I giorni più lunghi di Ivan il mediano

Da buon sindacalista della vecchia scuola, quella del “corpo a corpo”col “padrone” della fabbrica, del quadro operaio che diffonde “l’Unità” negli opifici del nord industriale (attività che gli costerà pure qualche ritorsione), Ivan Pedretti sa che nella trattativa, nello “scontro”, nella mediazione, la capacità di un dirigente, la sua qualità più grande, consiste nel  prevedere il “punto di caduta”. Sa che, in tutta la vicenda della successione a Susanna Camusso, il rischio è che la partita possa chiudersi con un esito Lose-Lose (direbbero gli inglesi), il rischio è, cioè, quello di perdere anche se vinci.

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La rappresentazione che qualche volta – anche sui social – si fa di Pedretti, non fa giustizia della complessità del dirigente. Pedretti, a differenza di quelli che al direttivo nazionale – stando al resoconto riportato da Desk – avrebbero “assaltato” il tavolo della presidenza lanciando invettive contro la segretaria generale, è in fin dei conti un peacekeeper, uno che mai arriva al punto di rottura quando c’è in gioco la tenuta dell’organizzazione. Lo ha dimostrato in occasione dell’ultimo direttivo nazionale, dove ha svolto, si dice, il ruolo di pontiere. Ma lo ha dimostrato anche in occasione del direttivo dedicato al bilancio, frenando la furia di qualche “falco”.

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Nelle ultime settimane, Pedretti ha girato per congressi. Ha raccolto gli umori della cosiddetta “base” e su Facebook ha più volte richiamato l’esigenza storica dell’unità dell’organizzazione. Pedretti sente le fibrillazioni che agitano il corpo del sindacato pensionati e che, come nel caso di Pescara, si vanno palesando in modo sempre più plateale. E questa “moral suasion” dal basso, queste pulsioni di base, Pedretti le ha dovute via via “incorporare” (obtorto collo? Forse) in una sintesi aggiornata che oggi lo colloca nello spazio mediano delle “colombe”. La stessa proposta dell’istituzione della commissione dei saggi sembra aver esaurito la sua spinta tattica. Così come il passo indietro sull’ordine del giorno segnala – nel caso di Pedretti – la volontà di non valicare il Rubicone della rottura definitiva, del punto di non ritorno. Responsabilmente, va riconosciuto. Forse, infine, ma questo può dirlo solo lui, la presa d’atto che – avrebbe detto Lenin – i fatti sono ostinati e testardi. Domenica si terrà la seconda sessione del direttivo nazionale. Sei giorni di riflessione e di ricerca di mediazione per Ivan il mediano, forse tra i più lunghi e difficili della sua carriera sindacale.

Forsebraccio News

 

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