Landini punzecchia Landini

Una relazione lunga 28 (ventotto) pagine, che equivale ad un’ora e passa di discorso, poco più lungo di quello tenuto da Lenin alla Stazione Finlandia dopo il lungo esilio, alla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre. Ma qui, però, compagni, non c’è mica da assaltare il Palazzo d’Inverno. Qui c’è da aprire ogni mattina la serranda a rotolo, la saracinesca (pardon, la Cler) perché “quando tiriamo su la Cler, tiriamo su i diritti”, dice Stefano Landini (non è parente di Maurizio), segretario dei pensionati lombardi, nella sua relazione introduttiva al congresso dello Spi Lombardia. Roba fattiva, determinazione meneghina, insomma, poche chiacchiere e pedalare, verrebbe da dire.

SEGUI FORTEBRACCIO SU FACEBOOK

Otto pagine dedicate alle grandi questioni geopolitiche, dal blocco di Visegrad, allo spirito di Ventotene, la Grecia di Tsipras, Trump, la Brexit e poi tante, tante citazioni, come se piovesse. Stefano Landini parte con Pasolini,  sorvola Claudio Napoleoni e atterra su Gianni Cuperlo (e vabbè). Con Massimo D’Alema, l’ottima Luciana Castellina e Maurizio Martina, assieme a Ivan Pedretti, Landini (Stefano) affronterà, invece, anche il tema di come ricostruire la sinistra nel Paese: “Con calma, però, senza nessuna fretta di vedere come va a finire”, precisa il segretario Spi della Lombardia nella relazione.

dalema.jpg

Segue poi la lista dei problemi, un cahier de doléances, ci sia consentito   ma questa è una valutazione del blog – tutto centrato sulla gestione dell’esistente, difensivo, poche proposte, poco slancio programmatico, poco futuro. E’ questo, forse, il vero limite politico della relazione di Landini (Stefano). Parla pure dei pensionati, di quota 100, della sanità e della condizione degli anziani. Per poi passare alle vicende interne, al congresso, alla successione. E qui cede per un attimo al sarcasmo: “pare che essere saldatore oggi sia un titolo che apre una prospettiva in Cgil”. Il riferimento è all’altro Landini, Maurizio, ex saldatore, oggi candidato alla segreteria della Cgil.

congressospi

Ma torna subito austero, Landini (Stefano). “Non siamo ancora degenerati – dice il segretario –  né nella Casaleggio&associati e neppure abbiamo deciso di indire delle primarie, che non sono nel consolidato di regole, che non sono state scritte oggi, che presidiano la nostra democrazia interna. Non ci sono candidati del popolo contro le burocrazie”. Il candidato del popolo, a occhio, dovrebbe essere ancora Landini (Maurizio). E ancora, “il direttivo nazionale stesso (di domenica 11 novembre, ndr) è apparso – più che come un luogo deputato alla direzione – il luogo di una conta precostituita”. E tuttavia, ammette Stefano Landini “l’esito del direttivo di domenica e la votazione quasi unanime dell’odg che sancisce la titolarità di una candidatura, l’eventuale legittimità di altre e la sede deputata a votare il segretario generale, apre uno spazio di lavoro comune”. Ricordiamo che i pensionati sono usciti dalla sala durante il voto sull’ordine del giorno dell’11 novembre.

La relazione integrale di Stefano Landini

Ma sia chiaro, però, puntualizza Stefano Landini, “che più di un compagno o di una compagna può diventare una risorsa utile per l’organizzazione. Non siamo ridotti a una unica possibilità. Questo vale a Roma e in Lombardia”. E se alla fine “il nostro accorato appello all’unità dovesse andare inevaso e si presentassero più candidature, credo che lo Spi non potrebbe chiedere asilo politico a San Marino. Occorrerà compiere una scelta, forti della consolazione, non certo secondaria, che c’è una piena legittimità nelle diverse candidature, se ci saranno”. In lingua pensionatese potrebbe significare che se si candidasse Vincenzo Colla, lo Spi potrebbe votare per lui.

landinistef.jpg

Concetto indirettamente espresso nelle conclusioni da Ivan Pedretti, segretario nazionale dello Spi: “Io non ho mai diviso la Cgil – conclude Pedretti – ho sostenuto l’entrata di Landini in segreteria nazionale, ma sono perché i segretari vengano eletti dagli organismi preposti e non sulla base della loro popolarità. Un gruppo dirigente deve avere la responsabilità di orientare anche la base”. Il problema è che la base sembrerebbe già abbastanza orientata. Ma nella direzione opposta a quella caldeggiata  da Pedretti e Landini (Stefano). A meno che non si decida una volta per tutte di nominare una nuova base.

Fortebraccio News

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...