“Il lavoro è la prima fonte di dignità. Ecco perché saremo in piazza il 9 febbraio”

Oltre mezzo milione di posti di lavoro persi negli ultimi dieci anni, cantieri fermi e prospettive opache. Il settore dell’edilizia, in Italia, è un malato che non riesce ancora a guarire. Eppure, se non parte l’edilizia, se non ripartono gli investimenti, non ripartono il lavoro e il Paese. La Fillea Cgil si prepara con questo spirito a partecipare alla manifestazione del 9 febbraio e poi a quella, proclamata dalle sigle del settore, del prossimo 15 marzo. Fortebraccio News ha intervistato Alessandro Genovesi, segretario generale degli edili Cgil.

Doppio appuntamento di lotta per la Fillea: 9 febbraio e 15 marzo. Genovesi, cosa chiedete?

Vi è una continuità evidente tra le richieste che come Cgil, Cisl e Uil abbiamo avanzato e che sosterremo con la manifestazione del 9 Febbraio e le specifiche rivendicazioni che ci hanno portato a proclamare lo sciopero generale di tutti i nostri settori per il prossimo 15 Marzo. Chiediamo un’altra politica economica, fatta di investimenti mirati, di un ruolo diverso del pubblico, di politiche industriali che premino i sistemi che fanno della qualità, ricerca, innovazione le loro coordinate principali. Per dirla con una battuta: vogliamo il lavoro, di qualità e ben pagato, non un reddito purchè sia. E il lavoro si crea non per volontà dello spirito santo ma con politiche mirate, di sistema, pluriennali che aggrediscano i veri colli di bottiglia del nostro apparato produttivo. Oggi le imprese italiane (tranne alcune eccezioni) e molte aree (soprattutto interne e al Sud) non sono competitive perché sono altissimi i costi energetici, i costi logistici e di trasporto, perché si investe poco in ricerca ed innovazione, perché scuola e università sono tornate classiste. Perché mancano le infrastrutture, perché ogni volta che piove o c’è una piccola scossa interi territori collassano. Perché le periferie delle città potrebbero essere grandi incubatori di innovazione e nuova socialità e non dormitori degradati. Se non aggrediamo questi nodi, l’unica leva competitiva sarà la riduzione dei salari, il precariato, la moltiplicazione dei sub appalti. E abbiamo già visto che, oltre ad essere una scelta ingiusta che aumenta le disuguaglianze, non funziona nemmeno.

genovesi landini.jpg

Qual è lo stato del settore edile in questo momento nel Paese?

Il settore ancora rappresenta quasi il 10% del Pil nazionale, ma le difficoltà tanto delle grandi imprese (7 sulle prime 10 sono in concordato o in fallimento) quanto delle piccole e medie (soprattutto generaliste) sono gigantesche. In dieci anni siamo passati da 1 milione e 600 mila addetti a poco meno di un milione, con per di più un aumento delle partite Iva che erano prima ex operai dipendenti e oltre 120 mila lavoratori che sono passati dai nostri contratti collettivi a contratti collettivi con meno salario e meno formazione e sicurezza (da noi il dumping contrattuale agisce di fatto come un appalto al massimo ribasso!). Ovviamente la crisi ha interessato l’intera filiera: si è più che dimezzato il settore del cemento e dei laterizi, lo stesso settore del legno ed arredo, al netto di chi si è specializzato sulla fascia alta o su mercati esteri di nicchia, ha conosciuto una pesante ristrutturazione. Il lapideo in parte tiene, ma su fasce alte (pensiamo al marmo di Carrara) e per i mercati esteri, mentre soffre sul mercato interno.In termini assoluti questa è una crisi più grave di quella che, per altre ragioni, interessò i nostri settori all’inizio degli anni 90. Dobbiamo risalire alla fine degli anni 40 per trovare un parallelismo

Far partire gli investimenti, dicono tutti. Ma quali sono le priorità per la Fillea?

