Fare sindacato è dura, altro che pensioni d’oro – Andrea Malpassi

In un tavolo qualsiasi di una qualsiasi trattativa tra rappresentanti del Governo o delle istituzioni, rappresentanti dell’azienda e rappresentanti sindacali, secondo voi chi ha lo stipendio (e poi la pensione) più basso? Non due o tre volte più basso: ma spesso dieci, quindici, anche cento volte più basso. Secondo voi, chi?

Su questa storia delle fantomatiche “pensioni d’oro” ai sindacalisti, chi è bravo in “comunicazione”, chi ne padroneggia gli strumenti e i meccanismi, ci suggerirebbe di lasciar perdere. “E’ una balla – ci direbbe – ma inseguire e spiegare una balla significa alimentarla. Rispondere ad una bugia che hanno usato contro di te significa darle il doppio della visibilità.” “Lasciatela passare. –suggerirebbero ancora – E’ una questione trita e ritrita, prendono il comportamento scorretto di alcuni individui e lo usano per demonizzare il sindacato intero. Lasciatela passare: si spegnerà da sola…”

E ancora, chi ne capisce di comunicazione, ci direbbe: “Come pensate di poter spiegare un concetto basato su giustizia e diritto e difesa delle opportunità di essere liberi sindacalisti contro chi usa solo slogan, felpe, bacini twittati, voti online e qualche hashtag?” E per convincerci, alla fine ci spiegherebbe: “E’ il solito vecchio trucco che, al Governo, prima o poi usano un po’ tutti, per cercare di screditare il sindacato –quando il sindacato protesta contro il Governo. Niente di nuovo sotto al sole: perché prendervela tanto?” Ci spiegherebbe questo, chi ne sa di comunicazione, e –come spesso accade- probabilmente ha parecchia ragione. Ma noi ce la prendiamo tanto, già. Ce la prendiamo sul serio. E anche se ieri i 5 Stelle hanno ritirato il decreto sul taglio alle cosiddette pensioni d’oro dei sindacalisti –così palesemente strumentale -, noi ce la prendiamo lo stesso.

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Perché non ci stiamo, naturalmente, a veder infangato tutto il sindacato per il comportamento scorretto di alcuni –furbetti o disonesti. Perché non ci stiamo a sentir raccontare che “i sindacalisti hanno pensioni d’oro”, quando nella realtà chi fa sindacato ha lo stesso identico stipendio dei lavoratori che rappresenta e nessuno nessuno nessuno dei nostri dirigenti sindacali ha uno stipendio che si avvicini –nemmeno lontanamente- a quello di un ministro, di un dirigente d’azienda, di un sottosegretario, di un parlamentare, di un assessore, di un consigliere regionale. Né lo stipendio, né la pensione, né tantomeno un vitalizio. Non ci stiamo a sentir raccontare questa balla non solo perché non è vera, non solo perché cerca di infangare il nostro onore e non solo perché tenta di sviare l’attenzione rispetto alle sacrosante rivendicazioni che il sindacato porta avanti: non ci stiamo perché nasce da un’idea di società che hanno, coloro che la usano, che non va proprio bene. Una società ingiusta, dove chi è più forte possa continuare a sfruttare chi è più debole, dove chi “dà lavoro” sia libero di ricattare chi lavora e dove non ci siano per tutte e per tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità.

Fare il rappresentante sindacale, sul proprio posto di lavoro, è sempre stata dura. Durissima. Altro che privilegio: un rischio. Non si fa carriera nell’azienda, si è guardati male e “puntati” dai capi e in passato accadeva che i sindacalisti fossero – guarda caso – i primi ad essere licenziati. Accadeva in passato e accade ancora oggi troppo spesso –come sappiamo bene non solo noi, ma anche chi è al governo e chi racconta la realtà sui media- soprattutto nelle cosiddette “aziende moderne”, innovative, legate ai mirabolanti sviluppi della tecnica e alla “modernità del mercato”. E’ accaduto pochi anni fa agli operai della Fiat iscritti alla Fiom.

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E se “facevi il sindacalista” non solo eri a rischio mentre lavoravi, ma se per caso chiedevi un “distacco” (per lavorare a tempo pieno nella rappresentanza degli altri lavoratori), ci rimettevi pure sulla pensione. Ci rimettevi, già: altro che “pensioni d’oro”… La storia del nostro paese –nelle fabbriche, nelle aziende pubbliche e private, nelle scuole…- è fatta dalle proteste sindacali di operai e maestre che – rischiando il proprio posto di lavoro e spesso rimettendoci in carriera, stipendio e poi pensione – hanno continuato a battersi perché chi lavora abbia diritti: anche naturalmente il diritto di organizzarsi sindacalmente senza essere ricattati dal datore di lavoro.

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Quanti giovani potrebbero avvicinarsi al sindacato e battersi per i propri diritti, sapendo che per questo rischiano continuamente di essere licenziati? Quanti adulti li sosterrebbero, sapendo che – impegnandosi – magari ci rimettono sulla pensione? E quante donne – già provate nella loro carriera lavorativa da una “maternità” sempre riconosciuta a mezza bocca e comunque osteggiata o addirittura “punita” successivamente – potranno diventare sindacaliste, dovendo affrontare anche questa ulteriore discriminazione?

