Buon compleanno, zio Carlo – Andrea Malpassi

“Visto che hai voluto fare Lettere, scrivi i biglietti di auguri ai nonni!”, è la vendetta che ho subito per anni, a casa, per non aver fatto Giurisprudenza. Allora oggi proverò a scrivere un biglietto d’auguri per un caro vecchio Zio…

A Bruxelles, proprio sulla piazza centrale, c’è una brasserie che non è un granché: ma Carlo Marx lì dentro ha scritto una buona parte del Manifesto. Una targa d’ottone, messa di lato e quasi nascosta dietro i cassonetti della spazzatura, ricorda semplicemente che lì ha trascorso un veglione di capodanno. Eppure, nonostante l’evidente scarsa propensione dei gestori di quel bar a vantarsi del proprio illustre avventore, ci siamo fatti una foto davanti a quella targa con una folla di compagni e amici e parenti. Sempre discretamente, con l’aria un po’ euforica e un po’ colpevole dei complottisti.

marx4.jpg

Tra compagni, amici e parenti, se uno va a Londra gli si chiede se è stato al cimitero di Highgate. Che poi è un cimitero storico, per carità, un bel parco, ma totalmente fuori mano rispetto ad ogni meta turistica. Eppure quasi tutti rispondiamo sì, certo, ovvio che ci sono stato. Senza aggiungere altro, ma sorridendoci complici, allusivi. Che al cimitero di Highgate è sepolto Carlo Marx.

Al ritorno dal Congresso della CGIL di Bari, praticamente tutti mi hanno chiesto –come prima cosa- se davvero ci fosse un telo rosso dipinto con la faccia e la barba di Carlo Marx proprio all’ingresso della sala. Io confermavo quasi abbassando la voce che sì, c’era, non solo un telo con dipinto il suo barbone, ma c’era proprio una mostra su di lui, e –sapete?- Marx è stato citato esplicitamente sia dal Segretario che passava il testimone, sia dal Segretario che lo raccoglieva. E la reazione di tutti –compagni, amici e parenti- era sempre uno sguardo stupito, incredulo e sinceramente un po’ speranzoso.

Come stupita e speranzosa è la reazione nel sentirlo citato ancora da Maurizio Landini, che appare in tv sotto un suo quadro e che sorride, se gli chiedono se è “ancora” marxista, e che risponde sottolineando semplicemente quanto Marx sia ancora attuale se immaginiamo una società che va trasformata e che va trasformata mettendo al centro il tema del lavoro e il ruolo del lavoratore.

landinimarx.png

Diciamolo seccamente, come si strappa via un cerotto in modo da non irritare troppo la pelle: da trent’anni circa quel nome è abbastanza impronunciabile.

Da quando –caduto il Muro di Berlino e i regimi dell’Est Europa- qualcuno ha affermato che la Storia fosse finita lì, che il capitalismo vittorioso sarebbe stata l’unica forma sociale ed economica possibile e che il “mercato” –lasciato libero a sé stesso senza freni, senza contraltari, senza lacci e lacciuoli- avrebbe portato pace e benessere.

Quel nome è stato rimosso, censurato, anche sbeffeggiato. Se provavi a pronunciarlo per spiegare i motivi per cui è giusta la tassazione progressiva, diventavi automaticamente un nostalgico di Pol Pot. Se provavi a citarlo, per ragionare su come la precarizzazione dei rapporti di lavoro porta inevitabilmente a degradare il “lavoratore” a “merce”, qualcuno ti avrebbe chiamato “nipotino di Stalin”.  Se negli ultimi trent’anni hai fatto il nome di Carlo Marx, anche solo per dire una verità semplice e sacrosanta, che in una società giusta ognuno dovrebbe avere ciò di cui ha bisogno ed ognuno dovrebbe dare secondo le proprie possibilità, ecco: ti è bastato dire questo per sentirti dare del nostalgico, superato dalla storia, inopportunamente legato alla sinistra dei secoli scorsi.

La censura di quel nome, naturalmente, ha nascosto la censura di quelle idee, di quei concetti, di quei valori.  Per estirparli non solo dal dibattito pubblico, dalla scena politica: ma per sradicarli dalla coscienza di sé, dalla consapevolezza del proprio ruolo e dei propri diritti.

Era preferibile e caldamente consigliato citare invece una Margaret Thatcher qualsiasi. Anche da noi, anche a “sinistra”. Proprio quella Thatcher che –tra la repressione di uno sciopero, lo scontro con un sindacato e un’altra ennesima privatizzazione- diceva: “Non esiste una cosa come “la società”, esistono solo gli individui”. Meglio citare lei che Marx, perché Marx se la prende con l’individualismo egoista e auspica che l’uomo capisca di poter agire solo come forza sociale e –quindi- collettiva.

Dopo trent’anni, però, neanche i più sfacciati sono in grado di sostenere ancora che il “mercato” senza freni ha portato pace e benessere; negli Stati Uniti ci sono candidati alla Presidenza e deputati al Congresso che parlano apertamente di “socialismo”;  la Storia, com’è naturale che sia, è tutt’altro che finita.

Del resto, cos’è la straordinaria mobilitazione mondiale di ragazze e ragazze per difendere il pianeta? E’ la certezza che il modello di sviluppo –economico, industriale, anche urbano- del capitalismo porta ad un finale tragico.

Cos’è la battaglia in difesa della scuola pubblica e della sanità pubblica e dei trasporti pubblici? E’ la rivendicazione che alcuni “beni” sono beni comuni, diritti di tutti, e non strumento per l’accumulo di ricchezza per pochi.

Cos’è la convinta affermazione che sia l’Europa –e non il sovranismo nazionalista- la frontiera da aprire ed allargare per conquistare diritti sociali e civili? E’ la consapevolezza che solo il buon caro vecchio internazionalismo può portare ad un mondo migliore: ovunque, anche nel tuo paese.

Perché il lavoro è la forza motrice della storia, è ciò che caratterizza e definisce e fa muovere la società intera e i singoli individui dentro di essa. Il lavoro è ciò che genera trasformazione e cambiamento e noi il cambiamento lo vogliamo perché il “mercato” ha rimesso al centro solo il profitto, solo l’accumulo di capitale nelle mani di pochi, a danno di chi sta peggio… il cambiamento lo vogliamo perché il male, il male più grande, resta ancora lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Non è nostalgia, questa, nostalgia di un passato mitizzato o idealizzato. Potete anche smettere di dircelo: dopo trent’anni ne abbiamo le tasche piene. Semmai, è nostalgia del futuro. Nostalgia e voglia di futuro, della possibilità di poter analizzare e immaginare e poi impegnarci per realizzare un futuro migliore. Ecco, quella ce l’abbiamo, ce l’abbiamo quanto prima. Visto come vanno le cose, ce l’abbiamo più di prima.

E se in quest’analisi e in questa prospettiva di impegno scopriremo di nuovo che forse va studiato e citato anche Carlo Marx, lo studieremo e lo citeremo. Anche, certo, anche. E non preoccupandoci di ciò che lui direbbe ora, che è un esercizio sterile e decisamente inutile: ma preoccupandoci di ciò che ora dobbiamo dire e fare noi.

Del resto, i filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in vari modi: il punto, adesso, è cambiarlo.

Lo ha detto Carlo Marx.

Andrea Malpassi, Coordinamento area migrazioni e mobilità internazionali Inca Cgil

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...