Buon compleanno Fiom – Ilaria Romeo

Il 16 giugno 1901, a Livorno, ha inizio il Congresso costitutivo della Fiom.

“Alle ore 9 e mezzo di stamani, dalla sede della Camera del lavoro, preceduti dalla bandiera sociale, si partirono i delegati delle varie sedi venuti a Livorno per prender parte al primo Congresso nazionale degli operai metallurgici” si legge su «Gazzetta livornese» del giorno.

Giunti da ogni parte d’Italia, i delegati presenti nella sede della Fratellanza artigiana della città toscana, rappresentano 40 sezioni (altre 18 avevano inviato la propria adesione) e più di 18mila iscritti.

A tenere la relazione morale e finanziaria del «Comitato centrale di Propaganda» è chiamato l’operaio Aristide Becucci, mentre il primo segretario eletto è Ernesto Verzi, 29 anni, nato a Firenze, ma residente a Roma dove svolge l’attività di incisore di metalli (dimissionario sarà sostituito nove anni dopo da Bruno Buozzi).

Dieci i punti all’ordine del giorno:

  1. Verifica dei poteri. Elezione della Presidenza; 2. Relazione morale e finanziaria del Comitato centrale di propaganda (relatore: Aristide Becucci); 3. Organizzazione: a) Costituzione della Federazione nazionale (relatore: Ernesto Verzi); b) Progetto di Statuto Federale (relatore: Ernesto Verzi); c) Progetto di Statuto unico per le Sezioni (relatore: Mosè Cattaneo); 4. Legislazione sociale: a) Legge sui probiviri (relatori: A. Mochetti, Giovanni Solvi); b) Legge sugli infortuni del lavoro (relatore: Pietro Chiesa); c) Legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli (relatore: Costantino Fusacchia); d) Legge sulla Cassa Nazionale di Previdenza (relatore: Angiolo Cabrini); 5. Orari di lavoro (relatore: Tullio Mariani); 6. Salari (relatore: Luigi Petrali); 7. Stampa (relatore: Giuseppe Biscotti); 8. Regolamento per gli apprendisti e scuole professionali (relatore: Oreste Piva); 9. Organizzazione degli operai metallurgici alle dipendenze del Governo (relatore: Angiolo Cabrini); 10. Sede del Comitato Centrale e del futuro Congresso.

Reciterà il primo articolo dello Statuto approvato: “Con deliberato del I Congresso nazionale tenutosi a Livorno il 16 giugno 1901 fu dichiarata costituita la Federazione italiana fra gli operai metallurgici (Fiom) o facenti parte delle Sezioni annesse alla Federazione”.

Nel 1906 la Fiom partecipa alla fondazione della Confederazione generale del lavoro (Cgdl)[1] ed il 20 febbraio 1919 raggiunge un accordo con l’Associazione industriali di categoria che prevede la riduzione di orario a 8 ore giornaliere e 48 settimanali, il riconoscimento delle Commissioni interne[2] e la loro istituzione in ogni fabbrica, la nomina di una Commissione per il miglioramento della legislazione sociale e di un’altra per studiare la riforma delle paghe e del carovita (con il successivo accordo del 19 settembre 1920 si otterranno aumenti salariali, 6 giorni di ferie pagate, miglioramenti per gli straordinari e il lavoro notturno.).

Al biennio rosso (1919-1920) segue purtroppo l’avvento al potere del fascismo che porta rapidamente a un restringimento delle libertà (prima collettive e poi individuali) ed alla messa fuorilegge dei sindacati, dei partiti e di ogni associazione.

Con gli accordi di Palazzo Vidoni  del 2 ottobre 1925, Confindustria e sindacato fascista si riconoscono reciprocamente quali unici rappresentanti di capitale e lavoro, abolendo le Commissioni interne. La sanzione ufficiale arriva con la legge n. 563 del 3 aprile 1926, che riconosce giuridicamente il solo sindacato fascista – l’unico a poter firmare i contratti collettivi nazionali di lavoro -, istituisce una speciale magistratura per la risoluzione delle controversie di lavoro, cancella il diritto di sciopero. Il 4 gennaio 1927, in seguito ai provvedimenti emessi dal fascismo, il vecchio gruppo dirigente della Cgdl decide l’autoscioglimento dell’organizzazione.

