Aiutiamo il giovane Marx – Giulio Giorello e Giuseppe Sabella

Il 5 maggio è data storica non soltanto perché è il giorno in cui Napoleone è passato a miglior vita ma è anche quello della nascita di Karl Marx. A distanza di duecento anni, quando parliamo di economia e società il nome di Marx salta sempre fuori. Al di là del fatto che sul marxismo storico avrebbe avuto da dire lui stesso, paiono piuttosto semplici le ragioni della sua attualità. La società contemporanea è attraversata da una profonda trasformazione, esattamente come lo era la società dell’Ottocento che Marx analizzava e criticava. Allora il problema era il nascente sistema di fabbrica con cui l’Europa più avanzata per la prima volta faceva i conti, oggi è la trasformazione di quello stesso sistema. E la centralità del lavoro è ciò che accomuna le due epoche storiche. Ma, forse, la categoria del lavoro è qualcosa di fondamentale per la storia tutta.

Non esiste filosofo che più di Marx abbia dato enfasi al valore del lavoro. Marx è stato in grado di cogliere appieno il profondo impatto dell’industrializzazione sulla vita delle persone. Il giovane Karl scrive i Manoscritti economico filosofici nel 1844 e, pur utilizzando categorie concettuali del filosofo Hegel, espone la sua originale riflessione sul lavoro. Nei Manoscritti il lavoro è sempre inteso come lavoro alienato nella società capitalista : “L’immediata conseguenza del fatto che l’uomo è estraniato dal prodotto del suo lavoro, dalla sua attività vitale, dalla sua specifica essenza, è lo straniarsi dell’uomo dall’uomo”. Ma il lavoro in quanto tale – afferma egli stesso – non è lavoro alienato.

L’intento di Marx è quello di “fare dell’uomo un uomo”, ma all’interno della società capitalista ciò non gli pare più possibile. Il compito della filosofia consiste nello smascherare ogni forma di sfruttamento e di alienazione dell’uomo per rendere il mondo e la storia più consoni e abitabili per tutti: ecco perché la pratica filosofica, secondo Marx, non è soltanto interpretazione del mondo, ma possibilità di trasformazione: “I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo, il mondo va cambiato”.

Oggi abbiamo ragione di credere che non ci sia uno schema preordinato che in qualche modo sciolga l’enigma della storia, come pur voleva Marx; crediamo invece che gli individui possano di continuo cambiare l’apparente direzione della storia, come Marx stesso ha indicato nei suoi scritti giovanili. Una vera e propria direzione della storia in sè non esiste, il suo corso è imprevedibile, perché in particolare è imprevedibile l’evoluzione scientifica e tecnologica.

La globalizzazione e il problema ambientale, per esempio, sono fattori cruciali del nostro tempo che Marx non aveva previsto; sarebbe interessante sapere cosa ne direbbe. Ecco perché è utile che oggi il sindacato, oltre all’attualità di Marx, possa scoprire altri riferimenti, in particolare per rilanciarsi – in modo nuovo e unitario – in quell’Europa in cui si sta diffondendo non più “lo spettro del comunismo” ma il sovranismo di Salvini e Orban, che mina la rappresentanza del lavoro alla sua radice.

Giulio Giorello, Filosofo, allievo di Ludovico Geymonat

Giuseppe Sabella, Direttore di Think-industry 4.0

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