Con un groppo in gola

Ha un groppo in gola, Elena Lattuada, segretaria regionale della Lombardia, quando, al finire della relazione introduttiva che aprirà formalmente i lavori congressuali della Cgil lombarda, decide di pronunciare apertamente, senza prudenze tattiche, senza ambiguità, a viso aperto, assumendosene con coraggio le responsabilità, parole di chiarezza sul futuro della Cgil. La diretta di Articolo 1, restituisce la tensione emotiva di quei pochi secondi. Come se quelle parole le rimbombassero dentro, prima di essere liberate, sibilate con nettezza. La segretaria è emozionata, il suo discorso valica il recinto della retorica istituzionale e del ruolo, e si fa umano: “Per quel che mi riguarda condivido la proposta avanzata dalla maggioranza dalla segreteria confederale di indicare Maurizio Landini a segretario generale della Cgil. Sono state molte le ragioni politiche che mi hanno diviso in passato da Maurizio Landini e Maurizio lo sa bene. Oggi credo che quelle distanze siano venute meno. “.

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Parole che pesano tonnellate, che potrebbero pure scontentare qualcuno, ma che vengono accolte con un grande applauso delle centinaia di delegati. Non da tutti certo, non da chi, legittimamente, non sostiene quell’orientamento, ma che comunque non può che apprezzare quell’atto di onestà intellettuale che è la prima qualità di ogni buon dirigente. Poteva scegliere di non dirle, poteva ricorrere a quache formula bizantina, sorvolare, fingersi indifferente, ma in fondo vivere vuol dire essere partigiani. Elena Lattuada, comunque, aggiunge che tutte le altre eventuali candidature sono legittime, come sancito anche dall’ultimo ordine del giorno del direttivo nazionale e chiunque sarà il prossimo segretario generale sarà il suo segretario.

Ad aprire la giornata un monumento vivente del sindacato, Antonio Pizzinato, ex segretario generale della Cgil. Inizia a parlare e dalla platea si alza per lui un grande e affettuoso applauso. Subito dopo, gli attori Elisabetta Vergani e Lorenzo Frediani leggono i brani della Costituzione e di Liliana Segre, Giuseppe Di Vittorio, Etty Hillesum, James Baldwin, Don Milani, Lea Garofalo e Giulio Regeni. Intorno alle 16 arriva Susanna Camusso cui spetteranno le – attesissime – conclusioni del congresso regionale più importante, assieme a quello dell’Emilia Romagna, quello che esprimerà il maggior numero di delegati per il congresso nazionale di Bari. A lei, alla segretaria generale della Cgil, Elena Lattuada dedica un saluto che è allo stesso tempo un riconoscimento ma anche un messaggio al segretario che verrà: “Voglio salutare Susanna Camusso che in questi otto difficili anni della sua gestione ha sempre anteposto il Noi all’Io. Ha sempre scelto, lo so anche per esperienza personale, prima di tutto l’unità della Cgil e la rappresentanza plurale, prima di tutto quella tra donne e uomini. Questo è il messaggio più forte che voglio lanciare al nuovo segretario generale, chiunque verrà eletto”.

Qui una sintesi della relazione.

Fortebraccio News

5 pensieri riguardo “Con un groppo in gola

  1. Ormai abbiamo inaugurato un nuovo sistema per indicare i segretari generali! una specie di primarie autogestite, ma riservate a pochi. Tanto vale farle sul serio, magari tipo 5 stelle in modo che gli iscritti senza scomodarsi votano da casa. In più nel caso del candidato Landini che per anni e anni è stato protagonista di divisioni, (altro che saldatore), sarebbe utile capire se scherzava o se faceva sul serio. Come pure Camusso dovrebbe fare una profonda autocritica per l’avversione totale per le posizioni del suo attuale candidato. Anche perché non risulta che Landini abbia in alcun modo corretto o rivisto le sue posizioni largamente minoritarie in tutti i congressi. Delle due una o sbagliava Landini con gli altri che la pensavano come lui o sbagliava Camusso e la maggioranza della CGIL.
    Ai posteri…

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    1. Se la CGIL fosse una chiesa, come quella cattolica, l’infallibilità sarebbe riservata solo ai segretari generali come è riconosciuta ai papi, ovviamente solo dopo la loro elezione alla massima carica. Ma la CGIL non è una chiesa e i suoi segretari generali hanno sbagliato in passato e probabilmente sbaglieranno anche in futuro, indipendentemente dai nomi.
      Oppure si pensa in ossequio di una visione fideistica di mitizzare il passato privando le lavoratrici e i lavoratori del senso critico necessario, indispensabile direi, per la loro emancipazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Se non vogliamo limitarci a fare la raccolta delle figurine da album, come fanno i miei nipoti, smettiamola con le personalizzazioni e discutiamo delle scelte politiche, delle analisi fatte che hanno portato a quelle scelte, dei risultati raggiunti o non raggiunti, delle battaglie vinte ma soprattutto di quelle perse perchè “gli eserciti dalle sconfitte imparano molto”. E ricordiamoci sempre che è meglio una lotta disperata che una disperazione senza lotta, o come diceva mia nonna “cgi non risica non rosica”.

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    1. Ma secondo gli esegeti dello Statuto della CGIL e dei cultori delle regole, con la R maiuscola, non doveva essere l’assemblea generale a scegliere il segretario, e il segretario a sua volta proporre all’assemblea la segreteria a cui attribuire la varie deleghe?
      Sembra che al Congresso della Lombardia l’accordo tra le varie “anime” che si agitano in vista del congresso nazionale sia stato raggiunto. Elena sarà confermata Segretaria generale fino al completamento del suo doppio mandato, come è logico che sia e come avviene normalmente in CGIL, salvo imboscate e regolamenti dei conti che al voto segreto sono già successi. Il ruolo di responsabile organizzativo dovrebbe ricadere sulle spalle di Giovanni Gazzoli, 40enne bresciano di Lovere ed ex segretario della Valcamonica, gradito anche a Landini il Secondo, esponente di spicco dello SPI, dove prima o poi approdano tutti i dirigenti della CGIL.
      E le REGOLE tanto invocate e reclamate? Come sanno tutti i sindacalisti gli accordi sono dei compromessi spesso fatti a tavolino, in una stagione storica che vede l’assenza di lotte generalizzate. Basta che la propensione ai compromessi fatti SOTTO il tavolino in ambito interno non venga metabolizzata e traslata anche nelle relazioni industriali, rinunciando anche quando è necessario e possibile al ricorso ai rapporti di forza.
      D’altra parte si diceva una volta UNITI SI VINCE, perchè la capacità e l’esperienza contano molto ma senza la forza lasciano il tempo che trovano.

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