Licenziamento di massa ad Almaviva, 2760 lavoratori rischiano il lavoro – Giorgio Sbordoni

A settembre prossimo 2760 persone a Palermo potrebbero essere licenziate. Parliamo degli operatori del call center Almaviva Contact. Parliamo di una vera tragedia sociale.

Due dati, tanto per ricordarcelo, tanto per non fraintendere, tanto per capirci. 100 mila – ma contando il nero probabilmente il totale è molto più alto – sono i lavoratori dei call center in Italia. 20 mila solo in Sicilia. A Palermo Almaviva Contact è l’azienda privata cittadina con più dipendenti. Diciamo che non è proprio come la Fiat a Torino negli anni ’60, ma calcolando a spanne il rapporto percentuale tra i lavoratori attivi con un contratto regolare e il numero degli abitanti in età da lavoro, la fetta occupata da Almaviva è parte essenziale del tessuto e dà da mangiare a migliaia di persone, contando le famiglie coinvolte. Quegli stipendi servono a fare la spesa, a pagare mutui e affitti, rette scolastiche, medicine, arancini e regali di Natale. Tutto chiaro? Una parte di mondo è ancora convinta che gli operatori di call center siano ragazzotti a un passo dalla laurea che arrotondano la paghetta dei genitori per farsi qualche birra in più il sabato sera. Non è così. L’età media è cresciuta, la laurea, tutti quelli che volevano, l’hanno presa da un pezzo, e in tanti hanno conosciuto la propria moglie o il proprio marito tra i cubicoli dal quale partono le telefonate. Per questo in questo settore più che in altri, i licenziamenti collettivi mettono sul lastrico letteralmente un’intera famiglia. Perché in un colpo solo lasciano disoccupati entrambi i genitori. E il film di Virzì, Tutta la vita davanti, è del lontanissimo 2008, un decennio di quella vita, per questi lavoratori, è già bello che passato.

Il primo call center l’ho visitato a Napoli per una diretta in radio quasi 10 anni fa. Già allora il sindacato, predicando nel deserto cerebrale della politica industriale, cercava di spiegare al mondo intero che il call center è uno degli anelli fondamentali della catena che assicura un Paese centrato sempre più sull’offerta di servizi. Che il call center può diventare un volano di sviluppo offrendo, in tutti i campi, dal turismo alle vendite, una piattaforma complementare che favorisce l’offerta di beni, di qualunque cosa si parli. Servizi a sostegno di servizi, come accade per i grandi brand di telefonia o le piattaforme televisive; per le case automobilistiche; per le vendite on line; per le compagnie turistiche; per treni e aerei; a me a volte mi chiama persino il produttore della mia macchinetta del caffè, mi avverte quando partono le promozioni sulle capsule. A riprova che il sistema funziona, aiuta a guadagnare i produttori ed è, quindi, di fatto, un enorme bacino di posti di lavoro. Soldi ben spesi.

TUTTE LE VERTENZE IN PRIMO PIANO

Ma, come sappiamo bene, l’avidità delle multinazionali è celebre quanto il loro logo. E in qualche momento imprecisato di questa ricca traiettoria qualche manager deve aver detto al capo: perché pagare tanto per un operatore di call center regolare quando, chiudendo un occhio, possiamo farci fare il servizio a nero a costi irrisori? Oppure, perché pagare tanto per un operatore di call center regolare qui in Italia, quando nell’est Europa o in India in tanti parlano la nostra lingua e si acconteterebbero di un quarto dello stipendio?

Dev’essere stato un eureka, un ma certo! collettivo, un’illuminazione che avrà portato quel manager o quell’analista direttamente nella stanza del CEO. Dieci piani nello spazio di un viaggio in ascensore e dal caffè della macchinetta il tizio è passato direttamente allo champagne. Poi si sa che una lampadina accesa, quando si parla di avidità, basta a illuminare l’intero gotha degli amministratori delegati del pianeta e quella luce da prima flebile si è espansa a macchia d’olio come la fiamma del primo accendino in un concerto.

In questo mondo c’è di tutto. Da Almaviva in giù siamo nel fitto di una giungla. Per questo da qualche anno il sindacato chiede un tavolo di settore, strozzato dalla mancanza di regole e dal far west degli appalti al massimo ribasso. In molte realtà, soprattutto al Sud, quelli della Slc Cgil, il sindacato dei lavoratori della comunicazione che rappresenta gli addetti dei call center, sono diventati veri e propri sindacalisti di strada, esposti a minacce continue perché denunciano questo infame caporalato fatto di sottoscala e cantine dove vengono rinchiusi lavoratori con cuffie e microfono, quasi sempre italiani, in nero o con contratti farlocchi, orari da esaurimento nervoso, vere e proprie catene di montaggio senza turni per il bagno. E spesso dietro ci sono le maledette mafie.

Torniamo a Palermo. Ad Almaviva Contact, dove la stretta dei committenti, Wind e Tre, abbatterebbe il volume del traffico del 70 per cento, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. La scorsa settimana, in un tavolo al ministero di Via Veneto, il sindacato ha chiesto tre cose: stop alle delocalizzazioni selvagge; contratti precisi di appalto e subappalto; un fondo strutturato, poco meno di 100 milioni di euro, una mancia rispetto al bilancio del Paese, con il quale, tuttavia, si risolverebbero tutti i problemi dei lavoratori. A rispondere dovrebbe essere il governo, dovrebbe essere il governo a richiamare le grandi multinazionali alle proprie responsabilità. Per questo sentite questo assordante silenzio.

E intanto già si parla di robot che tra non molto saranno pronti a sbrigare la gran parte del lavoro di assistenza telefonica. Con buona pace dei lavoratori. Di recente ho rivisto Wall Street, il capolavoro di Oliver Stone che incastonò gli anni ’80 con quella frase rimasta celebre, greed is good, l’avidità è cosa buona. Rivederlo è stato istruttivo, visto che sembra un film girato per raccontare l’attualità. Quello che mi chiedo è: quando il lavoro l’avremo perso tutti, quando avranno inventato un algoritmo persino per generare articoli di giornale, e saremo tutti disoccupati e senza reddito, i robot dei call center chi chiameranno per proporre servizi?

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1

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