“C’è chi pensa che non sono umana, ma sappiate che ci sono le prove”

Un congresso caleidoscopico, in cui ogni frame parla, racconta qualcosa, si ricompone in un grande affresco collettivo, che ricorda i colori impazziti di Guttuso, e in cui si muovono i volti, le storie, le parole, le forme, i suoni e i segni: “Ci siamo chiesti – dirà Serena Sorrentino, la segretaria uscente, all’inizio della relazione introduttiva – come era un mondo senza suoni, ce lo siamo chiesti dopo aver conosciuto Cecilia, la nostra delegata che ci ha accompagnato in un mondo che noi rappresentiamo, che però conosciamo poco, quello degli interpreti dei segni. Il suo contributo ci dice quanto sia importante occuparci dei più fragili, di abbattere le barriere nell’accesso al servizio pubblico”. Comincia così, il congresso nazionale della Funzione Pubblica: “Con il nostro lavoro”, spiega Cecilia nella lingua dei segni, “rendiamo concreto il diritto allo studio, il diritto alle opportunità e all’inclusione”.

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Ogni frame dice qualcosa. Il grande cubo di Rubik, posto alla destra della presidenza, racconta il valore del lavoro pubblico attraverso i suoi protagonisti. La presidenza stessa, la sua composizione, è un colpo d’occhio che fa riflettere e che riscatta dagli orientamenti consolidati di un’organizzazione, anzi di una società, ancora troppo maschile: otto donne e un uomo, “il più giovane – spiega Fabrizio Rossetti – dell’assemblea congressuale”.

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Gli scatti belli di Marco Merlini indagano e restituiscono altri frame, altri momenti, altri protagonisti. Le tavole di Makkox donate a Susanna Camusso, il flashmob dedicato ai sindacalisti turchi.

 

La relazione

Il discorso di Serena Sorrentino si apre con gli ultimi e si chiude con gli ultimi, con l’appello di Vik a “restare umani”. Ed è infatti, nel sottotesto, un intervento umanistico e umano. Umanistico, perché scandito dagli echi dei grandi pensatori della storia. C’è la Politica di Aristotele, Marx, Durkheim, Benedetto Croce. Umano, perché attinge da un Pantheon di giovani vite spezzate dall’ingiustizia, dalla repressione, dall’abuso,le storie di Giulio Regeni, Mariele Franco, Stefano Cucchi, Daphne Caruana Galizia. Umanità (che brutta parola), che riemergerà sempre durante la relazione, soprattutto quando, ad un certo punto, con la voce che si allenta per l’emozione, Serena Sorrentino racconta qualcosa di sè, con uno piccolo sfogo autoironico che suona allo stesso tempo come un affettuoso rimprovero: “C’è chi pensa che non sono umana, ma sappiate che ci sono le prove”, dice scherzando.

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Poi arriva il momento della relazione-relazione, delle questioni della quotidianità sindacale. Parte con una ricostruzione macroeconomica dei processi che attraverseranno il paese e l’Europa nei prossimi anni, le transizioni demografiche (“nel 2035, in Europa saremo 512 milioni”), le migrazioni, la denatalità, l’invecchiamento progressivo della popolazione e il contestuale aumento della spesa sociale per l’assistenza: con la diminuzione della popolazione attiva non basterà l’aumento della produttività per sostenerla.

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Foto Marco Merlini

Definisce l’attuale esecutivo “il governo di più armi e meno welfare”. A Salvini “diciamo che il decreto va ritirato immediatamente, bisogna difendere le politiche di asilo e di accoglienza. Difendere il lavoro e i lavoratori, che in questi anni hanno garantito un’accoglienza dignitosa”. Poi si rivolge a Luigi Di Maio e chiede un grande impegno nella lotta al lavoro nero, una discussione sulla vigilanza ispettiva, l’assunzione di diecimila (e non mille) nuove unità nei centri per l’impiego, critica il reddito di cittadinanza, e chiede il potenziamento del reddito di inclusione. A Giulia Grillo, ministra della sanità, chiede un piano di reclutamento e di nuove assunzioni. E, ancora, “aspettiamo ci convochi perché la priorità non è solo il rinnovo del contratto dei medici ma occuparsi seriamente della sanità pubblica operando per un adeguato finanziamento, così come sul piano fabbisogni che serve per dare avvio ad un’azione di reclutamento in sanità di cui abbiamo uno straordinario bisogno”.

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Foto Marco Merlini

Alla ministra Giulia Bongiorno, invece, rivolge l’appello per una “nuova cultura amministrativa”. Manifesta preoccupazione, Serena Sorrentino, per l’alto numero di militari nei ruoli apicali della pubblica amministrazione, perché più che l’idea del comando serve la capacità di direzione. Per non parlare dell’idea di istituire i tribunali speciali per i dipendenti: “Prima dei dipendenti andrebbero perseguiti i dirigenti” cui fanno capo le responsabilità di direzione. E poi, servirebbero provvedimenti contro la corruzione e l’evasione perché non si capisce come “il dipendente venga condannato per direttissima e l’evasore invece venga condonato”. Continua con il Titolo V, le disparità territoriali, le province, i livelli essenziali di assistenza e infine passa al tema dei beni comuni e dei beni pubblici.

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Nella relazione, Serena Sorrentino non cita Maurizio Landini nemmeno una volta. O meglio, lo cita indirettamente richiamando il progetto che la sua proposta interpreta, quello di un “sindacato collettivo, più aperto, inclusivo e orizzontale” in cui le spinte burocratiche non prevalgano sulla partecipazione: “Occorre avviare un percorso di riorganizzazione che attivi i coordinamenti, le assemblee dei delegati, servono nuove modalità di partecipazione e  consultazione”. Perché se “abbiamo fatto cose straordinarie”, aggiunge, “e grazie soprattutto alla militanza, al lavoro volontario e all’impegno dei nostri delegati. Serve una Cgil di donne e uomini, occorre preoccuparsi del progetto e del destino della Cgil più che del proprio destino di dirigente sindacale”.  La relazione si chiude, come dicevamo, con un pensiero agli ultimi, con le parole di Vittorio Arrigoni (“restiamo umani”) e con l’insegnamento di Rosa Parks: “Non dobbiamo avere paura di ciò che stiamo facendo, se ciò che facciamo è la cosa giusta”.

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Foto Marco Merlini

A chiudere i lavori è Susanna Camusso, poco prima di andare al microfono le consegnano le tavole di Makkox: “Ho capito il messaggio, volete che sia breve”, scherza. Rivolge parole durissime contro il governo Gialloverde: ““Questo governo usa il popolo contro il popolo, alimentando paure e penalizzando i più deboli. No allo smantellamento delle politiche di accoglienza e all’arretramento nel contrasto alle mafie”. Nel suo ragionamento, torna anche sulle vicende interne. Spiega le ragioni della proposta di Maurizio Landini e parte un lungo applauso che lei, ad un certo punto, interrompe: “Ho capito che vi piace la proposta, ho raccolto questo dato”, scherza ancora. Sottolinea, infine, come sia impensabile che il dibattito sul futuro dell’organizzazione possa essere confinato al gruppo dirigente ristretto, che possa essere “sequestrato” e che anzi è un bene che avvenga in modo pubblico e trasparente. Applausi.

E poi tutti a ballare e cantare “Bella Ciao”.

Fortebraccio News

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