Lavoro e ambiente, il sindacato che parla al futuro

Le ragazze e i ragazzi di questo pianeta oggi saranno di nuovo in piazza a rivendicare il loro futuro, a pretendere che quel futuro inizi ora, a chiedere –anzi, meglio: a comunicare che l’unico tempo per salvare la Terra è il presente. In oltre 125 nazioni diverse (guardate un mappamondo: sono praticamente tutte), in oltre 2000 città… Riusciamo ad immaginare quante lingue, quante culture, quante religioni e anche quante etnie diverse ci sono, dentro duemila città?

Non mollano, nonostante l’intera destra -che non perde occasione per stare dalla parte sbagliata della storia- ormai li insulti e li aggredisca apertamente con sconcertante volgarità. E non mollano, nonostante molti “adulti” li avessero già bollati –con l’aria sufficiente di chi le ha viste tutte e tutte le capisce- come meteore, fenomeni passeggeri, infatuazioni adolescenziali.

Non mollano –e per fortuna: perché sulla questione ambientale passerà anche la tenuta della “pace” nel nostro pianeta. Pace, già: l’accessibilità all’acqua, infatti, sta già segnando molte delle dinamiche geopolitiche. Con le grandi multinazionali che acquistano interi laghi di acqua dolce in Canada e in Europa e con i Dipartimenti Militari di molti paesi che hanno spostato i propri obiettivi strategici verso i territori, appunto, ricchi di bacini potabili.

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Con gli studenti, questa volta, ci saranno migliaia di insegnanti, che non si lasciano intimidire e che sostengono i propri studenti ben educati ad esercitare liberamente il proprio senso critico. E ci saranno centinaia di scienziati, bollati fino ad oggi come “catastrofisti” dal mondo politico e da quello economico-finanziario, accecati dal proprio tornaconto immediato.

Con loro ci saranno i sindacati e diciamolo con orgoglio: non è la prima volta.

Il sindacato, in Italia, da anni evidenzia la necessità di cambiare il paradigma del nostro sviluppo e della nostra economia, per renderlo “sostenibile”: sostenibile per i lavoratori e sostenibile per l’ambiente. Che poi, in sintesi, vuol dire: adatto al prioritario benessere delle persone.

Per rendersi conto che non è soltanto uno slogan suggestivo, vale la pena approfondire le proposte concrete del sindacato. (Date un’occhiata al documento di Cgil, Cisl e Uil rispetto al Piano Nazionale Integrato per l’Energia ed il Clima). A me, farlo, è servito parecchio: per ampliare la vecchia certezza che la civiltà arrivi, prima di tutto, “con la ferrovia e l’elettrificazione”. E per superare il vecchio pregiudizio (dovrei vergognarmi ad ammetterlo) che un fiume un po’ inquinato è un prezzo forse accettabile per avere una bella e grande fabbrica, che dia lavoro e sviluppo ad un’area magari depressa.

Il punto è proprio questo: bisogna invertire la logica –della quale forse non ero proprio l’unica “vittima”-  secondo la quale la creazione di lavoro è “inconciliabile” con la difesa dell’ambiente. Il futuro del mondo del lavoro, invece, è indissolubilmente legato alla tutela del pianeta. E non a caso è il tasto su cui batte quotidianamente, in ogni occasione, il vicesegretario della Cgil, Gianna Fracassi, titolare della delega sull’ambiente nella segreteria nazionale, colei che più ha spinto per schierare il sindacato rosso al fianco dei ragazzi e delle ragazze del Friday For Future . Un esempio concreto? Le centrali a carbone ancora presenti nel nostro paese entro pochi anni dovranno comunque essere chiuse. Per ridurre l’impatto ambientale oggi e salvare migliaia di posti di lavoro domani, vale o no la pena investire subito per riconvertirle?

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Gianna Fracassi e Maurizio Landini

Una grande riconversione nel settore automobilistico verso l’elettrico è una cosa che possono fare solo in Germania e in Cina? Magari converrebbe farlo anche da noi, per non condannarci ad un futuro di dipendenza eccessiva dall’importazione e una facilmente prevedibile perdita massiccia di occupazione nel settore.

Si può pensare che l’Italia, tanto per dirne un’altra, smetta di concedere 17 miliardi di incentivi a chi ancora oggi produce utilizzando fonti fossili (causa dell’ormai famigerato carbonio)? Incentivi e sgravi fiscali vanno garantiti a chi innova, a chi sperimenta, a chi promuove formazione e ricerca.

Sono queste le chiavi su cui punta il Sindacato: per garantire ai lavoratori la necessaria preparazione e qualificazione, per promuovere un futuro sviluppo industriale al nostro paese , per concretizzare tutte le innovazioni indispensabili a creare nuovi posti di lavoro.

Occorrono sinergie tra governo, mondo del lavoro e mondo della cultura, contratti nazionali che prevedano anche nuovi ammortizzatori sociali per le fasi di transizione, una contrattazione territoriale attenta all’impatto ambientale.

Inutile girarci intorno: serve una grande riforma dell’economia, del consumo e dei modelli produttivi. E può essere realizzata solo se lo Stato torna ad affermare il primato dell’interesse collettivo rispetto al guadagno dei privati. Solo se la “cosa pubblica” smette di lasciare mano libera al mercato. La favola di un capitalismo capace di rinunciare al profitto immediato è stata infranta dall’esplicita avventatezza e arroganza dell’amministrazione Trump. Dove, anche sui temi ambientali e perfino rispetto ai più blandi accordi climatici, si nega la realtà in nome del profitto delle multinazionali.

E allora, se davvero siamo convinti che la vera forza di cambiamento del mondo sia quella del lavoro, il sindacato deve affrontare anche questa sfida. Con coraggio, con determinazione e con una nuova sensibilità.

Con la cura e anche con la delicatezza che abbiamo amato nella fotografia di Maurizio Landini che –in occasione del primo sciopero mondiale per il clima- consegna la tessera onoraria della Cgil a Greta.

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Foto Simona Caleo

La travolgente e inamovibile caparbietà dei più giovani insieme alla forza storica del lavoro: unite, determineranno il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Di cui abbiamo bisogno immediatamente.

Andrea Malpassi, Coordinamento area migrazioni e mobilità internazionali Inca Cgil
Foto di copertina di Simona Caleo

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