca quelli che, a suo parere, sono stati gli errori  nella designazione di Maurizio Landini.”I giornali e i giornalisti”, esordisce Miceli, “fanno il proprio mestiere riportando sostanzialmente il clima, non sereno, che si respira dentro la CGIL. Non mi lamenterei troppo di questo. Tra qualche mese cambierà il segretario del più grande corpo sociale del paese. Riguarda tutti e non solo i dirigenti della Cgil. Forse sono proprio i “social”, com’è un po’ nella loro natura, a darne una rappresentazione a tratti caricaturale. In fondo è giusto così: che il dibattito sia aperto ma leale e che la CGIL possa essere “contendibile”, ovviamente dentro il quadro delle regole che ci siamo dati.” Poi continua: “Non era mai successo che la proposta del nuovo segretario generale piombasse “dentro” il congresso senza i crismi di un vasto consenso. Mentre si discute e si approva, a maggioranza larga peraltro, il documento dal titolo “il lavoro è”. Il documento diventa obiettivamente poco credibile. Due candidati dello stesso documento in mezzo alla stagione congressuale, inutile dirlo, indeboliscono un impianto che è solido e largamente condiviso. È stato un errore politico perché è cambiata di fatto la natura del congresso e questo non credo sia giusto. Così come, dopo il Direttivo del 27 ottobre, temo la vicenda congressuale cambierà ancora. Non lo auspico certamente”.

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A Miceli, fa eco Nicola Nicolosi, rappresentante dell’area sindacale Democrazia e Lavoro e “malpancista” della prima ora, che con una nota apparsa su Facebook, a proposito della designazione di Landini, parla senza mezzi termini di “strappo” e di “forzatura dello Statuto”:  “La presa di posizione”, osserva Nicolosi, “è stata assunta a maggioranza nella Segreteria Cgil svoltasi l’8 ottobre, e si è comprensibilmente aperto un dibattito sulla scelta operata dal Segretario, definita più o meno giusta. Ma io vorrei, in primo luogo, compiere un passo indietro di natura metodologica, tanto per cominciare, ben sapendo che il metodo è esso stesso merito: ritengo che siano state operate forzature di varia natura, avendo tutti noi assistito al compimento di scelte al di fuori della competenza della Segreteria. Lo Statuto della nostra organizzazione ha consegnato criteri e indicazioni per individuare il Segretario generale ad altri organismi dirigenti, ossia al Direttivo e all’Assemblea generale della Cgil. Quello compiuto dalla Segreteria l’8 ottobre, indicando un nome per la successione, rappresenta dunque uno strappo, una forzatura allo Statuto.”

Ancora sul “Diario del Lavoro”, a firma di Fabrizio Tola, dirigente Slc, compare una “lettera aperta a Susanna Camusso” che contiene un pesante “atto di accusa” nei confronti di Maurizio Landini e più in generale della Fiom: “Un bilancio sindacale disastroso. Nella Cgil di Lama e Trentin, per la metà di questi disastri, il gruppo dirigente (della Fiom ndr) sarebbe stato azzerato. Era la Fiom del povero Sabatini e di Rinaldini, ma anche di Landini, sempre dalla stessa parte, senza mai un dubbio. Il loro erede e interprete naturale. Infatti, con la stessa modalità e approccio sindacale, appena eletto Segretario Generale, non solo porta la Fiom alla sconfitta in Fiat, ma sbatte la porta in faccia, al valore più alto che appartiene ai sindacalisti della Cgil dai tempi di Di Vittorio”, scrive Tola. Che poi aggiunge: “Ciò che ritengo grave nella tua proposta, non sta nel nome che hai fatto. Sta nel messaggio che vuoi lanciare: “ non c’è bisogno di un sindacalista in grado di costruire alleanze nel paese, nella società, per rilanciare il valore del lavoro, che non sia divisivo e inutilmente conflittuale, NO, oggi nell’epoca di Di Maio e Salvini, abbiamo bisogno di un segretario che rimane simpatico nei talk show “ (non ha importanza se ha passato una vita a distinguersi, chiuso nel proprio fortino, se ha perso quasi tutte le battaglie, penalizzando i lavoratori, importante è che negli ultimi tempi abbia cambiato un po’ il tono)”.

Toni accesi, roventi, un’escalation di esternazioni destinate a crescere nei prossimi giorni, con l’approssimarsi del direttivo nazionale. Forse schermaglie tattiche, o forse vere e proprie “dichiarazioni di guerra” che preludono “alla conta”? Vedremo.

Sul fronte pro Camusso, intanto, si respira ottimismo. “Ce la facciamo”, è il mantra che gira tra i sostenitori della candidatura Landini. E in effetti, in questi ultimi giorni, sembra si stia “stringendo”, come si sice in gergo, su molti territori finora incerti. Da Cuneo, dove si è tenuto il congresso provinciale che ha riconfermato Davide Masera segretario generale, è arrivato infine, un altro endorsement per Landini.

Fortebraccio News

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