Ecco perché Landini ha fatto bene a citare Bruce Springsteen – Andrea Malpassi

… e quando Maurizio Landini –a Reggio Calabria, nel cuore di uno dei suoi interventi più trascinanti – ha citato Bruce Springsteen, siamo saltati in aria. Quelli che erano in piazza e quelli che lo sentivano da casa.

Siamo saltati in aria, con le braccia al cielo, proprio come ad un concerto in una notte d’estate.

Perché le nostre vite e il nostro impegno e le nostre lotte per il lavoro e per i lavoratori hanno anche una colonna sonora: ed il “Boss” non ha mai smesso di cantarla.

Questo ragazzino di quasi settant’anni viene su nel New Jersey, un posto che avrà pure un nome suggestivo, ma che in realtà è la periferia povera ed operaia della sfavillante New York. Ed è operaio il padre, che alla fabbrica “ha dato il proprio udito e la propria vita”. E sono poveri, in casa Springsteen, così poveri che le sorelle rinunciano alle scarpe nuove per pagare qualche lezione di chitarra al piccolo Bruce: con i soldi dei primi concertini, comprerà proprio le scarpe alle sorelle.

Quella periferia operaia è fatta tutta di immigrati: latinos e mangiaspaghetti e polacchi e neri e musi gialli. Un pugno di loro, all’inizio degli anni ’70, capisce che non vale la pena di sfogare tutta la propria frustrazione e rabbia per contendersi il “controllo” su un giardinetto pubblico. Meglio smetterla di azzannarsi tra chi è arrivato prima e chi dopo. Meglio mettere su un gruppo, meglio soffiare dentro un sassofono e scorticare una chitarra, meglio cercare le parole per raccontare quanto diavolo sia dura la vita ai margini del “sogno americano”, quanto quel sogno sia un inganno ai danni dei lavoratori e degli “ultimi”. E quanto però non bisogna mai smettere di credere e sudare perché ci sia davvero una “terra promessa”, qui in terra, per tutti; “perché io ho fatto del mio meglio per vivere nel modo giusto, mi alzo ogni mattina e vado a lavorare tutti i giorni”: quella terra promessa, qui in terra e per tutti, è un mio diritto.

Per questo Bruce Springsteen è roba nostra: perché canta gli operai, da operaio. Gli emarginati, da emarginato. Canta le vittime delle crisi economiche e delle ristrutturazioni aziendali, le cittadine che falliscono perché la fabbrica chiude, le famiglie che si specchiano nei piatti vuoti, i ragazzi che sognano un contratto a tempo indeterminato per sposare la donna che amano. Canta quelli che si devono dare una mano tra loro, per farcela: e una mano se la daranno sempre.

Ronald Reagan provò ad usare “Born in the USA”, spacciandolo per uno slogan tipo “Prima gli Americani!”. Il Boss andò su tutte le furie  e lo diffidò, lo querelò, gli impedì di usarlo. Quel brano –proprio il brano citato da Landini a Reggio Calabria- parlava di ragazzi mandati inutilmente a morire in una guerra ingiusta e di ragazzi che, se pure riuscivano a tornare dal Vietnam, trovavano un’America che gli aveva voltato le spalle, non garantendogli nemmeno un posto da parcheggiatore… Il Boss accompagnerà invece Barack Obama per tutta la sua prima campagna elettorale. Il giovane senatore vuole parlare a tutti, vuole parlare a quell’America che è sempre stata ignorata e schiacciata, vuole raccontare un “nuovo” sogno americano, fatto di lavoro e giustizia e sanità pubblica e solidarietà. Per farlo, chiede le parole al Boss. Ammettendo: “Mi sono candidato alla Presidenza degli Stati Uniti perché non potevo essere Bruce Springsteen…

boss1.png

La mia prima tessera del “sindacato” aveva impressa sopra una sua frase. Non era proprio il sindacato, d’accordo, ma “Tempi Moderni”: quell’associazione giovanile che la Cgil promosse quasi trent’anni fa. C’era The River e c’era la storia di quel ragazzino che “per ragioni economiche” perde il lavoro e dovrebbe sposare la sua ragazza che è incinta e si interroga, per la prima volta, se un sogno non realizzato possa chiamarsi bugia. “Per i miei diciannove anni –dice- mi regalarono una tessera del sindacato e un vestito da cerimonia.

Ecco perché  Bruce Springsteen è roba nostra: è quel “working class hero” che non permetterà mai che gli ultimi siano soli, inascoltati e disperati.  I lavoratori dell’America profonda, della nostra Europa e di questa nostra Italia, i lavoratori di tutte le periferie del mondo sfruttati e masticati e sempre più spesso sacrificati sfacciatamente per la logica del  “mercato” e del “profitto” hanno sempre Bruce Springsteen a cantare la loro storia. E a ripetergli -da oltre quarant’anni- che una speranza c’è e questa speranza non si trova fuori di noi, non te la regalerà nessuno, ma potrai conquistarla giorno per giorno, azione per azione, parola per parola.

Una speranza c’è, ma solo se starai sempre “dalla parte di chi lotta per avere un luogo dove stare, un posto di lavoro decente e una mano che ti aiuti”. Sempre da quella parte: senza ritirarti, senza arrenderti.

Andrea Malpassi

Un pensiero riguardo “Ecco perché Landini ha fatto bene a citare Bruce Springsteen – Andrea Malpassi

  1. belle parole!!! veramente commoventi. Adesso stanno meglio gli operai, i raccoglitori di pomodori e le raccoglitrici di fragole. Così sono passati i dolori che spaccano la schiena.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...