Tu chiamala se vuoi: Secessione – Lorenzo Serio

Autonomia differenziata, regionalismo differenziato, regionalismo asimmetrico. Sto sviluppando una certa solidarietà umana per tutto quel sottobosco di Montecitorio costretto legislatura dopo legislatura a inventare nuove formule linguistiche per concetti usurati, giudicati non più spendibili sul mercato della pubblica opinione.
Li immagino questi strateghi della comunicazione politica stretti attorno al tavolo delle osterie romane tra ‘na cacio e pepe e l’abbacchietto a’ scottadito, digitare compulsivi alla ricerca di nuovi sinonimi e contrari; incastrati tra metafore, metaplasmi e paronomasie.

Mica facile trovare il modo di far digerire alle periferie che il centro vuole altre risorse per essere più al centro e che loro, le periferie, devono farsi un po’ più in là.
Periferie geografiche, urbane, sociali, produttive.
Perché di questo si sta parlando: lo smottamento non sarà solo longitudinale tra Nord e Sud, ma apre a nuove divaricazioni nel corpo sociale, altre fratture nella contrattazione, ulteriori crepe nell’accesso universale ai servizi.

Le dimensioni dello smottamento le calcola il professor Gianfranco Viesti: “Verranno disciplinate ben 23 materie che riguardano la vita quotidiana di tutti i cittadini: sanità, governo del territorio, ambiente, sicurezza, incentivi alle imprese etc. La Lombardia, per dire, ha chiesto 131 competenze aggiuntive, su tutte le politiche pubbliche.
E il Tanko dei serenissimi, la devolution, gli striscioni di Pontida? Celeberrimo quello del 2016 “Italia di merda – Secessione” e Roma ladrona e Napoli colera?
Folklore! bofonchiano in coro i nostri simpatici comunicatori ormai alle prese
con puntarelle e cicoria ripassata.

Qualche esempio di autonomia folkloristica: nel decreto Crescita (altra meraviglia linguistica, metalogismo della famiglia dei paradossi direi…) si concede credito di imposta a quelle aziende che decidono di donare risorse agli istituti professionali e assumerne i giovani diplomati. Avete capito bene: la ‘fabbrichetta’ finanzia il nuovo laboratorio a scuola e lo scala dalle tasse, e gli studenti che vivono nelle aree più povere
del Paese? Si arrangino.
Decreto crescita, differenziata per l’appunto.

Nella sanità se il regionalismo differenziato trasferisce potestà legislativa sulla tutela della salute si assisterà al rafforzamento dei 20 sistemi sanitari con sperequazioni incontenibili tra le regioni e/o tra le province all’interno delle stesse regioni. Pensate davvero che a Porto Tolle e a Treviso avrete gli stessi servizi?
In tempi di blocco del turnover e scarsità di medici c’è poi un altro rischio, sottolineato dalla professoressa Francesca Angelini: “si pensi anche alle richieste di autonomia nei percorsi formativi, nel reclutamento e nella retribuzione delle professioni sanitarie che avrebbe conseguenze addirittura ‘anti-solidali’ nel suo spingere logiche di ‘accaparramento’ delle migliori professionalità dalle altre regioni”.

Questi i numeri di Rbm-Censis su chi già oggi è costretto a scegliere prestazioni sanitarie a pagamento (il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% al Centro e il 33,2% al Sud). Al Sud quindi si paga due volte: la prima in tasse allo Stato e la seconda ai privati perché è l’unico modo per avere la prestazione in tempi brevi.
Eccola già in opera la sanità regionale differenziata.
E i contratti nazionali? Come volete che finiscano sotto i colpi del dumping regionale istituzionalizzato, a Campobasso si riuscirà mai a strappare diritti e salari uguali a quelli di Bologna?
Non nutro dubbi sulla capacità rivendicativa dei sindacati molisani ma oggettivamente sarà dura. Al governo inventeranno il Reddito di cittadinanza differenziato.

Pare quasi di vederla la via crucis dei trasferimenti, le nuove galassie delle stazioni appaltanti, la moltiplicazione delle ambasciate regionali all’estero.
Nel mentre i nostri bravi comunicatori hanno ordinato il tiramisù e si esercitano a ripetere di-sinter-mediazione senza apparire balbuzienti.
Niente paura comunque vada il debito pubblico resterà in capo a tutti gli italiani, statene certi.

Lorenzo Serio

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