L’Italia non riparte senza il Sud (e i suoi giovani) – Esmeralda Rizzi

Gli anni passano, il gap nord-sud resiste: anzi, peggiora. Col governo a trazione leghista poi, cosa potrà succedere? Esattamente 10 anni fa, più o meno in questo stesso periodo, mi trovavo a Reggio Calabria per moderare un dibattito sul divario tra aree del Paese nell’ambito della locale Festa della Cgil. Ne discutevano gli allora segretari generali di Camere del Lavoro di alcune città italiane: Onorio Rosati di Milano, Francesco Alì di Reggio Calabria, Mauro Fuso di Firenze, Lillo Oceano di Messina e l’allora segretario confederale Agostino Megale.

I temi centrali erano in fondo gli stessi della manifestazione di oggi, perché se oggi al governo ci sono Lega e Pentastellati, quelli erano gli anni di Berlusconi che con la Lega nord governava. Veniva approvato il taglio al Fonda di finanziamento ordinario per l’università, la riforma Gelmini, il federalismo fiscale, l’abolizione dell’ICI sulla prima casa che abbiamo pagato con i tagli alla sanità; erano gli anni della battaglia di Peppino Englaro per sua figlia Eluana. Terminato il dibattito nel quale proprio come oggi si evidenziava la necessità di sostenere il Sud senza il quale il resto del Paese non sarebbe riuscito a fare fronte alla crisi, andammo a fare due passi sul famoso e fascinoso lungomare di Reggio.

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Giovani in viaggio verso Reggio Calabria

Era tardi, oltre mezzanotte di un qualsiasi martedì di inizio estate. La strada e i lidi erano pieni di giovani che ballavano o facevano due chiacchiere. Rosati, che allora guidava la Camera del Lavoro di Milano, si guardava intorno un po’ stupito finché non sbottò con Alì: “Ma qui i giovani restano a far baldoria fino a tardi? Domani non ci devono andare a lavorare?”. Alì lo guardò un po’ stupito perché fino a dieci minuti prima era proprio di quello che, in fondo, si stava parlando. “No, domani non vanno a lavorare perché qui sono pochi i giovani che lavorano”. Uno scambio di battute più efficace di mille dibattiti.

Nel 2009 la disoccupazione tra i 15 e 29 anni a livello nazionale toccava il 18,3 % contro il 28,5% del Sud e l’11,9 del Nord. Oggi gli stessi dati dicono che a livello nazionale è salita al 24,4% ma mentre il nord ha perso appena due punti percentuali passando dall’11,9 al 13,8% , nel Mezzogiorno è schizzata al al 41,8 con un incremento di oltre 13 punti.

Dati che ci dicono non solo chi in questi 10 anni ha pagato la crisi ma anche quali sono stati gli effetti delle ricette seguite dai governi: il sud è sprofondato, il nord ha retto. Se ancora vi state chiedendo se scendere in piazza oggi con Cgil Cisl e Uil contro l’autonomia differenziata di questo Governo, i mancati investimenti in infrastrutture e messa in sicurezza di scuole e territori, per chiedere diverse politiche del lavoro e industriali, e per il Mezzogiorno, forse riflettere su questi dati vi darà una mano a decidere. Perché senza il Mezzogiorno e i suoi ragazzi, il Paese non riparte!

Esmeralda Rizzi, responsabile Social della Cgil nazionale

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