Un pensiero per Carlo

Carlo aveva ventitré anni quand’è stato ammazzato.

Quasi nessuno ricorda mai che avesse fatto il servizio civile da Amnesty International, quasi nessuno dice che avesse adottato un bambino a distanza tramite la Comunità di Sant’Egidio.

Quasi nessuno sa che quel giorno, quel caldissimo venti luglio del 2001, Carlo stava andando al mare. Si vede ancora il costume sotto i pantaloncini, in quelle foto inguardabili di lui riverso a terra, esanime, circondato dalla polizia.

Stava andando al mare ma c’era il G8, a Genova: c’era la “zona rossa”, c’era il divieto di manifestare contro i Potenti della Terra, c’era un Vicepresidente del Consiglio che coordinava le operazioni di “sicurezza”. E sulla città si scatenò la violenza, fatta di cariche e lacrimogeni, infiltrati violenti e manganellate, pestaggi nella scuola Diaz e torture nella caserma di Bolzaneto.

E come fai, allora, ad andare al mare? “Uscir di casa a vent’anni –lo ha cantato Guccini, piangendo Carlo- è quasi un obbligo, quasi un dovere.” Così, in quel caos auspicato, voluto e guidato da chi si occupava della “sicurezza” dei Grandi, il ragazzo Carlo fu ucciso da un carabiniere, con un colpo di pistola alla testa.

Quanto provarono, nei giorni successivi, ad infangare la memoria di Carlo Giuliani e a mascherare le violenze della Diaz e di Bolzaneto. Per fortuna furono in tanti a non permettere che si massacrasse anche la verità e, tra questi, c’era Andrea Camilleri. Il Maestro lo dichiarò ovunque e partecipò a decine di iniziative: quel caos, quella violenza erano volute, si voleva spaventare un’intera generazione ed impedirle di protestare. Tanto ne era convinto, Camilleri, tanto lo sapeva che –nel suo romanzo successivo- il Commissario Montalbano voleva andarsene dalla polizia. Non sopportava quello che era successo a Genova, non tollerava di vedere le forze dell’ordine usate dal potere politico per reprimere un popolo, massacrando ragazze e ragazzi. Fu il fido Augello a fargli cambiare idea: quelle dimissioni sarebbero state un’offesa a tutti i poliziotti onesti e per bene, che fanno il proprio dovere e non si sognerebbero mai di obbedire a certi ordini.

Ma a Montalbano l’amarezza restò tutta. Così come restano in noi la rabbia ed il dolore per quelle giornate, per quelle violenze, per il tentativo di spezzare le ali ad una generazione intera. Resta intatto lo sgomento per la morte di Carlo, ammazzato a ventitré anni a Genova.

“Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.” 

Fortebraccio News

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