La solitudine

La solitudine è stato il tema dominante del congresso fino a qui, la solitudine non come categoria psicanalitica ma come condizione prevalente del mondo del lavoro e, di conseguenza, degli spazi della vita. Il tema della solitudine è affiorato in tutti i congressi e in tutti gli interventi: “Il lavoro è più solo di prima – ha detto ieri Agostino Megale, introducendo il congresso nazionale della Fisac, la categoria dei bancari Cgil –  ed è una solitudine che si avverte, che produce incertezze e paure, che nega speranze alle nuove generazioni”. Solitudine, solitudini, ha osservato Susanna Camusso al congresso della Cgil lombarda, che declinano in rabbia e paura, in pregiudizio sociale, nella ricerca del nemico, nella richiesta di protezione individuale, in psicosi costituente, ovvero nel “baratto tra possibile felicità e sicurezza” che si struttura politicamente nelle – egemoni – opzioni “sovraniste” che attraversano l’Europa.

Le imponenti trasformazioni della struttura produttiva – è il ragionamento -, la digitalitalizzazione (ma anche la remotizzazione, la “startuppizzazione”) stanno determinando (oggi, non in un futuro che verrà) una nuova composizione – “atomica” – della forza lavoro e, di contro, la riorganizzazione immateriale e algoritmica della catena gerarchica di potere e di subordinazione nei “luoghi del lavoro”: “Noi dobbiamo proporci il tema, – dice Susanna Camusso – che in tanta parte degli effetti già esistenti della digitalizzazione, noi siamo di fronte al cambiamento, ma al cambiamento radicale, dell’idea stessa di lavoro e di dipendenza, di cosa è lavoro e di cosa non lo è”.

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Se questo è lo scenario, si impone per il sindacato un aggiornamento degli strumenti culturali e organizzativi, la capacità inedita di mettere in relazione le nuove solitudini del lavoro con le forme dell’appartenenza collettiva e, perché no, di far scattare la scintilla “sentimentale” che le induca, come l’anonimo protagonista delle “Notti Bianche” di Dostoevskij, alla restituzione positiva verso quel mondo così estraneo e minaccioso.

Esistono, per fortuna, alcune prime sperimentazioni, come il delegato sociale e la camera del lavoro mobile che hanno però l’unico limite di rispondere ai bisogni del presente. Esistono anche pratiche di azione collettiva, come la contrattazione inclusiva e il mutualismo sociale. Esiste, soprattutto, la consapevolezza che una sfida storica di questa portata, la si affronta tutti assieme, con “l’intelligenza collettiva” – va ripetendo Maurizio Landini – di cui il sindacato è ricco. Ed esiste, anche, la consapevolezza che per cambiare la società, occorre partire dal riconoscimento del lavoro e della sua dignità.

Fortebraccio News

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