Un primo maggio pazzesco!

Che fosse un primo maggio destinato a fare storia lo si capisce subito, stamattina, all’uscita dei giornali in edicola. Tutta la prima pagina di Repubblica dedicata al lavoro, al corteo del primo maggio e, soprattutto, all’intervista di Maurizio Landini che diventa subito virale: “Le ragioni storiche, politiche e partitiche che portarono alla divisione tra i sindacati italiani non esistono più”, dice il numero uno della Cgil. “Oggi possiamo avviare un nuovo processo di unità tra Cgil, Cisl e Uil”. Lo aveva già detto, nei giorni frenetici della battaglia congressuale, al congresso della Cgil di Milano, e lo ha ripetuto oggi, nel giorno della Festa dei lavoratori, il suo primo maggio da segretario generale.

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Un primo maggio che gli ambienti confindustriali avrebbero voluto interclassista, neoconsociativo, addirittura nel suo titolo, Festa del Lavoro e non più Festa dei Lavoratori, con tanto di intervento degli industriali dal palco bolognese di Piazza Maggiore. Tutti assieme appassionatamente. Capitale e Lavoro. Come ai tempi di Mussolini. Ma la Cgil ha detto no scatenando il disappunto del Corriere della Sera che in un editoriale del vicedirettore, Dario di Vico, ha definito questo primo maggio un’occasione persa.  E mentre a Bologna sfila il corteo delle lavoratrici e dei lavoratori, piazza Maggiore è già piena di manifestanti che aspettano l’intervento conclusivo di Maurizio Landini. Che non delude, anzi è più sentito che mai: “Quando il fascismo divenne regime”, attacca Landini, “la prima cosa che fece fu abolire il primo maggio e incarcerare chi si batteva per i diritti. Per riconquistarlo c’è voluta la Liberazione. Il fascismo non è un’idea, è un crimine”. Poi, rivolgendosi al ministro Matteo Salvini:  “Se vuole rispettare la Costituzione, su cui lei ha giurato, non deve chiudere i porti, ma le sedi di Casapound e impedire formazioni che fanno apologia di fascismo”. E infine: “La sicurezza che vogliamo non sono leggi sull’uso delle armi, ma non morire sul lavoro, diritti, uno Stato che combatte corruzione, evasione fiscale e infiltrazioni mafiose”. Su Radio Articolo1 l’intervento integrale di Landini a Bologna.

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A margine del corteo, la Fiom di di Bologna dedica un brindisi  – con l’amaro Partigiano –  al segretario generale della Fiom Cgil Emilia Romagna Bruno Papignani, figura molto amata dai metalmeccanici emiliani, che il 9 maggio lascerà l’incarico. Buon 1º maggio Bruno!

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Nel frattempo, qualche migliaio di chilometri più a sud, in Sicilia, a Portella della Ginestra, in migliaia sfilano verso la lapide che ricorda l’eccidio del 1947. Alla testa del corteo, la vicesegretaria della Cgil Gianna Fracassi (nella foto accanto ad Emanuele Macaluso).

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Poco più in là, a Termini Imerese, i lavoratori della Blutec hanno deciso di trascorrere il primo maggio davanti ai cancelli dell’azienda. Con loro Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom.

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Tornando a nord, a Milano, la giornata è tutta dedicata ai precari, agli ultimi. A salutare il corteo che arriva in piazza è Giuseppe, un rider. Interviene poi Elena Lattuada, segretaria della Cgil Lombardia. Parole che vibrano potenti nella piazza gremita: “Fare sindacato significa immaginare che il destino dei singoli può trovare rappresentanza collettiva, unione, ognuno di noi deve essere capace di innovare la propria azione”. Nel primo pomeriggio, i rider di Glovo si ritrovano in presidio davanti alla sede dell’azienda al grido di “Il Primo Maggio non si lavora!  Sloggati, appendi il cassone e scendiamo tutti insieme in piazza”.

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Ma le piazze sono piene ovunque, da Trieste a Pistoia, da La Spezia a Torino, a Padova, a Novara, nei piccoli centri. Un primo maggio pazzesco. Con un pensiero a chi è costretto a trascorrerlo lavorando, come ricorda Serena Sorrentino, segretaria generale dei pubblici dipendenti Cgil: “Oggi tante lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici sono al lavoro per garantire i servizi essenziali. Ci sono sempre. La legge impone contingenti minimi di personale che garantiscano sempre i servizi essenziali. Ci sono quindi occasioni di Festa come occasioni di Lotta in cui i diritti di quei lavoratori che fanno funzionare il nostro Paese e si occupano dei cittadini sono limitati da regolazioni. Di notte, di Festa, negli Scioperi, non tutti e non sempre sono liberi di esercitare i propri Diritti. Ricordiamocelo quando riproporranno di limitare il diritto di sciopero”.

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A Venezia gli studenti portano i fiori ai lavoratori dei centri commerciali aperti oggi. E’ forse il gesto più bello di questo bel primo maggio. Buon Primo Maggio, compagne e compagni.

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Fortebraccio News

 

 

 

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