Nel giugno del 1944, il sindacato viene  ricostituito con il Patto di Roma siglato da Giuseppe Di Vittorio per i comunisti, Achille Grandi per i democristiani ed Emilio Canevari per i socialisti. In quelle stesse ore uno dei principali protagonisti dell’intesa, Bruno Buozzi, veniva barbaramente ucciso dai nazisti.

Sei mesi dopo la proclamazione della Repubblica, nel dicembre 1946, la Fiom tiene il suo IX Congresso e la Federazione italiana operai metallurgici diventa Federazione impiegati operai metallurgici raggiungendo 638.697 iscritti (il simbolo assume la sua configurazione attuale: l’incudine sparisce, alla ruota dentata – industria meccanica -, al martello – metallurgia – e al compasso – lavoro tecnico o di progettazione -, si aggiungono la penna – lavoro impiegatizio – e la sigla Fiom).

Le conclusioni del Congresso saranno affidate a Giuseppe Di Vittorio che all’inizio del suo intervento presenterà a nome della Cgil la candidatura a segretario generale di Giovanni Roveda, all’epoca sindaco di Torino, che sarà poi ratificata dal nuovo Comitato centrale.

A Roveda seguiranno nell’ordine Agostino Novella, Luciano Lama, Piero Boni, Bruno Trentin, Pio Galli, Sergio Garavini, Angelo Airoldi, Fausto Vigevani,  Claudio Sabattini, Gianni Rinaldini, Maurizio Landini e Francesca Re David, prima donna alla guida delle tute blu in più di cento anni di storia.

Quattro di loro diventeranno segretario generale della Cgil nazionale (il numero sale a sei se di considerano Antonio Pizzinato e Susanna Camusso, segretario generale della Fiom milanese il primo, segreteria nazionale la seconda).

“Il tratto caratteristico della nostra storia – diceva in occasione del 115° anniversario il segretario generale Maurizio Landini – è che, fin dalla nascita, abbiamo scelto di non essere un sindacato di mestiere né corporativo. Abbiamo scelto di rappresentare le persone: la nostra non è solo tutela del lavoro e non pensiamo il lavoro solo come mezzo di sopravvivenza, ma come strumento fondamentale per trasformare i luoghi di lavoro e la società. La Fiom vuole essere un soggetto sociale e politico”.

Una storia lunga e complessa fatta di grandi vittorie ma anche sconfitte, coraggio, solidarietà, spirito di sacrificio.

Una storia importante che in tanta parte interseca la storia dell’Italia contemporanea, una storia che continua e che con orgoglio continuiamo a raccontare, con la consapevolezza, come diceva Giuseppe Di Vittorio, di servire una casa grande, una causa giusta.

[1] Sempre del 1906 è il patto Itala-Fiom, universalmente riconosciuto come il primo contratto collettivo di lavoro. Nell’anno della firma la Fiom contava 100 sezioni e 23.175 iscritti. Aveva al suo attivo già due congressi nazionali (1901 a Livorno e 1903 a Milano) e si apprestava al terzo (nel 1907 a Bologna).

[2] “Le Commissioni interne”, scriverà Antonio Gramsci su «L’Ordine Nuovo» del 21 giugno 1919, “sono organi di democrazia operaia che occorre liberare dalle limitazioni imposte dagli imprenditori, e ai quali occorre infondere vita nuova ed energia. Oggi le Commissioni interne limitano il potere del capitalista nella fabbrica e svolgono funzioni di arbitrato e di disciplina. Sviluppate ed arricchite, dovranno essere domani gli organi di potere proletario che sostituisce il capitalista in tutte le sue funzioni utili di direzione e di amministrazione”.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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