Vi racconto la storia della Flai, il sindacato degli ultimi – Ilaria Romeo

E’ stato presentato in questi giorni a Ginevra il Rapporto speciale dell’Onu relativo alla situazione globale delle esperienze più significative contro lo sfruttamento lavorativo e la tratta di essere umani.

Nella relazione è contenuto un importante riconoscimento per il lavoro che, nel nostro paese, viene svolto dalla Flai. “Nei casi di sfruttamento lavorativo – si legge nella relazione – la Flai agevola l’accesso alla giustizia per le vittime della tratta, attira l’attenzione della Magistratura nonché delle Forze dell’Ordine e affianca le vittime per esempio con il pagamento delle spese di viaggio di ritorno nel paese di origine e altre misure concrete di aiuto. Altra azione innovativa della Federazione è la sensibilizzazione dei Parlamentari con iniziative su strada, in merito alla necessità di un cambio di passo nelle politiche pubbliche”

“Per la Flai e per la Cgil tutta, è un riconoscimento straordinario – è il commento del segretario generale Giovanni Mininni – che condividiamo con le compagne e i compagni di tutte le nostre strutture territoriali, per la capacità di stare in trincea con passione, caparbietà e generosità. L’apprezzamento del nostro operato da parte dell’Onu è per noi uno stimolo a perseverare nella battaglia contro la mercificazione delle lavoratrici e dei lavoratori, che è l’essenza stessa della tratta ai fini di sfruttamento lavorativo”.

La Flai nasceva esattamente 31 anni fa al Congresso di Bari del 26 al 30 giugno 1988.

Scriveva Lotte agrarie qualche giorno dopo: “Ci siamo. La Federazione di lavoratori dell’agroindustria è una realtà. Lo hanno già deciso i congressi di comprensorio e quelli regionali e lo sancirà formalmente sul piano nazionale il primo congresso della Flai.

Si tratta di un avvenimento di importanza storica. Si cancellano due sigle sindacali che hanno costruito un pezzo importante della storia della Cgil e del paese.

La prima, la Filziat, ha dato un contributo originale alla costruzione del sindacato e dell’unità dei lavoratori in fabbrica segnando avanzamenti significativi nel potere sindacale e nella condizione di lavoro. La seconda, la Federbraccianti, ha inciso nella storia del paese liberando milioni di uomini e di donne dal servaggio feudale del latifondo, consolidando la democrazia con le lotte contro l’autoritarismo, la mafia e la camorra (37 capilega uccisi dalla mafia), conquistando pezzi importanti dello Stato sociale e primi elementi di programmazione economica.

L’importanza dell’avvenimento, tuttavia, non sta nel fatto che Federbraccianti e Filziat non ci sono più, quanto invece nel sindacato nuovo che nasce, nel progetto che viene proposto come coerente e necessario sviluppo delle lotte e delle conquiste del passato.

Un sindacato che ha l’ambizione di far contare nell’economia e nella società, a partire dal settore agro-alimentare, il bracciante e l’operaio assieme al ricercatore ed allo scienziato, il precario assieme al garantito, attraverso la realizzazione di un progetto rivendicativo che, nell’affermazione di una nuova solidarietà nel mondo del lavoro, conquisti nuovi spazi di democrazia economica, un nuovo sviluppo che valorizzi l’uomo e l’ambiente e che, perciò, fonda nel lavoro e nel Mezzogiorno le sue scelte rivendicative immediate”.

“Un sindacato ed un progetto, quindi – si legge ancora nell’editoriale – che ai particolarismi e ai corporativismi vecchi e nuovi, oppone le ragioni e gli obiettivi di una nuova solidarietà, di un avanzamento sociale e civile dell’intero mondo del lavoro quale condizione essenziale per una società più democratica, più progredita, più umana.

E che tutto ciò sia oggi proposto e perseguito dal più grande sindacato dei lavoratori attivi, quale è la Flai, rappresenta certamente un fermo monito per il Governo in rapporto alle scelte da compiere nell’immediato con la finanziaria e con i provvedimenti collegati, e nello stesso tempo una garanzia oltreché per i lavoratori, anche per i disoccupati, le donne, le organizzazioni sociali progressiste, le forze politiche democratiche e di sinistra. Da oggi cambia qualcosa di sostanziale nel panorama sindacale e politico nel nostro paese c’è un sindacato nuovo, determinato a far pesare la forza dei suoi iscritti e delle sue idee, con cui tutti dovranno fare i conti. Per questo si può giustamente parlare di avvenimento “storico”. Fieri per averlo costruito, noi sentiamo, adesso, tutta la responsabilità di dover concretamente realizzare il progetto che ci siamo dati, articolandone e materializzandone gli obiettivi, promuovendo le lotte dei lavoratori e le alleanze sociali necessarie. Dalla nostra storia così come dalla ricerca appassionata del dibattito congressuale di questi giorni, ricaviamo la convinzione che la Flai ha al suo interno il patrimonio ideale, morale, culturale ed umano per corrispondere alle attese dei lavoratori e della parte migliore del paese”.

“Questo primo Congresso della Flai – dirà l’allora segretario generale della Cgil Antonio  Pizzinato nel suo discorso conclusivo – è un pezzo importante del processo di rifondazione della Cgil, perché assume il problema delle diverse specificità del mondo del lavoro, particolarmente presenti in queste categorie, e il loro carattere innovativo rispetto all’ambiente e al territorio. In sostanza, propone a tutto il sindacato una nuova etica del lavoro e nuovi rapporti con la società. L’obiettivo è salvaguardare i bisogni primari dell’uomo e la qualità della sua vita”.

Obiettivo attuale, oggi più che mai.

Diceva lo scorso anno a «Rassegna Sindacale» la segretaria generale (oggi segretaria confederale della Cgil nazionale) Ivana Galli: “La fusione tra Filziat e Federbraccianti avvenne nel 1988, ma la nostra storia è ben più lunga, di almeno un secolo per l’appunto. Penso all’occupazione delle terre, alle lotte dei panettieri, dei braccianti, a quelle dei tabacchini e dei pescatori. Da sempre teniamo insieme settori diversi accomunati dalla presenza di ‘invisibili’, i quali tante volte grazie alla nostra azione hanno trovato il coraggio e la forza di alzare la testa. Oggi lo dobbiamo fare ancora, per i migranti sfruttati nei campi e per tante altre situazioni, come per esempio gli appalti nella macellazione delle carni. Se dovessi sintetizzare, direi che il nodo cruciale è tenere insieme tutta la filiera produttiva impegnandosi nella lotta contro l’illegalità e lo sfruttamento […] Il domani passa soprattutto attraverso la rappresentanza dei lavoratori migranti, dei giovani negli appalti e in generale di tutti i settori produttivi esternalizzati. Sono queste le fragilità di oggi che vanno ricomposte con ragionamenti complessivi che tengano conto di politiche di accoglienza e d’inclusione, altrimenti non se ne esce […] Può essere un modello vincente per contrastare le forme inedite di fascismo e di pressione xenofoba sempre più presenti in questo periodo storico”.

Una sfida non semplice che la Flai porta avanti ogni giorno nei campi della legalità, nella lotta al caporalato, nella vicinanza agli ultimi attraverso l’esperienza del sindacato di strada, con la consapevolezza – oggi internazionalmente e meritatamente riconosciuta! –  di servire una causa, grande una causa giusta.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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