Ecco perché separare previdenza e assistenza – Andrea Malpassi

Grazie all’imponente manifestazione del 9 febbraio a San Giovanni, oggi finalmente il Sindacato avrà modo di porre al Governo tante e importanti richieste sul tema delle pensioni. Tra queste, ce n’è una che onestamente sembra un classico arzigogolo da tecnici: e invece riguarda proprio direttamente il modo in cui in questi anni è stato attaccato lo stato sociale e in particolare le pensioni degli italiani. Riguarda quella pensione a cui si arriva sempre più tardi, è sempre più bassa e non basta ad arrivare a fine mese. E riguarda, soprattutto, il modo in cui si potrebbe e si dovrebbe smettere di indebolirle e renderle, anzi, più forti.
La proposta del Sindacato è: avviare un tavolo per separare –nella contabilità dello Stato- previdenza ed assistenza. In sintesi, oggi avviene questo: quando si calcola quanto l’Italia spenda per le pensioni, dentro viene messo un po’ di tutto, anche ciò che “pensione” non è. In questi anni sono state considerate “spese per le pensioni” le cosiddette GIAS (gestioni degli interventi assistenziali e di sostegno), la cassa integrazione, interventi a sostegno dell’indigenza e delle famiglie, i TFR e i TFS… e, oltretutto, la “spesa pensionistica” è stata sempre calcolata al lordo –a differenza di ciò che avviene in altri Paesi europei.
E’ importante – no: fondamentale – che le spese per la previdenza e le spese per l’assistenza vengano separate, come avviene appunto in molti altri Paesi europei, perché finalmente si smetta di raccontare la favola che l’Italia spende troppo per le pensioni e che bisognerà tagliarle e tagliarle ancora per stare dentro gli ormai mitici “parametri europei”.
Da Monti e dalla Fornero in poi, sulle pensioni non si ripete altro che “Ce lo chiede l’Europa!” o “Lo hanno deciso i burocrati di Bruxelles”: sarà pure in parte vero, ma se noi all’Europa e a Bruxelles raccontassimo la verità, magari ci chiederebbero altro. Per capirci: ammassando insieme spesa previdenziale ed assistenziale, risulta in Italia un rapporto tra “Pensioni” e PIL che supera il 16%. La media europea si aggira intorno all’11,5%.
Se l’Italia continua a raccontarla così a Bruxelles, viene facile che da lì continuino a dirci: “Poiché siete un paese con un deficit altissimo, continuate ad abbassare le pensioni”. Ma se vai a vedere quanto si spende davvero solo per le pensioni, quel rapporto con il PIL diventa inferiore all’11%. Questo non lo dice e non lo calcola solo il sindacato: ma lo dicono pressoché tutti i centri di ricerca, studio e analisi; anche quelli non particolarmente amici del sindacato.
Il bilancio tra contributi versati e pensioni pagate è addirittura positivo: per le pensioni si incassa più di quanto viene pagato. Le pensioni, per capirci, non “costano”. Dunque non ci sarebbe alcun bisogno di risanare le casse dello Stato tagliandole. Quello che “costa” è sicuramente la cosiddetta “spesa sociale” che, certo, in alcuni casi serve anche ad integrare quelle pensioni troppo basse rispetto ad una normale soglia di dignità della vita. Questa “spesa” (come la Scuola Pubblica o la Sanità) è naturalmente garantita dalle tasse di tutti e c’è un solo, unico e gigantesco motivo per cui sembra –nel racconto che se ne fa- troppo alta o addirittura insostenibile: l’evasione fiscale.
Perché qui sì che siamo i primi in Europa, l’Italia è prima in assoluto: da soli, totalizziamo un bel 23% di tutta l’evasione fiscale europea (contando ancora dentro l’Europa, per buon peso, anche il Regno Unito). E chi sono gli unici che non evadono le tasse, che proprio non possono evaderle? Già: lavoratori dipendenti e pensionati.
Dunque con i nostri contributi le pensioni possiamo pagarcele, ma l’evasione fiscale non permette di sostenere il resto della spesa sociale. A fronte di questi dati, l’Europa dovrebbe dirci che non serve colpire ancora le pensioni. L’Europa dovrebbe imporci di combattere l’evasione fiscale. Il principale e vero parametro che non fa mai quadrare i nostri conti. L’Europa dovrebbe dirci questo: e se pure non lo facesse (continuando ad avallare la “macelleria sociale” che è stata fatta in questi anni di crisi economica), in ogni caso si toglierebbe una scusa a chi ci governa. Si continua ad insistere sulle pensioni perché non si è in grado o non si vuole combattere l’evasione fiscale.
Anche perché, infine, se ragioniamo davvero su come “permetterci la spesa per le pensioni”, ci sono due veri aspetti che non smetteremo mai di evidenziare abbastanza. Il primo riguarda i lavoratori immigrati: versano ogni anno più di nove miliardi di contributi, ma ricevono –in pensioni-molto molto meno. Fanno ormai guadagnare all’Inps quasi 5 miliardi l’anno, più 3 miliardi “a fondo perduto”: contributi, cioè, versati e mai più richiesti da chi non sapeva di averne diritto. Diciamola così com’è: gli immigrati aiutano a pagare la pensione agli italiani. Chi vuole chiudere i porti, ci spieghi come farà a tenere aperte le casse dell’Inps.
E ce lo spieghi, soprattutto, visto il secondo dato: le centinaia di migliaia di giovani italiani che se ne vanno all’estero perché da noi non c’è lavoro. E’ un dramma sociale troppo taciuto, ha conseguenze orribili sul mancato sviluppo e rinnovamento culturale, sociale e anche demografico del nostro paese. E, non da ultimo, fa mancare già nel presente centinaia di migliaia di lavoratori – e dunque contribuenti- al nostro sistema previdenziale.
Creare lavoro in Italia è necessario non solo per impedire che i giovani se ne vadano, ma per garantire la pensione ai nostri anziani. Non è dunque un “tecnicismo da addetti ai lavori”: separare nella contabilità la previdenza dall’assistenza serve a far emergere i dati reali sui costi delle pensioni, affinché si possano poi prendere le decisioni giuste e coerenti, senza scuse, rispetto a come sanare il bilancio dello Stato. In modo che questo non gravi sempre e solo su lavoratori e pensionati. Checché ne dicano strumentalmente alcuni, il sindacato continua a non fare discorsi per “interesse di parte”: affermando ostinatamente ciò che è vero, il sindacato difende ciò è giusto nell’interesse di tutti.
Andrea MalpassiCoordinamento area migrazioni e mobilità internazionali Inca Cgil

Un pensiero riguardo “Ecco perché separare previdenza e assistenza – Andrea Malpassi

  1. ma di che parli? Al netto della spesa assistenziale la spesa previdenziale presenta un deficit tra contributi versati e pensioni erogate di 21 miliardi nel 2018. Allora bisogna dire che quota cento è una boiata che contemporaneamente manda in pensione altra gente senza certezze per nuove assunzioni e maggiori entrate contributive. Inoltre senza concorsi pubblici e senza assunzioni nel privato le pensioni, tutte sono a rischio.

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