Landini non si tocca, lo difenderemo con la lotta

In questi giorni così convulsi, in cui si vota per salvare Salvini da un processo, in cui le aziende licenziano in massa – Sirti 833 esuberi, Carrefour 591 esuberi -, in cui si tolgono le scorte ai giornalisti minacciati di morte dalla camorra, in cui un vicepremier incontra un golpista francese, in quel paese qui, fermi tutti, il problema è Maurizio Landini, la Cgil, il sindacato. Da settimane, ormai, i sostenitori del governo diffondono bufale e falsità contro il segretario generale della Cgil (sia l’ex che l’attuale) e contro il sindacato tutto, salvo poi scusarsi, dopo averle rese virali, come ha fatto l’esponente 5 Stelle, già candidato al Senato, Fiorenzo Borghi.

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Il problema del Paese, per i filogovernativi, è che un ex saldatore, oggi segretario di un’organizzazione con milioni di iscritti, guadagni 3750 euro grazie alle iscrizioni volontarie. Centinaia di pasdaran 5 Stelle, in questo momento, dal comodo divano della cameretta, con una determinazione degna di miglior causa, stanno digitando su Facebook qualche insulto a Landini, orientati dai capoccia del Movimento 5 Stelle, a partire da Luigi Di Maio che lo fa da una posizione istituzionale di grande rilievo pubblico. Lo accusano di tutto, lo accusano di aver cambiato idea sulla Tav (cosa che peraltro non ha mai fatto come questo blog ha dimostrato) per “una poltrona e un megastipendio”. Uno stipendio certamente dignitoso ma pur sempre la metà di quello di un qualsiasi europarlamentare, un terzo di un parlamentare (compresi quelli che “restituiscono”) o di un qualsiasi Rocco Casalino, ex concorrente del Grande Fratello, che ogni mese porta a casa 13.000 euro di soldi pubblici.

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Il problema, dunque, in quel paese qui, è Landini, il sindacato, e non un partito che ha fatto sparire 49 milioni di euro. Il problema è Landini, il sindacato, perché ha osato chiedere, scendendo in piazza assieme a più di mezzo milione di persone, più investimenti per la creazione di lavoro e qualche miglioramento ai provvedimenti del governo come Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Tanto basta per avviare una campagna squadrista di delegittimazione contro la Cgil, contro il sindacato mettendone addirittura in discussione il ruolo che anche la stessa Costituzione gli riconosce.

Ci ha provato prima Renzi e sappiamo com’è finita. Ci riprovano ora Salvini e Di Maio. In quel paese qui, sono poche le figure pubbliche che possono vantare una storia, una coerenza, uno spessore morale e una credibilità pubblica come quella di Landini. Ed è forse questo che dà fastidio ai settori governativi. Ed è forse per questo che nei suoi confronti è partita la macchina della delegittimazione di regime. Landini non è soltanto una risorsa per il sindacato ma per tutto il Paese. E allora, parafrasando un vecchio slogan dei cortei operai, diciamo: Landini non si tocca, il sindacato non si tocca, lo difenderemo con la lotta.

Fortebraccio News

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