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Ecco, quella norma del ’96 –che oggi viene additata come la “madre delle pensioni d’oro”- serviva a questo: a garantire l’opportunità a tutte e tutti di lavorare e fare sindacato senza il ricatto economico delle eventuali “perdite” anche sulla pensione. E’ questa norma che ha permesso ad esempio a tanti giovani operai e tante giovani maestre, negli anni ’70 e negli anni ’80, di battersi liberamente per i propri diritti e per i diritti dei propri colleghi senza ritrovarsi – oggi – con una pensione da fame anche più bassa di quella dei propri colleghi stessi. Gli ha permesso di essere lavoratori e cittadini liberi e liberi sindacalisti, senza pagare il prezzo di un ingiusto ricatto che pure – allora – gli veniva anche esplicitamente fatto.

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Di questa norma, alcuni ne hanno ingiustamente approfittato? Sicuro: e siamo i primi – inferociti – a denunciarli. E’ una norma che oggi andrebbe rivista e corretta? Probabilmente: non a caso siamo i primi ad aver chiesto a questo Governo – e a quelli precedenti- di chiamarci ad un tavolo per ragionare insieme su come un diritto non potesse essere abusato, anche se da pochi, pochissimi. Lo abbiamo chiesto, ma si è preferito e si preferisce tenere la questione lì e agitarla – quando serve -come “lo scandalo delle pensioni d’oro” dei sindacalisti: per far finta di non ascoltare ciò che il sindacato dice. Per far finta di non vedere ciò che il sindacato rappresenta. Per tentare di togliere credibilità a ciò che il sindacato rappresenta. Ha davvero ragione chi è esperto dei meccanismi comunicativi: converrebbe lasciar passare l’ennesimo attacco strumentale senza dargli peso. Del resto, che incisività può avere un pistolotto di oltre due pagine rispetto all’immediatezza di uno slogan, di una frase, di un post tutto scritto in maiuscolo?

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E però noi in un mondo più giusto ci crediamo davvero. Un mondo dove chi è più forte non possa sfacciatamente sfruttare chi è più debole; un mondo dove chi lavora non sia sotto ricatto di chi gli ”dà” lavoro; un mondo dove a tutte e tutti siano garantiti non solo gli stessi diritti, ma le stesse opportunità. Un mondo dove chi ha potere non continui ad usare balle per approfittarsi di chi non ne ha. Noi a questo mondo ci crediamo davvero e non ci ha mai spaventato la fatica di cercare soluzioni – spesso complesse – a problemi che sono complessi. Non la “lasciamo passare”, non “facciamo finta di niente”, non riusciamo a non “dargli peso”: ma è così, del resto, che nella nostra storia siamo riusciti a smontare ingiustizie e menzogne. Smonteremo anche questa.

Andrea Malpassi (Coordinatore Area Estero Inca Cgil)

4 pensieri riguardo “Fare sindacato è dura, altro che pensioni d’oro – Andrea Malpassi

  1. Sono assolutamente d’accordo con Andrea e con Fortebraccio: io sono andato in pensione da pochissimo, dopo aver svolto tutta la scala dei ruoli sindacali, da delegato di reparto fino al massimo ruolo della CGIL confederale del Sulcis Iglesiente. E senza pena di smentita posso dire e sfidare chiunque, che la mia pensione è inferiore a quella dei miei colleghi di pari qualifica rimasti in produzione. Il motivo è banale: distacco sindacale vuol dire minore retribuzione e minori contributi. Prima o poi lo capiranno anche i verdogiallini e i leoncini da tastiera!

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  2. Sarà che richiami Verla, chè è il mio Segretario, sarà che quel delegato lo conosco bene, si chjama Vito…sarà che lavoro in FCA e la fatica sembra il doppio, quando poi capisci, che tutti i delegati della Fiom, patiscono lo sguardo di traverso dei capi, nonostante si tenti di lavorare sindacalmente insieme… è dura, durissima. Si fa per Passione, per Onore, per Dovere, per Principio, per Amore

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  3. Possibile che non si capisca che bisogna pubblicare le tabelle retributive e il regolamento del personale della cgil?
    BASEOTTO CHE DICE?
    E che occorre impegnare almeno una persona per ogni città e rispondere a tutte le falsità che vengono pubblicate in rete rispondendo nel merito? Non basta fare il richiamo ai valori, all’amore per il sindacato: cose simili per anime pie. Fatti, esempi concreti e documentazione. Forse non basterà ma almeno potranno essere soddisfatte le persone oneste e in buona fede.
    E non si faccia finta di non capire che l’attacco più facile è quello verso le burocrazie sindacali che effettivamente andrebbero sfoltite e riformate. Voglio ricordare che Landini, ottima persona ma non l’unica nel sindacato e in Italia, ha sempre parlato dei limiti del sindacato. Sarebbe il caso che dicesse quali intende affrontare ed eliminare o almeno provarci. Naturalmente nessuno tocchi Landini.

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  4. Quando si è infangato, con le stesse modalità, il lavoro di cittadini che, dopo aver sempre pagato tasse e contributi altissimi, si trovano ora con una pensione elevata..d’oro… dove era Fortebraccio ? Perchè non si è avuto il coraggio di dire, anche in loro difesa, le stesse parole ? Cioè che era ingiusto, per pochi profittatori, dare del “parassita” e del “ladro” a persone che avevano lavorato onestamente, magari in ruoli di elevata professionalità e responsabilità ? Fortebraccio protesta solo quando toccano la sua tasca ?

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