Adesso basta con sta rottura de cojoni dei fascisti – Giorgio Sbordoni

Mimmo Lucano nemico dell’Italia, Roma non ti vuole… Roma non ti vuole??? Roma ha un disperato bisogno di gente come te. Roma città aperta. Basterebbe il titolo di un film monumento alla Resistenza di questa città, non tutti i 103 minuti del capolavoro di Rossellini, soltanto il titolo, per rispondere alla presunzione dei fascisti, che pensano (?) di poter parlare per Roma. Basterebbe quel titolo immortale per surclassare capitan cinguettio e i suoi patetici sgherri. Basterebbe, ma non basta. Perché stavolta la misura è veramente colma.

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E allora eccomi qua a scrivere della decisione dei fascisti di Forza Nuova di indire, per domani, una manifestazione a Piazzale Aldo Moro, all’ingresso dell’Università La Sapienza, per bloccare la lezione sulle convivenze di Mimmo Lucano, il sindaco sospeso di Riace. Sarò sincero con voi, il pezzo avrei voluto iniziarlo con la frase, ormai diventata slogan per le foto profilo di Facebook, “Sta rottura de cojoni dei fascisti”. L’avevo già scritto e persino inviato. Ma noi non riusciamo proprio a essere così. Ogni tanto, citando il poeta americano Walt Whitman, lo facciamo risuonare anche noi, sopra i tetti del mondo, il nostro barbarico YAWP, un liberatorio NUN ME STA BENE CHE NO, giusto per aprire la valvola della pentola a pressione quel tanto che basta a non saltare in aria.

Così, dopo una notte agitata, mi sono svegliato ricordando tutto: che noi siamo quelli bravi, che i libri, invece di bruciarli, li leggono; i giornali, invece di chiuderli, li comprano; le tesi, invece di imporle a forza di sputi e insulti, le argomentano; e le lezioni, tanto per entrare in tema, invece di impedirle, le ascoltano (e poi, se è il caso, le contestano). Lucano domani dovrebbe parlare di convivenze. Questa città, a forza di convivenze, è diventata eterna. Ma i fascisti, che non capiscono nulla e di quasi tutto – ma di convivenza in particolare – non ne sanno assolutamente niente, hanno reagito, anche stavolta, nell’unico modo che conoscono: piazziamoci all’ingresso e non facciamo entrare nessuno. La sintesi perfetta del loro concetto di convivenza. E via al protocollo standard, l’unico paradigma che in un secolo di storia sono riusciti, nella loro famigerata limitatezza, a teorizzare. Stavolta, al posto del condominio di case popolari, c’è un ateneo. Al posto della sventurata famiglia di turno, c’è un pezzo di società civile, un ospite illustre, degli accademici, degli studenti, dei cittadini che vorrebbero imparare e capire. All’ingresso ci sono loro, i soliti energumeni tutto cazzo e cazzotti che sbavano minacce per tentare di bloccare il corso naturale delle cose.

In questa cornice sempre uguale, del quale il nostro Paese, ormai da settimane, è prigioniero, poco cambia se la Questura, per ragioni di ordine pubblico, non ha dato il nulla osta al presidio dei fascisti. Loro hanno già detto che tireranno diritto e lo faranno lo stesso. Quello che succederà, in questa notte triste del Paese e della mia città, probabilmente lo sapremo soltanto domani. Quello che è evidente, però, è che i fascisti e il loro burattinaio di turno, il Mostro dell’Interno, hanno una paura fottuta di quelli come Mimmo Lucano. Non a caso lo hanno definito nemico d’Italia.

