Miceli apre a Camusso: “Landini, una candidatura solida”

Dimenticate il Miceli che appena un mese fa, il 24 ottobre, faceva, sui blog e sui social, l’elenco dei presunti errori degli altri, dove per altri si intende Susanna Camusso. Non esiste più, è stato sostituito (si fa per dire) da un altro Emilio Miceli che, pur conservando un numero – tutto sommato fisiologico – di riserve politiche, si presenta al congresso nazionale della Filctem con toni decisamente più “francescani” e, in qualche caso, involontariamente autocritici, come quando parla, nella relazione introduttiva, della “nostra Costituzione”, che se non è la più bella del mondo poco ci manca, la stessa Costituzione, che avrebbe volentieri modificato (forse snaturato?) con il suo Sì “militante” al referendum renziano del dicembre 2016: “Francamente non so – dice Miceli – se la nostra è la Costituzione più bella del mondo, ma di certo è stata lo strumento per garantire le libertà ed un solido compromesso sociale che ha retto nel tempo e che oggi va ricostruito”.

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Il congresso nazionale della Filctem, la categoria dei chimici ed elettrici della Cgil, si è aperto ieri, alla Stazione Marittima di Napoli, “una città non solo bella”, premette Miceli, “ma che in questi anni è cresciuta”, con un evento dedicato ai “Dilemmi della modernità”. Dilemmi che sono stati affrontati – non è ancora chiaro se siano stati pure sciolti – con ospiti di buon livello, tra cui Giuseppe Sabella, presidente di Think, di cui abbiamo parlato su questo blog nel post “Anatomia di una Faith News”.

La relazione

Miceli inizia con i ringraziamenti “ai Manager aziendali e dirigenti delle Associazioni datoriali”, ospiti del congresso, alle sigle di categoria di Cisl e Uil, “ai compagni e le compagne di Napoli che hanno lavorato duro per realizzare questo congresso”, a Lina Sastri, ” una delle espressioni più belle della cultura e del talento napoletano”, ai funzionari della categoria nazionale e a Clemente Tartaglione “per averci aiutato ad immaginare e progettare il Congresso, compresi i filmati e le idee che proponiamo a delegati ed invitati”. Passa poi alla rievocazione storica ricordando Portella delle Ginestre e i tanti sindacalisti uccisi dalla mafia, le repressioni del luglio ’60 e il tributo di sangue pagato dal movimento operaio nella lotta al terrorismo, ricordando Guido Rossa, l’operaio dell’Italsider di Genova, ucciso per mano delle Brigate Rosse.

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La seconda parte della relazione, dopo un breve passaggio autocontemplativo, è un’analisi minuziosa (e, ci si permetta, anche assai condivisibile) sulla crisi della democrazia, divenuta “democratura”, sulla costruzione europea: “Ci andiamo accorgendo in questi mesi – continua Miceli – ed in questi giorni, che questi beni primari, democrazia ed Europa appunto, che hanno garantito le nostre libertà non li abbiamo più in cassaforte. L’Italia si è manifestata più debole, con minori anticorpi di quelli che pensassimo, pronta a liquidare quei vincoli all’attività di Governo senza i quali la democrazia è a rischio. La tensione democratica si è allentata. Dietro quel “lasciateli lavorare” che sentiamo diffusamente nel paese, c’è tutto il qualunquismo, tutta la resa e tutto il disincanto per la democrazia”.

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Subito dopo, Miceli ribadisce le perplessità sull’invito del ministro Paolo Savona alle giornate di Lecce: “Sono tra quelli che hanno trovato non opportuno l’invito al Ministro per le giornate del lavoro di Lecce”. Prosegue con le critiche al governo Gialloverde, al “Decreto dignità”, contro cui, secondo il segretario dei chimici, la Cgil si sarebbe dovuta battere con più decisione. Insomma, Paolo Savona e timidezza sul decreto dignità. Le critiche alla Confederazione finiscono qua: “Tutto sommato ci è andata di culo”, osserva qualcuno.

