Noi sindacalisti da trincea – Francesca Galluccio

Quando entra Giacomo è sempre festa, ha perso il lavoro ma ha sempre un sorriso e il caffè in mano. Il Red di suo padre non è ancora pronto, ma lui ci sorride e ci dice “vabbè tanto mi piace venire qui in Cgil, mi faccio una scappata tra un paio di settimane”.

Quando entra Svitlana le cose si complicano un po’, con gli occhi tristi ci dice che è costretta a lasciare il suo compagno, con cui ha due splendide bambine, perché beve e ha fatto un casino sul posto di lavoro, con le lacrime agli occhi mi dice che sarebbe stata
l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, lei lo ama ma se non cambia lei non può resistere a lungo. Svitlana ha bisogno del modello Isee, ma non vuole chiamarlo per chiedere i documenti al compagno, si dispera, così mi offro di chiamarlo io.

“TI RACCONTO IL MIO LAVORO IN UN MINUTO”

Quando entra Rachid, con il suo sorriso sdentato e il suo accento francese, ci fa sempre ridere perché ci chiama Signorine Cgil. A Gennaio vuole fare già il 730, giustamente vuole togliersi il pensiero. Poi c’è Ortensio, come una furia ci accusa di averlo fatto aspettare troppo tempo, per poi uscire dicendo “non sapevo che ci volesse
così tanto tempo per la mia pratica”, e ci manda il caffè dal bar.

Poi c’è Hakim, uno splendido bambino di 5 anni, con il suo giubbotto di pelle e i suoi occhioni da gattino ci chiede sempre una caramella, ovviamente noi apriamo il “cassetto dei desideri” e lo accontentiamo. Poi c’è Simone, vuole fare sempre il furbetto lui, ma si becca una bella ramanzina sull’onestà e la correttezza. Lui dice che il sindacato non fa niente per migliorare le cose, e sotto con un’altra ramanzina. Simone esce dall’ufficio convinto del contrario di quando è entrato;

Poi c’è Francesco, pensionato tedesco, ogni volta che facciamo la dichiarazione lui parte con il suo discorso ormai storico con la frase, “Chi me lo ha fatto fare a tornare? Ogni anno devo pagare un sacco di soldi? Mica ci sono andati loro a lavorare in Germania?” e noi cerchiamo come al solito di spiegare, lui esce dall’ufficio un po’ amareggiato, ma ha capito, si gira e ci dice “lo so che non è colpa vostra”.

RACCONTA IL TUO LAVORO IN UN MINUTO

Poi c’è Alberto. Hai voglia a spiegargli la differenza tra assegni familiari e detrazioni per familiari a carico, lui, dopo che siamo state un quarto d’ora a cercare per l’ennesima volta di farglielo capire, ci dice con una faccia angelica “non ho capito niente, però mi
fido!”.

Poi c’è Vito, lavora in agricoltura, ha un figlio autistico e la moglie non può lavorare, quando l’abbiamo chiamato dicendogli che rientra nella casistica per il Reddito di Cittadinanza si è quasi messo a piangere.

Poi c’è la piccola Signora Annamaria, ha perso il marito da poco, lei che lo ha accudito da sola per anni, i figli all’estero per trovare la loro strada, si ritrova da sola a dover sbrigare tutti i vari passaggi dopo la morte del marito. Annamaria piange quando parla di lui e tra la successione e la richiesta Red e la pensione di reversibilita’ tutti noi cerchiamo di darle una parola di conforto, per non farla sentire completamente sola. Annamaria esce dall’ufficio con un mini sorriso e ci ringrazia, sa che può venire da noi per qualsiasi motivo, sa che troverà sempre qualcuno che potrà aiutarla anche se non fosse una pratica di nostra competenza.

Poi c’è Mouldi, 65 anni, in Italia da 25, solo al mondo. Nonostante i suoi 25 anni parla pochissimo l’italiano, vive con una coppia rumena che lo aiuta sia nella quotidianità sia economicamente. Ogni volta che va via ci lascia sempre un mix tra malinconia e
tenerezza.

Poi ci sono Antonio e Jacopo, 8 e 6 anni, che mi chiamano al telefono chiedendomi “ma quando torni?”, e io a spiegargli che ci vorrà ancora un po’, ma che la mamma sta facendo una cosa importante per le persone che si rivolgono alla Cgil. Loro, un po’ tristi,
mi rispondono “meno male che hanno la Cgil e te mamma!”. Chiudo il telefono con un groppo in gola.

A me piace definirci Sindacalisti da Trincea, quelli della tutela individuale. Quelli che ogni giorno guardano negli occhi gli iscritti Cgil. Quelli che sono sempre un po’ in sofferenza, ma nonostante tutto continuano a fare il proprio dovere con dedizione. Come mi dice sempre mio marito, lo stesso con cui rischio il divorzio in ogni campagna 730, per fare il nostro lavoro si devono amare le persone, sennò non lo si può fare.

Volti, storie, sorrisi, confidenze, queste sono le cose che ci ripagano di tutti i sacrifici.
Quei nomi, quelle storie, sono come benzina nel motore delle nostre giornate. Giornate che passiamo a cercare di risolvere i problemi delle persone. Giornate in cui ci riempiamo e ci svuotiamo simultaneamente. Il lavoro degli operatori di Caaf Cgil e patronato Inca è questo, amare le persone.

Francesca Galluccio (operatrice Caf Cgil)

2 pensieri riguardo “Noi sindacalisti da trincea – Francesca Galluccio

  1. Le persone che operano nei caaf sono dei veri angeli. Sono l’altra faccia della burocrazia sindacale. Quando uno va da loro non va al caaf ma al sindacato, che malgrado tutto, è un punto di riferimento. Solo che loro sono dipendenti di una società di servizi o dello stesso caaf e succede che lavorano come precari, stagionali o anche a tempo indeterminato e succede che sono licenziati quando le società vanno male, perchè in deficit, Invece nessun dirigente sindacale che amministra le società ne paga le conseguenze. Infatti tali società che sono diretta emanazione di strutture sindacali , sono gestite da sindacalisti . Spero che Landini ponga un veto ai licenziamenti del personale dipendente da società controllate e possedute al 100% da vari sindacati di categoria della cgil.

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  2. compagna hai messo il dito nella piaga ma molti compagni dirigenti credono di essere impiegati del
    catasto. il sindacato e on e posto di lavoro. bisogna sfoltire . cosa che succederà presto .

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