Camilleri e la Cgil, un’amicizia che viene da lontano. Landini: “Lascia un grande vuoto di passione civile” – Ilaria Romeo

Andrea Camilleri nasce il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle, Agrigento.

Figlio unico, dal 1939 al 1943 – dopo una breve esperienza in un collegio vescovile – studia al Liceo classico Empedocle di Agrigento dove, nel 1943, ottiene la maturità senza fare gli esami a causa dei bombardamenti e in previsione dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate.

Nel 1944 si iscrive al Partito comunista, iscrizione che gli costerà, come lui stesso racconta, l’assunzione in Rai nel 1954.

Scrittore, intellettuale di fama internazionale, sceneggiatore e regista, è noto al grande pubblico soprattutto per aver creato il commissario Salvo Montalbano (i suoi romanzi hanno venduto oltre 30 milioni di copie e sono stati tradotti in decine di lingue). Impegnato politicamente, ma sempre e solo ‘da cittadino’ (“Mi sono sempre rifiutato. La prima volta, quando il Pci mi offrì una candidatura blindata, la seconda quando dei vescovi siciliani, non so perché proprio i vescovi, si misero in mente di chiedere all’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di farmi senatore a vita. Li ho pregati quasi in ginocchio per evitare una cosa simile. La politica è una cosa seria, bisogna dedicarsi davvero e io sapevo che avrebbe portato via troppo tempo alla scrittura”, raccontava lui stesso in una intervista di qualche anno fa), è stato tante volte a fianco della Cgil.

Nel marzo del 2011 la Confederazione ha festeggiato i 150 anni dell’unità d’Italia lasciando aperte le porte della sede nazionale in Corso d’Italia e di altre 70 sedi su tutto il territorio fino a notte inoltrata. In una ‘notte tricolore’ che ha visto i tanti visitatori divenire protagonisti di un viaggio nel Risorgimento, i corridoi della sede nazionale del più grande sindacato italiano sono divenuti un vero e proprio museo, con quadri, manifesti e materiali storici attraverso i quali ripercorrere i momenti importanti della storia d’Italia e della Confederazione.

Tra le prime iniziative della serata, un importante dibattito dal titolo evocativo Il lavoro salverà l’Italia. “Mettere in discussione l’Unità d’Italia è come mettere in discussione l’esistenza dell’aria” affermava Andrea Camilleri intervenendo alla tavola rotonda, “il lavoro e i lavoratori sono la democrazia stessa e l’importanza che viene data loro è il segno della civiltà del paese” (ascolta tutto l’intervento).

Sempre nel mese di marzo, sei anni più tardi, Andrea Camilleri è ancora al fianco della Cgil nella campagna per la raccolta di firme per la presentazione dei referendum su voucher e appalti.

“Il mondo della cultura può essere essenziale per difendere il valore del lavoro”, dirà Citto Maselli, arrivando alla Casa del cinema. “Come in passato ha svolto il suo ruolo nel contrasto ai fascismi e alle derive della politica così oggi può rivendicare con forza la necessità che il lavoro abbia un valore. Il lavoro è un diritto scritto nella nostra Costituzione, va sempre difeso”.

Tanti gli artisti presenti alla manifestazione Cecilia Mangini, Silvia Scola, Maurizio De Giovanni, Massimo Wertmuller, Leo Gullotta, Daniele Vicari ed Andrea Camilleri.

Nell’aprile 2009 molti sono stati gli appelli promossi a favore della manifestazione indetta da parte della Cgil di Guglielmo Epifani da parte di parlamentari, associazioni, artisti e uomini di cultura e della ricerca. Tra i firmatari dei numerosi appelli Andrea Camilleri, Vincenzo Consolo, Ascanio Celestini, Massimo D’Apporto, Silvia Ballestra, Luca De Filippo, Dario Fo, Ken Loach, Ettore Scola, Pancrazio Tornatore, Margherita Hack, Tullio De Mauro.

Camilleri non ha fatto mancare, nel marzo 2012, il suo sostegno alla manifestazione Fiom – insieme a lui Dario Fò, Franca Rame e Margherita Hack – in difesa dell’articolo 18 (nel marzo 2011 aveva aderito alla campagna lanciata da Fillea e Flai per cambiare la legge sul caporalato), così come ha aderito, insieme tra gli altri a Stefano Rodotà, Ermanno Rea, Ken Loach, Giancarlo Ruocco, Gabriele Salvatores, Luca Bigazzi, Daniele Vicari, Mimmo Calopresti, Emma Dante, Aurelio Grimaldi, Wilma Labate, Salvatore Maira, Laura Muscardin, Paolo Pietrangeli, Marco Pozzi, Costanza Quatriglio, Mariano Rigillo, Edoardo Sala, Isabella Sandri e Pasquale Scimeca al progetto per la realizzazione del film collettivo 25 Ottobre 2014.

