Grazie di tutto maestro, di persona personalmente – Andrea Malpassi

E dunque questo libro finisce così, Maestro, con te che ci lasci da soli in questo mondo e noi che non sappiamo come ringraziarti per averlo reso un po’ più bello.

In fondo è questo che fa un artista, no? Prende la realtà, ci immerge le mani dentro e poi la restituisce a tutti –ma proprio a tutti- più bella, più leggera, più vivibile.

Anche quella realtà brutta e dolorosa, fatta di ingiustizie insopportabili; fatta di quei personaggi che hai sempre coraggiosamente chiamato per nome, colpevoli di quel “senso di vomito” che ti davano e ci danno certe frasi e certi atteggiamenti disumani.

Dalle violenze della Diaz e di Bolzaneto all’ultimo appello per salvare l’insegnamento della Storia, dalla lotta alla mafia (che secondo te non si poteva fare rendendo la mafia “gradevole” nei romanzi) ai crocifissi baciati per racimolare due voti in più, dagli esseri umani lasciati morire in mare al ricordarci continuamente che il “fascismo è un virus mutante”…

Non hai mai smesso di denunciarle, le ingiustizie: immergevi le mani nella realtà e la restituivi a tutti –ma proprio a tutti- sfrondata di finzioni e ipocrisie, raccontando -nel modo più semplice e diretto possibile- la verità. Ma in fondo, Maestro, non è proprio quello che deve fare un intellettuale?

E tu sì che lo sei stato, sia artista che intellettuale, proprio come lo si dovrebbe essere: senza spocchia o presunzione, continuamente autoironico, feroce sbeffeggiatore di qualsiasi pallone gonfiato che si sentisse superiore ad un altro essere umano. Lavoro durissimo, in un’epoca in cui i palloni gonfiati sembrano riempire il nostro cielo fino quasi ad oscurare il sole.

Quando capivi qualcosa di questo mondo, ti sei solo preoccupato di farcela capire a tutti. E davanti alla parte più nera dell’animo umano, tu sei sempre stato attento a raccontarci anche quella più luminosa: ed è per questo, io credo, che di tutti i personaggi straordinari che hai creato, il nostro preferito –ed evidentemente anche il tuo- è Catarella. Quel poliziotto semplice, non istruito, dal linguaggio buffo e dagli attacchi di panico davanti alle “autorità”. E però così umano, così capace di sentire immediatamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, così pronto ad essere sempre e solo disponibile verso gli altri: la personificazione della solidarietà umana, che non ha titoli di studio e non nasce da elucubrazioni. Ma è semplicemente spontanea.

Come quel ragazzino tunisino che hai “inventato”, François, il “ladro di merendine” sceso da uno di quei disperati barconi e rimasto poi orfano, costretto a rubare –appunto- la merenda ai compagni di scuola per non morire di fame. Questi al Governo, oggi, giustificano ed applaudono chi gli sparerebbe alle spalle. Il tuo Commissario l’ha abbracciato e protetto come un figlio.

Grazie Maestro: non credo tu abbia mai voluto essere chiamato così e anche per questo a noi viene spontaneo farlo. Grazie per le emozioni e gli insegnamenti e le battaglie comuni: la nostra collettività, la parte di umanità che ha più bisogno di essere aiutata e difesa, quelli che tentano di farlo ti saranno sempre affezionati e grati. E magari pur avendoti solo letto o ascoltato, oggi che te ne vai sentiamo d’aver perso un compagno, un amico, un Maestro.

Che abbiamo conosciuto e amato di persona personalmente.

Andrea Malpassi

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