Le due giornate di Milano

Il congresso di Milano si è concluso. Rimangono gli echi di una due giorni che ha un po’ il sapore della storia per la Cgil: gli articoli, le testimonianze, le foto, i video, gli interventi dei delegati, i flashmob, il “blitz” di Susanna Camusso, le conclusioni di Maurizio Landini e infine la rielezione del segretario uscente, Massimo Bonini, rimbombano dall’altro ieri – ininterrottamente – sui social e sulla stampa. Tanti simpatizzanti o militanti o dirigenti, stanno inondando i social, stanno partecipando al dibattito che si è sviluppato attorno all’evento. Questo stesso blog sta registrando statistiche impressionanti nei post dedicati al congresso di Milano.

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A Milano, Landini ha accettato la candidatura aprendo di fatto una fase nuova nella storia del sindacato, perché non è il semplice avvicendamento di un segretario generale, ma è un cambio di paradigma, di modello, di visione.

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Gli storici del sindacato, un giorno, potranno forse chiamarle “Le due giornate di Milano”, lo snodo storico di un sindacato che con i piedi ben poggiati sui “giganti” della sua storia, guarda – senza dogmi, reinterpretando l’auctoritas – alle imponenti sfide della postmodernità, alla crisi stessa del concetto di comunità (e di “moltitudine”), all’insorgere delle nuove solitudini e delle nuove diseguaglianze, all’automazione senza controllo. Un sindacato del noi,  lo chiama Cristian Sesena, che si doti di nuovi attrezzi – della contrattazione inclusiva, del delegato sociale, del sindacato mobile – ma anche di nuove chiavi di lettura della società, che sappia – come scrive Salvo Leonardi in una bella riflessione sul Diario del Lavoro – interpretare, intercettare, incarnare lo zeitgest, lo spirito dei tempi. Temi presenti in tutti gli interventi dei delegati milanesi. E anche nella relazione di Bonini e nelle conclusioni di Landini.

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Il congresso di Milano si è chiuso con uno scatto molto bello del “Corriere della Sera”. Maurizio Landini e Massimo Bonini, che sorridono, scherzano, rilassati al tavolo della presidenza. E’ più di una foto. E’ l’immagine di due generazioni di sindacalisti, ma anche di due visioni, che, pur conflittualmente, provano ad arrivare a sintesi. Collettivamente. E’ anche l’immagine di quell’umanità, di quel volersi bene – come dice Susanna Camusso – che, pur nelle differenze, deve essere – o tornare ad essere – la vera cifra di quella grande comunità che è il sindacato.

Gli 82 secondi più belli del discorso di Landini a Milano

Fortebraccio News

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