Ci mobilitiamo non per quello che c’è ma per quello che manca (di Maurizio Brotini)

Durante le fase che ci avvicinava al Congresso Nazionale della Cgil, da poco positivamente concluso, non sono mancati nelle analisi riferimenti dotti alla filosofia della storia di matrice tedesca come quale proposta di Segretario Generale e di gruppo dirigente meglio interpretasse lo “spirito del tempo”.

In realtà, tale appropriatissimo e decisivo riferimento, poteva avere due contrastanti declinazioni: l’accettazione passiva di un processo di passivizzazione delle masse irretite da capi carismatici, oppure il bisogno profondo di reinverare un legame sentimentale e morale con il mondo del lavoro privo di rappresentanza politica e duramente provato dai Governi sé-dicenti di sinistra che in realtà si erano mostrati i più zelanti interpreti delle politiche europee dell’austerità.

Vi era, inoltre, il punto di fondo: ovvero se attardarsi a rimpiangere un mondo che più non esiste, neppure in Emilia Romagna, e non per responsabilità della Cgil, oppure elaborato il lutto gettarsi in mare aperto con spirito corsaro rivendicando la politicità del Lavoro e del suo porsi come classe generale. Ed oggi, a pochi giorni dall’elezione di Maurizio Landini a Segretario Generale della Cgil, possiamo avere la conferma di aver fatto la scelta giusta ed di aver interpretato lo spirito del tempo in maniera progressiva. Possiamo infatti domandarci quale sarebbe stata la nostra capacità di mobilitazione e la presa dei nostri argomenti a sostegno della Manifestazione del 9 febbraio in caso di scelta diversa.

Una Mobilitazione – sia consentita una piccola vena polemica – lanciata nella discussione interna quasi a voler mostrare i rischi di un futuro gruppo dirigente troppo incline a secondare il governo gialloverde e quindi incapace di dire parole nette di contrasto sia sul piano valoriale e programmatico e promuovere le conseguenti mobilitazioni. Piccolo particolare, spesso – seppur non sempre-, chi muoveva tali argomentazioni vi aggiungeva considerazioni di merito rispetto alla contrarietà delle scelte del Governo tutte interne alle posizioni del PD, di Forza Italia e del giornale-partito di Repubblica.

Quale presa potessero avere tali parole d’ordine in un mondo del lavoro che aveva votato almeno al 40% le attuali forze che compongono il Governo lascio a voi dire. Un voto, lo ribadiamo, frutto delle politiche antipopolari dei Governi a guida PD o dal PD sostenuti, come il nefasto Governo Monti. Ma, e qui mi sia permesso l’uso di un altro concetto preso dalla filosofia della storia, italica per giunta, l’eterogenesi dei fini, ovvero il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

La concezione dell’eterogenesi dei fini fu teorizzata per la prima volta da Giambattista Vico e può essere definita come «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali». Una giusta necessità di mobilitazione, lanciata però come un intralcio per la Segreteria di Maurizio Landini, si sta dimostrando come la prova provata più convincente della scelta fatta. Per non farsi mettere nell’angolo dalla consunta allusione di contiguità col Pd, variamente declinata.

Per la credibilità e passione che rilancia non contro le parole d’ordine di quota 100 e reddito di cittadinanza, ma di quanto troppo distante siano i fatti del Governo rispetto all’esser veramente quota 100 e superamento della Fornero e reddito sganciato dalla prestazione lavorativa il vero reddito di cittadinanza – ove si volesse fare una discussione appropriato sul tema.

Ci mobilitiamo non per quello che c’è, ma soprattutto per quello che manca. E le nostre parole d’ordine – queste parole d’ordine – trovano un non scontato ascolto tra i lavoratori ed i pensionati e soprattutto molti che non riusciamo ad organizzare – ma che erano con noi nelle piazze sulle mobilitazioni generale – sembrano affluire verso Roma con i nostri pullman e treni organizzati o spontaneamente.

Ed allora la riuscita della Manifestazione unitaria del 9 febbraio, per la quale dobbiamo lavorare e spenderci tutti, lungi dall’essere inciampo per il corso che la Cgil – su indicazione della Segretaria uscente Susanna Camusso – ha deciso di riprendere e rilanciare, potrà costituire la prima scommessa vinta. Una scommessa per l’Organizzazione, per il Sindacalismo Confederale ma soprattutto per i lavoratori e le lavoratrici in carne ed ossa, disoccupati, precari, pensionati e partite IVA. Che la Manifestazione del 9 sia dunque una grande manifestazione di popolo. Perché non si contrasta l’orda gialloverde senza l’utopia concreta di voler cambiare il mondo dalla parte del Lavoro.

Maurizio Brotini

(Direttivo nazionale Cgil)

Un pensiero riguardo “Ci mobilitiamo non per quello che c’è ma per quello che manca (di Maurizio Brotini)

  1. Se posso sintetizzare, si potrebbe dire che, soprattutto per quel che riguarda “quota 100”, una vera riforma della previdenza dovrebbe partire dai più deboli (lavori usuranti, lavoratori precoci, precari, stagionali, donne) e non dai più forti.

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