Oggi c’è da essere felici, c’è il Pride – Andrea Malpassi

Da 25 anni a questa parte, come succederà oggi, anche in Italia si celebra il Pride: ed è una cosa di cui essere davvero contenti. Di più: felici, proprio.
Perché ragazze e ragazzi rivendicano il diritto e festeggiano l’orgoglio di essere sé stessi a dispetto di una società -e qualche volta delle proprie famiglie- che vorrebbero impedirglielo, che vorrebbero farli insensatamente sentire in colpa, che vorrebbero negarne l’esistenza. E rifiutando il “dress-code” puritano che tenta di imporre chi ha paura di guardarli, riempiono le nostre città di musiche e colori: perché, banalmente, l’amore ha tutti i colori del mondo.
La CGIL, come sempre, al Pride ci sarà: ad aggiungere altre musiche e altri colori, a difendere diritti e festeggiare uguaglianza e libertà.
Un motivo in più per essere felici, quando c’è il Pride, è perché il Pride ci racconta ogni volta una favola. Una favola bella, bellissima: tanto bella da essere addirittura vera.
Erano gli anni ‘80 e Margaret Thatcher decise di bloccare i fondi del sindacato inglese: così il sindacato non avrebbe potuto aiutare le famiglie dei minatori in sciopero, nemmeno per pagare il riscaldamento durante l’inverno.
Ci fu un gruppo di ragazze e ragazze di Londra che decise di aiutare i minatori. Non avevano neanche vent’anni, erano pochi pochi e fino a quel momento erano stati loro il bersaglio preferito dei Conservatori e, qualche volta, anche della polizia.
Erano giovani di un movimento per i diritti LGBT e si resero conto, con sublime spontaneità, che c’erano altre persone discriminate, isolate, vittime di ingiustizie: i lavoratori e le loro famiglie. Decisero dunque di portargli aiuto, sostegno e solidarietà.
Mica fu facile all’inizio, eh?
Immaginate le diffidenze reciproche, anche i pregiudizi… molti minatori gallesi, magari dal cuore gentile ma dai modi rudi, non volevano quell’abbraccio. E parte della comunità LGBT non voleva confondere le proprie rivendicazioni con una causa sindacale che appariva già persa.
Indovinate chi fece superare diffidenze e pregiudizi? Le donne. Madri e mogli dei minatori gallesi, le ragazze del movimento londinese: si conobbero, parlarono, capirono concretamente le ragioni reciproche e spiegarono ai maschietti che i diritti sociali degli uni erano proprio la stessa cosa dei diritti civili degli altri.
Chi ha un diritto negato, spiegarono quelle donne, è nella stessa situazione: subisce un’ingiustizia. Divisi si è deboli. Uniti si è più forti.
Semplice: come voler aiutare una famiglia che non ha i soldi per sopravvivere all’inverno.
Semplice: come permettere a due persone di qualsiasi sesso di amarsi liberamente.
E cosi il movimento LGBT raccolse fondi, promosse campagne, organizzò persino un grande concerto.
La storia non finì bene per i minatori, lo sappiamo. Ma la Storia non finisce mai e questa storia oltretutto è una favola.
L’anno dopo c’era il Sindacato dei minatori inglesi ad aprire il Pride di Londra: per ricambiare la solidarietà e per darIl Pride e sostegno -anche fisico, in caso di bisogno- alla lotta di quei giovani. E l’anno dopo ancora, nell’86, è lo stesso sindacato ad imporre che il Partito Laburista metta -tra i propri obiettivi principali- il pieno riconoscimento dei diritti LGTB. E sarà il sindacato a lottare sempre contro la Thatcher quando questa, nell’88, introduce per vendetta l’infame “section 28”: una legge che criminalizzava la “diffusione della cultura omosessuale” e che permetteva, dunque, di intimidire insegnati e chiudere associazioni per i diritti civili (ci ricorda niente?). Fu il sindacato a lottare fino alla sua definitiva abolizione.
È così bella, questa favola, che ci hanno fatto un film. Si chiama “Pride”, appunto, e quando è uscito non a caso c’era Susanna Camusso a portarlo nelle scuole e a parlarne con gli studenti.
Ed è così bella, questa favola, da essere addirittura vera. Diritti sociali e diritti civili insieme: sembra così facile, così naturale…
Ed in realtà lo è: a dispetto di questi anni che hanno provato a raccontare solo le nostre differenze e, dunque, ad alimentare le nostre divisioni, anche oggi le piazze saranno piene di ragazze e ragazzi che rivendicheranno e festeggeranno insieme gli uni e gli altri. Anche in questo faticoso 2019, ci saranno piazze allegre, colorate, felici. Unite.
“Uniti resistiamo, divisi cediamo”, diceva proprio il padre di tutte le favole, Esopo. Ed è una favola alla quale noi continuiamo a credere soprattutto perché -sempre da più parti, come oggi al Pride- è già realtà.
Andrea Malpassi

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