Lo strano caso delle educatrici degli asili nido di Milano (e non solo di Milano)

Mi sottopongono il caso delle 340 educatrici del Comune di Milano. Lavoratrici che, in molti casi, da decenni, in convenzione col comune, si occupano della cosa più preziosa: i bambini. Per 1000-1300 euro al mese, facendo gli straordinari. Con ritmi di lavoro massacranti. Spesso rischiando denunce e aggressioni, come racconta Giorgia Caforio nel suo messaggio indirizzato al ministro Luigi Di Maio e pubblicato ieri da questo blog: “Alcuni anni fa  – scrive Giorgia – per cercare di ostacolare la sottrazione di un bambino dalla comunità in cui lavoravo mi sono beccata una bella spruzzata di spray urticante dritto negli occhi: da allora ho una ipersensibilità che mi porterò dietro per sempre“. Alle educatrici del comune di Milano ma di molte altre parti d’italia sta succedendo questo.

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Capita che nel 2016, il comune di Milano – ma nel corso degli anni anche altri comuni – abbia indetto un concorso per educatrici di asili nido, cioè quello che le 340 educatrici fanno da molti anni, sempre per conto del comune, benché attraverso cooperative sociali convenzionate. Cioè, in altre parole, sono persone che dovrebbero già essere dipendenti del comune se non si fosse esternalizzata parte dei servizi all’nfanzia. Lavoratrici precarie che hanno accumulato negli anni competenze e professionalità di eccellenza, già considerate idonee a svolgere il ruolo di educatore di nido d’infanzia e che, legittimamente, dopo decenni, aspirano all’immissione in ruolo. Da questo concorso viene fuori una graduatoria da cui il comune avrebbe dovuto attingere, di proroga in proroga, fino al 2020. Ma qualche giorno fa una decisione del Governo ha stabilito che quella graduatoria non verrà prorogata e che scadrà a ottobre di quest’anno, gettando alle ortiche professionalità di altissimo livello, lasciando i bambini senza il personale sufficiente e vanificando in un colpo i sacrifici di una vita di lavoro e mortificando la storia e la dignità di queste lavoratrici la cui unica “colpa” è quella di essere state mantenute per anni in una condizione di precarietà e incertezza, sfruttate fino all’osso, sottopagate. Beffate due volte. Ma le educatrici, sostenute dai sindacati e dalle loro colleghe di ruolo, non sembrano voler accettare questa situazione e si stanno organizzando per cancellare la decisione del governo che le considera alla stregua di merce usa e getta.

Fortebraccio News

 

 

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