Il Quarto Stato

“Gente che guadagna 6000 euro al mese che insulta gente che guadagna mille euro al mese. Questo sono diventati…”, dice un compagno avvolto nella bandiera Cgil. Avrà 40 anni. L’accento è toscano. “E’ una guerra contro i poveri ma dove i poveri siamo noi”, gli risponde l’anziano accanto: “Ah questi 5 Stelle…”. Piazza San Giovanni è piena come un uovo, si fatica ad entrare. Sono appena le undici e la coda del corteo è ancora a piazza della Repubblica. La foto di Francesco Fedele è uno spettacolare colpo d’occhio. Sembra il Quarto Stato.

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“E sì – ribatte il compagno avvolto nella bandiera Cgil – sono diventati loro la Casta”. Dal palco parla un rider: chiede diritti, un contratto di lavoro vero, una paga equa, denuncia il nuovo sfruttamento digitale. In piazza, i suoi colleghi, sfilano coi borsoni da lavoro. E’ l’immagine più bella e dirompente di tutta la manifestazione. Questi ragazzi in mezzo al corteo, accanto agli operai dell’Ilva, della Maserati, della Parmalat, ai lavoratori Almaviva, ai braccianti della Piana di Gioia Tauro.

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A mezzogiorno la piazza è impenetrabile. Lo speaker annuncia l’intevento di Maurizio Landini, il debutto di piazza del segretario generale. E’ accolto da un grande applauso: “Siamo tantissimi – dice – e il merito è di chi questa manifestazione l’ha pensata, di Susanna Camusso e degli altri segretari generali. Ma noi non diamo numeri. Contateci voi”. Repubblica, poco dopo stimerà 200.000 manifestanti. L’Ansa parlerà più genericamente di centinaia di migliaia. Ma quelli che le piazze le hanno “battute”, che le manifestazioni le hanno fatte tutte, che erano da queste parti persino il 23 marzo del 2002, quando Sergio Cofferati portò in piazza tre milioni di persone a difesa dell’Articolo 18, non hanno dubbi: “E’ una delle più grandi manifestazioni mai viste. Siamo oltre mezzo milione, non c’è dubbio“. Landini, interrotto dagli applausi, continua: “Oggi si apre una fase nuova, siamo noi il vero cambiamento”.

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Foto Saccoia

Tanti, talmente tanti, scherza qualcuno, “che non sono bastati i panini”. E’ una manifestazione allegra, ironica. In corteo anche la Camera del Lavoro di Terni,  accusata nei giorni scorsi da un europarlamentare 5 Stelle di aver offerto (udite! udite!) un panino ai lavoratori in viaggio sui pullman verso Roma. Parola d’ordine: “Panino garantito”.

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In piazza, per l’occasione, anche gli “infiltrati” 5 Stelle”, venuti a capire come mai questi strani esseri, questa Casta di operai, di lavoratori, di sfruttati, di pensionati al minimo, di dipendenti pubblici protestino contro l’abolizione della povertà. Vittoria Baldino, deputata 5 Stelle, si fa carico persino di parlare con questi “alieni” che non capiscono, forse, la portata rivoluzionaria della manovra del governo. E in effetti, Baldino, non riscontra alcun malcontento, riscontra che erano lì, forse, perché non avevano nient’altro da fare da fare, e comunque felici dell’avvento del nuovo boom economico, speranzosi che presto possa essere consegnata la dichiarazione di guerra all’ambasciatore di Francia.

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Sotto il palco qualche esponente del Pd e della variegata sinistra parlamentare ed extraparlamentare. Sul palco, accanto a Landini, i segretari nazionali Gianna Fracassi, Vincenzo Colla, Emilio Miceli e tutti gli altri, e ancora i segretari nazionali di categoria: c’è Francesca Re David, Serena Sorrentino, c’è Giuliano Calcagni, numero uno dei lavoratori bancari della Cgil: “La piazza di oggi non è ignorabile – dice soddisfatto –  il nostro popolo, un popolo di giovani, di donne e di uomini, di lavoratori in carne e ossa non si incontra su una piattaforma su internet, il nostro popolo oggi ha alzato la testa”.

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In piazza anche gli studenti, l’Anpi, tante associazioni. Arriva anche Sandro Ruotolo, minacciato di morte dalla camorra, a cui nei giorni scorsi è stata tolta la scorta tra lo sgomento di tutti, accolto dal calore dei manifestanti e dall’affetto di Landini.

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Alla fine del comizio, Landini si allontana e raggiunge un gazebo posto in fondo al retropalco, i giornalisti lo inseguono: “Dove va?” Ad incontrare una delegazione di giovani rider. Una chiacchierata lunga circa mezz’ora di cui qualcuno si premura di fare una sintesi: “E’ tempo di organizzarsi, di fare sindacato”, ha detto.

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La giornata si conclude così, c’è gioia, speranza, soddisfazione e la consapevolezza che è appena iniziato un percorso collettivo di lotta, tra i manifestanti che abbandonano la piazza per raggiungere il pullman mentre da Genova, Beppe Grillo, inferocito, tuona contro i lavoratori e le lavoratrici: “Sono solo madamine Sì Tav”. Madamine Sì tav, tutti, anche gli operai della Fiom che l’otto dicembre sfilavano nell’imponente manifestazione di Torino contro la Tav e che oggi sono qua, in prima linea, come sempre, come quel giorno del 2014 in cui, assieme a Landini, durante un corteo a Roma, venivano caricati dalla polizia mentre Matteo Renzi organizzava la Leopolda. Renzi e Grillo, due facce della stessa medaglia, due facce dello stesso disprezzo, l’uomo che guadagna milioni contro gente che vive con mille euro al mese, la lotta di classe al contrario: “Ah questi 5 Stelle”.

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La gioia per una manifestazione che è già entrata nella storia è interrotta ad un certo punto dalla tragica notizia della scomparsa di una delegata sindacale. Si chiamava Claudia, era una lavoratrice, aveva appena 49 anni. Ciao Claudia.

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Fortebraccio News

 

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