Chiediamo una cabina di regia presso palazzo Chigi per programmare una politica industriale specifica per i nostri settori con più leve: una leva finanziaria perché molte imprese pur avendo assegnati appalti non hanno la liquidità necessaria per aprirli; una leva normativa perché serve una legislazione specifica per la rigenerazione urbana; un coordinamento dei vari fondi nazionali ed europei per concentrare su pochi driver (antisismico, risparmio energetico, domotica) gli interventi pubblici; l’uso intelligente della domanda pubblica per favorire negli appalti i nuovi materiali; una risistemazione dei vari incentivi (dall’ecobonus agli incentivi per l’antisismico) per renderne cedibile il credito e aggredire i condomini (che sono il 68% dell’edilizia privata); una revisione mirata del Codice degli Appalti dove mantenere la barra dritta su lotta al massimo ribasso e tetti massimi sui sub appalti, sul rispetto dei contratti collettivi e della sicurezza, ma dove eliminare qualche eccesso di burocrazia (come i doppi passaggi al Cipe o l’estrazione come metodo di selezione delle imprese, per esempio, o la sovrapposizione di più autorità sulla stessa opera). E ancora avere certezza sulle 25 grandi infrastrutture individuate da Connettere l’Italia e capire come, qualificando le stazioni pubbliche appaltanti, ora che l’edilizia scolastica ed i piani contro il dissesto idrogeologico sono tornati in mano agli enti locali (prima erano coordinati attraverso Scuole Sicure e Italia Sicura a livello nazionale), non si fermi quel poco che era comunque partito. Ovviamente queste sono solo alcune delle proposte della piattaforma di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. Le priorità, in estrema sintesi, sono quindi due: La prima: spendere bene le risorse che già ci sono, cui programmazione pluriennale è stata per noi una conquista. Mi riferisco ai quasi 100 miliardi per la grandi opere e per le manutenzione straordinarie (di cui poco si parla, ma anche questo era ed è un aspetto importante di Connettere l’Italia, in un Paese cui circa 70% delle infrastrutture viarie hanno più di 40 anni) già stanziati. Mi riferisco agli oltre 20 miliardi della programmazione pluriennale di Anas, RFI e Autorità Portuali. Ma mi riferisco anche alle diverse risorse, purtroppo disperse in mille fondi e fondini, per la messa in sicurezza di scuole, ospedali, università (in totale circa 2 miliardi) e per la lotta al dissesto. La seconda: decidere di investire su alcuni settori più all’avanguardia. Va bene industria 4.0 di Calenda ma poiché non possiamo essere campioni del mondo in tutto ciò che è innovazione forse concentrarsi su alcune nostre specificità (il cosiddetto made in Italy) avrebbe più senso. Penso al design italiano sul mobile, ma anche alla grande tradizione del laterizio e del cotto (che oltre ad essere bello ha caratteristiche di risparmio energetico e di tenuta antisismica che altri materiali non hanno), per non parlare di tutta la filiera sul riuso delle macerie e degli scarti edili su cui, pochi lo sanno, abbiamo i migliori brevetti nel mondo. Peccato che vengono usati più all’estero che non in Italia, zone colpite dal recente terremoto comprese.

Cosa ne pensa Genovesi del reddito di cittadinanza e quota 100?

In linea di principio non sono contrario al reddito di cittadinanza in sé. Sono molto scettico per come è stato costruito e soprattutto perché ritengo che uno strumento di contrasto alla povertà, che già funzionava, c’era e bastava potenziarlo (il Rei per capirci). Le misure di assistenza sono fondamentali ma per definizione, dovrebbero avere (tranne qualche eccezione) natura temporanea perché è il lavoro, per me, la principale fonte non solo di reddito, ma anche di dignità, di libertà e anche di soddisfazione personale. E allora forse avremmo dovuto tenere insieme strumenti di contrasto alla povertà, con una vera riforma degli ammortizzatori sociali (per difendere il lavoro che c’è), lotta alla precarietà e ai bassi salari e con politiche volte a creare il lavoro. E il lavoro – al di là dei navigator – si crea agendo sul mercato delle merci e servizi e non sul mercato del lavoro. Va cioè prodotta l’occupazione, prima di ridistribuirla. E in un contesto di finanza pubblica particolare avrei fatto di questi punti il vero nodo del contendere con l’Europa. E comunque presto vedremo se il budino è buono. La prova sarà vedere a quanti si riuscirà a far avere 3 proposte di lavoro (a meno che non sia un contratto a 2 ore settimanali da Mac Donald) addirittura a Bolzano per chi vive a Catania. Su quota 100 me la cavo con due battute: se un lavoratore in più può andare in pensione prima, dopo 38 anni di fatica sono contento. Ma non prendiamoci in giro: non è il superamento della Fornero. La vera riforma sarebbe stata ripristinare le uscite flessibili senza penalizzazioni, il riconoscimento della diversità dei lavori, tra gravosi e non, il farsi carico della discontinuità della carriera previdenziale di una madre, di un giovane o, per stare ai nostri settori, di un edile o se penso al sud di un bracciante. Come Fillea contestammo il governo passato perché aveva messo come paletto per l’Ape Sociale i 36 anni di contributi, con 38 non andiamo meglio… Per questo come Cgil, Cisl e Uil continuiamo a portare avanti la nostra proposta di riforma. Pronti a discutere anche di tutte le gradualità e compatibilità possibili, ma riconoscendo questo principio base: che i lavori non sono tutti uguali, così come le stesse aspettative di vita e che fare una vera quota 100 (cioè combinabile tra anni di contributi e anni di età) può rispondere ai bisogni di qualcuno, ma che per un’edile, che a 65 anni ha mediamente tra i 29 ed i 31 anni di contributi, serve altro. Anche considerando che, mediamente, vivrà 7 anni in meno di un impiegato del comune. Senza considerare il tema dei giovani: se non costruiamo presto una pensione di garanzia alimentata anche dalla fiscalità generale avremmo oggi una generazione di precari e domani una generazione di poveri e disperati. Altro che cambiamento, sento tanto puzza di Medioevo!

Come vi state preparando voi della Fillea alla manifestazione del 9 a livello di partecipazione?

Come Fillea stiamo molto puntando ad una partecipazione non solo di lavoratori ma anche di disoccupati, perché il cuore vero del 9 è proprio quello di una rivendicazione che mette al centro il tema della creazione di occupazione. Le assemblee nei cantieri (quelli aperti) stanno andando bene. Qualche fatica in più – per onestà – la stiamo riscontrando nelle fabbriche dove però, anche se a muso duro, stiamo provando a far capire quanto importante sia la riuscita del 9 anche perché sarà la prima vera prova di forza con il nuovo Governo.

Fortebraccio News

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...