Di Maio non vuole intromissioni. Ma per Landini ha ragione l’Ocse – Giuseppe Sabella

Il viaggio in Italia – per usare parole care al grande Wolfang Goethe – del Segretario dell’Ocse Angel Gurrìa non è passato inosservato, anche se non tutti hanno compreso a fondo l’effetto dirompente delle sue dichiarazioni. Gurrìa ha parlato di “Italia ufficialmente in stallo”, confermando le stime dell’Interim Economic Outlook, rilasciato lo scorso 6 marzo, secondo cui il Pil italiano dovrebbe registrare una contrazione dello 0,2% nel 2019 e un aumento dello 0,5% nel 2020.

È noto che le sue affermazioni non sono piaciute al SuperMinistro Luigi Di Maio che ha parlato di “intromissioni”, invitando l’Ocse “a fare l’austerity a casa loro”, cosa su cui è intervenuto anche il Ministro dell’economia Tria: “L’Ocse non parla di austerity”. In sintesi, un’altra prova di inconsistenza delle misure adottate dal governo e un’altra occasione di tensione interna alla maggioranza.

Nel rapporto sull’Italia pubblicato dall’Ocse si è posta particolare attenzione ai due interventi cardine del governo, Reddito di cittadinanza e Quota 100. Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza che “giustamente si pone l’obiettivo di assistere i cittadini poveri”, la misura (rispetto al precedente Reddito di inclusione) ha previsto “fondi supplementari significativi per i programmi di contrasto alla povertà”. Tuttavia, “gli effetti positivi sulla crescita dovrebbero essere scarsi, in particolare a medio termine”. Inoltre, l’efficacia della misura “dipenderà in misura cruciale da sostanziali miglioramenti dei programmi di formazione e di ricerca di lavoro”. E va tenuto sotto controllo il rischio “di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà”. Non a caso, il rapporto suggerisce di “abbassare e ridurre progressivamente nel tempo le prestazioni del Rdc e introdurre un sussidio per i lavoratori occupati a basso reddito, per incoraggiare i beneficiari a cercare un impiego nel settore formale”.

Per quanto riguarda Quota 100, la bocciatura Ocse è piuttosto netta: “rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane”. C’è inoltre il rischio che accresca “la diseguaglianza generazionale e farà aumentare il debito pubblico”. Già ora, l’Ocse stima che il rapporto sul Pil salirà al 134 per cento quest’anno e al 135 il prossimo.

Per quanto riguarda il nostro quadro economico complessivo – come ben sappiamo – “la crescita della produttività è stata debole o negativa negli ultimi 25 anni”; il “tenore di vita degli italiani è quasi pari a quello rilevato nel 2000” e “negli ultimi decenni le grandi disparità regionali si sono ampliate”. Per quanto concerne il nostro mercato del lavoro, “La qualità del lavoro è bassa e la discrepanza tra gli impieghi e le qualifiche dei lavoratori è elevata, se raffrontata su scala internazionale”. Non a caso, “la penuria di opportunità spinge molti giovani a emigrare, aggravando il processo di già rapido invecchiamento della popolazione”.

Secondo Gurrìa, l’Italia ha bisogno di un “programma pluriennale” da realizzarsi entro il 2030 per portare la crescita annuale del Pil dallo 0,6% previsto con le politiche attuali all’1,5%. Secondo l’Ocse, l’Italia deve promuovere – ad esempio – la “concorrenza nei mercati tuttora protetti, come i servizi professionali e i servizi pubblici locali”, lo sviluppo dell’innovazione anche attraverso incentivi mirati legati al programma Industria 4.0 (cosa che il governo sta facendo proprio in queste ore). Ai mercati (ovvero agli investitori), che in questi mesi hanno sentito tutto e il contrario di tutto, piacerebbe un “programma credibile a medio termine per ridurre il rapporto debito/Pil”, con l’effetto di far scendere il costo dei nostri Btp. “In assenza di una politica di bilancio sostenibile, il margine per migliorare le infrastrutture, aiutare la popolazione disagiata e fornire i servizi pubblici attesi dai cittadini si ridurrà”, ammonisce il rapporto.

E l’idea di programma pluriennale piace molto a Maurizio Landini e al sindacato tutto. Solo un piano di sviluppo per il Paese può tornare a rendere centrale il lavoro e a canalizzare risorse per la crescita. È proprio ciò che è assente dalla manovra con cui Lega-M5S stanno governando il Paese. Ma non ci può essere crescita con reddito di cittadinanza e Quota 100. Altre misure non se ne ricordano.

Giuseppe Sabella – Direttore Think Industry 4.0

Twitter: @sabella_thinkin

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