Grazie ragazze e ragazzi, ci state salvando la pelle – Andrea Malpassi

Diciamoci la verità: non è esattamente quello che abbiamo sempre sognato? Centinaia di migliaia – no: milioni – di ragazze e ragazze di tutto il mondo che scioperano, scendono in piazza, protestano e propongono insieme. Insieme.

Hanno scelto questo giorno, questo 15 marzo 2019, per essere nelle strade di oltre novanta nazioni diverse, in migliaia di città (oltre cento piazze soltanto in Italia) contemporaneamente, per affermare lo stesso principio: vogliamo che questo mondo giri in un modo più giusto.

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Da mesi scioperano settimanalmente a Londra e a Bruxelles, negli Stati Uniti e in India, in Sud Africa e in Australia. Sono milioni e oggi realizzano quello che è un nostro sogno da sempre: lo sciopero globale per un mondo migliore. E lo fanno con una naturalezza, una semplicità, che è tanto disarmante da essere inarrestabile.

Non è quello che abbiamo sempre sognato, non è proprio quello per cui –da secoli- si impegna e si batte chiunque abbia a cuore le sorti e la dignità della razza umana? Per cui, da sempre, ci battiamo noi? Nasce, come noto, dal coraggio e dalla caparbietà di Greta, la studentessa di Stoccolma che ha deciso di scioperare ogni venerdì perché gli adulti, i “grandi”, le stanno distruggendo il pianeta e, dunque, il futuro. Lo stanno distruggendo a lei e a tutta la sua generazione.

Nasce da quel viso che incarna perfettamente il bisogno di essere duri senza perdere la propria tenerezza, ma non faremmo un favore – né a lei né alla sua generazione – se continuassimo a identificare questo movimento globale solo nel suo viso, nelle sue trecce e nel suo cappello, nella sua voce delicata e fermissima.

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Così come, a mio avviso, un favore non glielo fanno certo invitandola a Davos, durante il World Economic Forum, o alla Commissione Europea: per ripetere un fortissimo atto d’accusa di un’intera generazione ad una platea di “potenti” che però – in quelle sedi, a “casa propria” – reagisce con la paternalistica compiacenza di chi può anche permettersi di “dare ragione ai ragazzi, perché tanto il mondo lo gestiscono gli adulti”.

Se vogliamo fare un favore a questo movimento straordinario, se vogliamo essergli utili, dobbiamo cominciare da due cose. La prima: riconoscerlo. Riconoscerlo per quello che davvero è. Il primo movimento internazionale spontaneo e simultaneo di questo millennio, animato e promosso dai più giovani. Un movimento di radicale e strutturale contestazione ad un sistema di governo mondiale e di dinamiche economiche globali che le ragazze e i ragazzi di questo pianeta –indipendentemente dalla loro nazione di origine o razza o religione- denunciano come ingiusto e sbagliato. La seconda: ci hanno svegliati. Parlo di me, così magari non si offende nessuno.

Come moltissimi di noi, sono stato cresciuto nel sacro culto di riconoscere sempre la propria parte nella storia. Dalla rivolta di Spartaco alla Rivoluzione Francese, dall’antifranchismo a Salvador Allende, dagli scioperi dei minatori contro la Thatcher alle sbarre della prigione di Mandela, dai “Moti di Stonewall” per i diritti civili di tutti ai Troubles di Derry, dalla guerra in Vietnam alla Resistenza Antifascista.

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Sono stato cresciuto, siamo stati cresciuti nel saper riconoscere le ingiustizie –ovunque capitassero nel mondo e in qualsiasi momento siano capitate- e nel sentirle anche emotivamente come se fossero state tutte compiute contro di noi. Ma, ecco, sarò onesto: io questo moto emotivo, verso le questioni dell’ambiente e dell’ecologia, mica l’avevo mai sentito. Ne parlava già Berlinguer, certo, addirittura nel ’77, introducendo la “questione ambientalista” nei pilastri della sinistra italiana.

E se vai a cercare bene, anche Marx ed Engels indicavano –tra le colpe della società capitalista borghese- quella di ammorbare le nostra città e i nostri fiumi con un intollerabile inquinamento che minava la salute –guarda caso- solo dei più poveri. E “non c’è rosso senza verde, non c’è verde senza rosso” io l’ho cantato, da ragazzino, nelle strade. Ma posso dire che lo sentissi davvero? Posso dire che lo avevo davvero capito? Fino ad oggi, sinceramente no.

E poi arriva quella ragazzina con le trecce e tutti i suoi coetanei, con i vestiti e i colori e i capelli e le lingue più disparate, diversissimi tra loro e però tutti legati da un intimo sentimento che non vogliono nascondere e che anzi urla a tutti: smettete di governare il mondo in questo modo. Non va bene, non è sano, non è giusto. Arriva questa generazione che decide di scioperare tutta insieme e lo fa, in un secondo, e in un secondo ci dice che per loro questo sistema di vita e produzione e regole economiche, questo turbocapitalismo da mondo occidentale o capitalismo di stato più orientale gli sta avvelenando il presente e cancellando il futuro.

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In un secondo, ci dice che quella robaccia che vorrebbe dividerli, chiamata “nazionalismo” o “sovranismo”, non esiste, non è proprio presa in considerazione. Loro manifestano insieme, in tutto il mondo. Etnie, culture, religioni differenti? Aspetti secondari, irrilevanti, per i quali non c’è più tempo per stare a litigare: c’è solo questo pianeta e c’è solo una razza, quella umana, che deve salvarsi tutta insieme. E dunque, diciamoci la verità: non è proprio quello che abbiamo sempre sognato?

Non ci fa anche intimamente emozionare? Oh, se sarà dura e oh, se sarà faticosa. Ci saranno tentativi di imbrigliarli, ammorbidirli, strumentalizzarli. E ci saranno errori e contraddizioni, sicuro. Ma se vogliamo essergli utili, facciamo così: riconosciamoli, ammettiamo che ci hanno svegliato e ringraziamoli. Già, ragazze e ragazzi, grazie: magari non se sono accorti ancora tutti, ma ci state salvando la pelle.

Andrea MalpassiCoordinamento area migrazioni e mobilità internazionali Inca Cgil

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