Scrive lo stesso Camilleri nella nota dell’autore al volume Il giro di boa (Sellerio 2003): “Il giro di boa venne scritto sotto impulso di due avvenimenti distanti tra loro, ma che mi colpirono e m’indignarono in modo particolare. Il primo fu il G8 di Genova e il comportamento non certo esemplare di una parte delle Forze dell’ordine in quelle terribili giornate. Mi mise fortemente a disagio anche una curiosa discrasia tra l’informazione ufficiale, quella dei quotidiani e delle TV, e l’informazione ufficiosa, vale a dire le centinaia e centinaia di riprese fatte dagli stessi manifestanti che documentavano una realtà assai diversa da quella alla quale ci volevano convincere. Ma era evidente a tutti lo spazio di libertà d’azione che era stato concesso ai più violenti mentre i manifestanti più pacifici erano stati duramente manganellati. Non c’erano che due spiegazioni possibili: o si trattava d’insipienza, d’incapacità, il che era grave, o si trattava di complicità, il che era gravissimo. La cosa m’impressionò talmente che, prima ancora del romanzo, scrissi un articolo in cui accennavo alla possibilità che si fosse trattato di una sorta di prova generale di un golpe fortunatamente andata a male. E che le successive violenze alla Diaz e a Bolzaneto fossero un’esplosione di rabbia per il fallimento di quella prova. Il secondo avvenimento fu la scoperta che alcuni trafficanti di carne umana avevano sbarcato sulle nostre coste dei bambini per venderli. Il fatto che il mio personaggio, il commissario Montalbano, si sentisse offeso per le poco onorevoli gesta dei suoi colleghi prima alla scuola Diaz («una macelleria messicana», la definì un funzionario di P.S. davanti ai giudici) e poi alla caserma di Bolzaneto, suscitò contrastanti reazioni tra molti miei lettori, la maggior parte dei quali si trovò d’accordo con Montalbano, mentre una minoranza abboccò all’amo delle finte prove create dalla polizia stessa, quali le bombe molotov o il giubbotto di un agente lacerato da una coltellata, per accusare Montalbano di essere diventato poco meno che un eversore. Fu allora che un sindacato di polizia, il Silp, prese una singolare, quanto opportuna, iniziativa. Organizzò un incontro, aperto anche agli altri sindacati, presso il Piccolo Eliseo di Roma, per discutere del mio romanzo, alla mia presenza e alla presenza di Sergio Cofferati, al quale, l’indomani, sarebbe scaduto il mandato di segretario generale della Cgil (“Sono come Montalbano. Ho tanti autori, non uno solo. Decideranno loro”, diceva nell’occasione a proposito del suo futuro politico Sergio Cofferati). Il teatro era gremito all’inverosimile, erano presenti anche agenti e funzionari venuti da tutta Italia e persino da Genova, dalla caserma di Bolzaneto. Si arrivò a due conclusioni assai interessanti. La prima era che la difesa corporativa, disposta persino a negare l’evidenza dei fatti, otteneva sempre il risultato di lasciare le mele marce al loro posto col rischio di fare estendere il marciume rapidamente a tutto il paniere. La seconda era che, indossando una divisa che dava potere, la manutenzione della democrazia all’interno del Corpo diventava un esercizio quotidiano indispensabile”.

Difesa della democrazia alla quale, fino all’ultimo, Camilleri ha dedicato le sue forze.

“Voglio morire – diceva non molto tempo fa lo scrittore – con la speranza che miei figli, nipoti e pronipoti vivano in un mondo di pace”.

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La Cgil è già al lavoro perché il desiderio di Andrea si realizzi al più presto e lo saluta attraverso le affettuose parole del segretario generale Maurizio Landini: “La scomparsa di Camilleri – ha detto in una nota il segretario – lascia un grande vuoto di passione civile. La sua vita e il lavoro sono sempre stati testimonianza di impegno e insegnamento oltre che di arte. Con i suoi libri, le sue parole e attraverso la Sicilia, ha raccontato l’Italia della gente per bene che crede nel lavoro, nella solidarietà, nell’impegno e anche l’altra faccia della medaglia alla quale però ci ha sempre spinto a non arrenderci, a reagire, a non tacere”. E’ esattamente quello che continueremo a fare, di persona personalmente.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

Foto di copertina di Cgil nazionale

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