Riprendiamoci il Paese, un diritto dopo l’altro

Un camion entra in un’officina e resta fermo a motore acceso. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza chiede alla direzione se la procedura è a norma e se è lecito avvelenare gli operai che stanno lavorando con l’immissione, nell’ambiente, dei fumi di scarico. Per altro, con le uscite di emergenza che risultano bloccate. La direzione, per tutta risposta, comanda l’uscita dal luogo di lavoro di tutti gli operai, perché attendano nel piazzale dello stabilimento fino alla conclusione delle operazioni in cui è coinvolto il mezzo. Dopo 90 minuti la direzione chiede agli operai di tornare a lavorare, comunicando loro che non ha nessuna intenzione di retribuire quel fermo produttivo, ordinato dall’azienda stessa, a meno che non lo stabilisca un giudice.

Per la Fiom Cgil la retribuzione è dovuta. I lavoratori hanno ritenuto questo comportamento fortemente ingiusto e hanno votato lo sciopero. Lo sciopero è iniziato una settimana fa e va avanti da 40 ore. Tutto per pretendere il pagamento di 90 minuti. Quella della Alubel, un’azienda metalmeccanica che produce rivestimenti e coperture metalliche a Bagnolo in Piano, in provincia di Reggio Emilia, sembra una piccola storia. Non fatevi ingannare. Racconta la ragione sociale, l’essenza di un sindacato, quanto, nella loro gravità e comprensibile priorità sui media, le grandi vertenze in cui sono in gioco migliaia di posti di lavoro.

futuro
La locandina dello sciopero dei metalmeccanici

Se esistono lotte come quelle che si stanno combattendo in Whirlpool, Ilva, Bombardier e FCA, lo si deve alle piccole storie come Alubel. Al principio che si fa sostanza. Perché la chiusura di una fabbrica e la delocalizzazione di un grande gruppo iniziano con la cancellazione di un semplice diritto, con lo spostamento dell’asticella un po’ più in là. Un’idea diversa di Paese, quella che propongono da mesi i sindacati in piazza, passa attraverso la richiesta di una seria politica industriale, ma anche attraverso la riaffermazione di principi e diritti che, sempre più spesso, vengono disattesi o cancellati. Tenere certi paletti ben piantati nel terreno è la prima regola di ogni sindacato. Ogni grande marcia per il lavoro e per i diritti si compie mettendo un piede dopo l’altro.

Fortebraccio News

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