Caso Mora, è boom di firme contro il “fattaccio” di Reggio Emilia: “Siamo arrabbiati, vogliamo chiarezza”

A dieci giorni da quer pasticciaccio brutto de Reggio Emilia, il caso del segretario uscente Guido Mora, bocciato dal voto segreto di 75 componenti dell’assemblea generale, continua a tenere banco. In sintesi: il candidato segretario Guido Mora, in teoria sostenuto da tutto il gruppo dirigente, non ha ottenuto la maggioranza dei voti dell’assemblea generale. Un caso senza precedenti nella storia della Camera del Lavoro di Reggio Emilia, tra le più importanti d’Italia, che ha gettato la Cgil locale in una complicatissima situazione di impasse. Anche perché nel frattempo, le parole di condanna verso quelli che sono stati definiti i nuovi “101”, con riferimento al precedente dei franchi tiratori che hanno affossato Romano Prodi nella sua corsa alla presidenza della Repubblica, non si contano più. Gianni Rinaldini, storico esponente della Fiom, non le ha mandate a dire: “Disonesti e irresponsabili”. Toni più pacati, ma altrettanto duri, anche quelli di Gianfranco Riccò, già segretario della Camera del Lavoro: ” “Viene scossa la credibilità agli occhi di tanti iscritti, non credo succederà una catastrofe, ma non è stata una bella dimostrazione del gruppo dirigente”, ha detto. A difesa dei 77 si sono invece schierati Vittorio Venezia, segretario dei chimici e Vittorio Villirillo, segretario dei bancari secondo cui “l’incertezza sul risultato del voto era nota, non c’era nessun accordo. Basta caccia alle streghe”.

Boom di firme

Nel frattempo è partito un appello, firmato da circa duecento Rsu (le rappresentanze sindacali) di oltre 100 aziende del territorio, da centinaia di iscritti, lavoratori e pensionati che dietro la parola d’ordine #NonInMioNome, hanno scritto una lettera aperta “perché ci sentiamo sconcertati e arrabbiati e rivendichiamo un diritto che ci è stato negato: quello di conoscere, di partecipare in modo consapevole e di poter decidere sulle scelte che il nostro sindacato compie. Vogliamo sapere perché l’atto più importante di un Congresso territoriale, cioè l’elezione del Segretario Generale della Camera del Lavoro, si è conclusa con un voto a maggioranza contrario senza che la cosa sia mai stata trattata o esplicitata in alcuna assemblea di base, congresso di categoria, né nella due giorni al Teatro Ariosto”.

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E ancora: “Chi ha dato mandato a questi 75 delegati all’Assemblea Generale di votare contro Guido Mora e perché?”, chiedono i firmatari dell’appello. “Quando mai è stato detto agli iscritti e ai delegati nelle varie fasi del Congresso che il problema era destituire il Segretario generale? Quale segretario di categoria è stato eletto sulla base di questa affermazione? Quando, chi, in quale luogo formale del Congresso è stata fatta una discussione su questo? E di conseguenza, quale considerazione si ha degli iscritti che per mesi partecipano al Congresso se nei fatti li si rende impossibilitati a scegliere e a determinare il quadro complessivo? Perché in nessuna delegazione di categoria presente al Congresso è stata discussa la questione? Perché nemmeno i segretari regionali e nazionali presenti che hanno avanzato la proposta erano informati di questa volontà? Se il Congresso è in mano solo a funzionari e dirigenti che decidono“sotto banco” e non alla luce del sole condividendo le proprie scelte con la base allora gli iscritti a che cosa servono – Cosa dobbiamo spiegare ai nostri colleghi e colleghe, ai nostri compagni e compagne, che spesso riconoscono noi come sindacato nel luogo di lavoro e/o nella lega?”

Qui il testo dell’appello e l’elenco dei firmatari

Le segreterie nazionale e regionale della Cgil hanno nominato reggente Ramona Campari, presidente del Congresso che dovrà gestire la fase di interregno e riportare a normalità la Camera del Lavoro: “Si è avviato positivamente”, scrivono Cgil regionale e nazionale, “un percorso di riflessione e confronto che proseguirà in tempi congrui con ulteriori passaggi di approfondimento- si legge nel comunicato – La gestione ordinaria della Camera del Lavoro Territoriale di Reggio Emilia è affidata, e garantita, secondo quanto prevede lo Statuto della Cgil, alla Presidente del Congresso, Ramona Campari”.

Fortebraccio News

3 pensieri riguardo “Caso Mora, è boom di firme contro il “fattaccio” di Reggio Emilia: “Siamo arrabbiati, vogliamo chiarezza”

  1. Non possiamo mica eleggere i segretari con le firme e non sono gli iscritti che eleggono i segretari. Poi i delegati al congresso sono in larga maggioranza rappresentanti di base e non apparato.
    In conclusione se il voto segreto esiste la ragione sta nel fatto che cosi siamo piů liberi. Se il voto non coincide con le attese e se non si sono manifestati i dissensi, evidentemente ci sono timori nell’esplicitare il proprio dissenso che il segretario uscente avrebbe dovuto capire pena la giusta bocciatura.

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  2. Il commento della redazione sulla raccolta di firme non entra nel merito, come se non conoscesse i meccanismi elettorali. Si lascia correre sulle regole come nulla fosse. Altre volte la stessa redazione o redattore si mostra assai competente e giudica. In ogni caso il voto é libero. non è soggetto a confronti in alcuna delegazione di categoria ed è bene che sia segreto. In ogni caso altre volte si sono verificati analoghi risultati a sorpresa. Non vedo lo scandalo. Ha ragione Angela non siamo un movimento a ispirazione presidenziale.

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