“Ti racconto il mio lavoro di giornalista precaria in un minuto”

Io sono una metalmeccanica della notizia. La mia storia, il mio lavoro, è uguale a tutti i giornalisti precari d’Italia non importa se abiti a Torino o Catania, Bari o Roma. Sei un giornalista precario. Punto.

La nostra situazione non ha differenza in tutta la penisola. Lavorare per un giornale, non importa se quotidiano, settimanale o mensile significa che si viene pagati ad articolo. Se sei fortunato prendi 20 euro a pezzo. Sennò si parla di 3-4 o 5 euro. Lordi, sia
chiaro.

Questo lavoro lo si fa per passione, non può essere un ripiego. Ed è questa passione a farti correre ogni giorno, perché un collaboratore corre tanto, per trovare notizie, per scriverle, per proporle. Perché non è detto che tutte le notizie trovate vengano pubblicate.

“TI RACCONTO IL MIO LAVORO IN UN MINUTO”

Inizio la mattina a telefonare ad amministratori, politici, forze dell’ordine e cittadini. Spesso accade che debba precipitarmi, non importa a che ora, nel luogo di un incidente, in un incendio, per una persona che è morta.

Quando va bene percepisci, lavorando anche 7 giorni su 7, mille euro al mese e scrivendo oltre 100 articoli. Sinceramente non mi importerebbe di essere assunta, olimpo riservato a pochi eletti e spesso scelti per motivi non legati a meritocrazia, ma mi piacerebbe esser pagata decentemente.

Per fare il giornalista si devono avere le spalle larghe e lasciar fuori i sentimenti. I cronisti sono considerati spesso avvoltoi che osservano cinicamente il mondo. Gente senza scrupoli. Come se fossimo inumani. Forse lo siamo.

Non possiamo ammalarci perché la malattia non è pagata e quindi lavori anche con
39 di febbre. Non possiamo permetterci le ferie perché se non lavori non scrivi e se non scrivi non vieni pagato. Un’equazione semplice e, anche se nessuno vuole usare il termine, si tratta di lavoro a cottimo. Ma lo chiamano collaborazione.

RACCONTA IL TUO LAVORO IN UN MINUTO

Una volta un collega mi ha detto che fare il collaboratore significa avere la predisposizione ad ingoiare rospi. Grandi come un palazzo. E stare zitti. In tanti credono che noi percepiamo chissà che stipendio quando invece non arriviamo a fine mese. Mai.
L’assurdità è che sono davvero in pochi a sapere questa situazione. La sappiamo noi, la sanno i giornali, la sanno gli editori. Ma chi pubblicherebbe mai una storia del genere?

Anni fa un collaboratore di un grande quotidiano nazionale fece lo sciopero della fame e della sete. Nessuno scrisse niente e tutti benedimmo internet. La notizia uscì ma ai più venne tenuta nascosta. O vogliamo parlare di chi si è tolto la vita per questo lavoro a causa della precarietà della professione?

Noi che creiamo le notizie, noi che dobbiamo sempre stare sulla notizia, siamo alla fine
impubblicabili.

Aurora

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...