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Del resto Lucano, per i sedicenti superuomini, è davvero criptonite. Perché è riuscito a spiegare alla gente, in un contesto economicamente e socialmente difficile, che accogliere esseri umani che scappano da guerre e carestie non soltanto è, per gli altri esseri umani (per tutti, ma soprattutto per i più fortunati) l’unica cosa giusta da fare. Ma diventa persino una straordinaria occasione di rinascita, capace di regalarti un mondo e una vita migliori. Il modello di accoglienza di Riace, non solo teorizzato, ma messo in pratica, ha dato risultati sorprendenti, impedendo di fatto che il paesino dei Bronzi si spegnesse piano piano come tante altre realtà del Mezzogiorno ormai spopolate. Dando una casa e un avvenire a migranti provenienti da oltre venti diverse nazioni e insegnando loro i segreti dell’artigianato locale, dal ricamo, al mosaico in vetro, alla ceramica, Riace, negli anni, non solo è sopravvissuta, ma è addirittura rinata e ha salvato un pezzo storico della sua manifattura tradizionale che, altrimenti, sarebbe andata perduta.

Lucano è stato così bravo a parlare e ancor di più a fare che di lui si occupò persino il New York Times. E la rivista Fortune lo inserì, nel 2016, nella classifica dei 50 migliori leader del mondo. Il suo coraggio e la sua semplicità ne hanno fatto un esempio positivo e, anche dal punto di vista dell’inchiesta che ha portato alla sospensione della sua carica e all’allontanamento dal suo paese, il rinvio a giudizio del Tribunale di Locri è stato anticipato dalle stroncature dell’indagine da parte della Cassazione, per la quale non ci sono state truffe né ruberie né nozze di comodo. Sarà per questo che il sindaco di Riace ancora una volta è apparso molto sereno e ha già detto che non ha paura di Forza Nuova e si presenterà alla Sapienza senza scorta. Ora capite?

Riace rappresenta, in scala, un modello perfetto di quello che un’intera nazione in crisi, un’intera unione di stati in disfacimento, rispondendo con umanità, ma anche razionale praticità, ai fenomeni migratori, potrebbero ottenere. Tutto chiaro adesso? Non è difficile comprendere perché proprio quel primo cittadino per l’ultimo dei ministri è diventato il nemico da abbattere. Il modello Riace non soltanto è l’antitesi del prima gli italiani, ma agli italiani insegna che ad aprire i porti ci si guadagna. Una lezione pericolosa per i sovranisti a caccia di voti. Una lezione che non s’ha da fare, è il messaggio di questi bravi 2.0.

E così, anche stavolta, il camerata Matteo Salvini ha adunato le sue squadracce per silenziare il perfido professionista della sostituzione etnica e agente di Soros, Domenico Lucano, in uno schema che, nella storia politica italiana, si ripete immutato da tempo. Già, perché, a guardar bene, forza nuova è la debolezza antica dell’italica borghesia moderata, che finisce sempre per chiamare le camicie nere quando c’è del lavoro sporco da fare. E si sa che i fascisti sono professionisti del lavoro sporco. Del resto, una cosa sanno fare, i forti con i deboli, e una cosa sanno dire, il loro brutto e odioso “me ne frego”, unica didascalia per ogni loro nefandezza. (Ah, no, scusate, adesso c’è anche “troia ti stupro”, ma va bene solo per le madri di famiglia con bambini in braccio).

A noi, che abbiamo scelto consapevolmente la parte più complicata dalla quale stare nella Storia, e da sempre lottiamo per difenderli, i deboli, e proprio dai forti – gli sfruttati dai padroni, le minoranze dai razzisti, i perseguitati dai fascisti – pagine e pagine e pagine di quaderni dal carcere e manifesti politici e interventi parlamentari e splendidi discorsi alle moltitudini non ci bastano ancora. Per questo, ne sono certo, qualsiasi cosa succederà domani, saremo tutti alla Sapienza con l’Anpi, i sindacati e la società civile. Perché noi siamo i buoni, i veri bravi e la lezione di Mimmo Lucano ce la vogliamo risentire, che al mondo c’è sempre da imparare qualcosa. E a impedircelo non sarà certo sta rottura de cojoni dei fascisti.

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1

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