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Stazione Marittima, sede del congresso Filctem (foto Antonio Sellitri)

E ancora, Miceli esprime solidarietà alla stampa per gli attacchi ricevuti dal governo e sottolinea il valore costituzionale della “libertà di espressione di tutti i cittadini”. E però tradisce, nel corso della relazione, un pregiudizio un po’ “luddista” nei confronti dei social e delle nuove agorà digitali. Infine, rivendica i risultati della categoria da lui guidata, sulle maggiori vertenze e sulla contrattazione. Poi passa alle questioni interne, al futuro della Cgil, non senza prima aver manifestato fastidio verso chi l’ha definito di “destra” e “migliorista”.

La successione

Nella parte finale della relazione Miceli concentra alcuni passaggi che hanno il sapore della svolta nelle dinamiche interne. Intanto ricorda come sia stato lui, in tempi non sospetti, a proporre che l’esercizio del diritto di voto sul segretario generale fosse allargato all’intera platea dei delegati al congresso: “Un quadro di contendibilità limitato alla nostra platea congressuale”, dice, “avrebbe contenuto visioni nazional-popolari, che pure c’erano, e permesso di eleggere il segretario generale della Cgil dentro una platea che non fosse ristretta al gruppo dirigente (assemblea generale ndr)”.

Una proposta solida

Prosegue poi con una riflessione già proposta al dibattito, e cioè che non dovrebbe essere l’attuale gruppo dirigente a decidere per quello che verrà eletto al congresso, anche perché “dentro ilcongresso entriamo tutti da frati e solo con l’accesso agli organismi cominciamo a mettere le spalline con i gradi”. E però “ormai – ammette Fra’ Emilio – la questione è alle nostre spalle”. Ed è a quel punto che Miceli mette i piedi nel piatto, cita Landini (“l’uomo più conosciuto della Cgil”), non fa invece il nome di Vincenzo Colla (“probabile candidato”): “Come sapete c’è una indicazione della maggioranza della attuale segreteria nazionale. Anche in presenza di un documento unitario. Sapete anche questo: si tratta di Maurizio Landini. Non so come finirà il Conclave, dove vale la regola del cardinale e del Papa, ma si tratta certamente di una proposta solida”.

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Ma il passaggio più importante della relazione di Miceli arriva alla fine, una netta presa di distanza dai “falchi” che vanno “minacciando”, in caso di conta al congresso di Bari, la costituzione dell’area anti-Landini in minoranza/opposizione organizzata. Miceli non ci sta: “Quello che auspico non avvenga è che si torni alla vecchia logica delle correnti. In quel caso non starei né di qua né di là, com’è mio solito. Le correnti sono state la tomba, per innumerevoli motivi, dei partiti. Sono state uno strumento di corruzione, di competizione esasperata, di abbandono della logica della qualità nella selezione dei gruppi dirigenti. Una cosa è il pluralismo, che va sollecitato, un’altra sono le correnti. Centri di potere, piccoli e grandi, che hanno inquinato la vita politica italiana”.

Parole inequivocabili di apertura verso il fronte Camusso-Landini che fanno pensare che un accordo tra le varie anime sia imminente e che possa concretizzarsi subito dopo la fine dei congressi nazionali di categoria. Anche perché il “pallottoliere” comincia a segnare un buon vantaggio di Landini su altri eventuali candidati. Non solo perché in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e in tutte le regioni decisive, ha ottenuto un numero di delegati superiori alle aspettative ma anche perché cominciano ad aprirsi varchi in regioni fino ad ora considerate a rischio, come il Lazio, in cui l’ex segretario Fiom avrebbe portato a casa ben dodici delegati in più rispetto a quelli previsti.

Fortebraccio News

Un pensiero riguardo “Miceli apre a Camusso: “Landini, una candidatura solida”

  1. Della serie: “abbiamo una bella Costituzinem che con le modifiche sarebbe migliorata nell’efficacia. Credo che comunque non abbia inneggiato ai “senza partito” dimenticando che la Costituzione in vigore li stravalorizza come indispensabili alla Democrazia.

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