Il mistero del segretario scomparso – Nicoletta Grieco

Il Commissario Montalbano si arrisbigliò asuppato di sudori, si misi assittato in mezzo al letto e accuminzò a pinsari indove si trovava.

Aviva fatto un sogno malo: stava a Palazzo Chigi in una riunioni del Consiglio dei Ministri e il candidato a Premier del Governo tecnico che doviva salvari il paisi dalla crisi economica lo aviva chiamato a fari il Ministro degli Interni. Si era arrisbigliato mintra tutti lo stavano taliando in attesa di una risposta, e lui tintava con dispirazioni di ammucciarsi sotto il tavolo. Dopo 3 anni di un Ministro leghista e co’ questi cumpari che non ci si potiva fidari chiu’ di tanto fari il Ministro sarebbe stata una bella camurria!

Ma era solo un sogno, per fortuna: si trovava a Roma, in una stanza di albergo e dopo un’ora doviva andari a un Convegno del Silp per la Cgil, il sindacato di polizia, al quale l’avivano invitato per fari un intervento.

Si susì per andari in bagno a sciaquarsi la faccia: giarno come un limoni fici colazioni in fretta e si avviò per via Cavour verso il Centro Congressi. La sala era china di genti e lui accuminzò a camminari stritto al muro per non farsi notari: la cosa durò poco e tutti accuminzarono a riconoscerlo e fargli sorrisi cordiali fino a che non acchianò sul palco e fici l’intervento.

Quando scisi era soddisfatto: aviva ditto tutto quello che pinsava e si sentiva chiù léggio. Mentre si allontanava verso l’uscita fu fermato da un cinquantinu riccio con l’aria preoccupata che gli chiese di parlari un attimo in  privato. Il Commissario tirò dintra di sì un par di santioni, che camurria! La sua fama si era così diffusa che ovunque gli scassavano i cabasisi;  il cinquantino seguitò a taliarlo insistente, e ci disse con picca commozione: “Non troviamo più il Compagno Segretario, Commissario, solo lei ci può aiutare”.

Montalbano arrimase un momento ammammaluccuto, quella parola ‘compagno’ gli era trasita dritta nello stomaco, arrisbigliando ricordi, sogni e frenesie. Era stato un colpo basso: agliuttì e tossì insemmula poi borbottò un sì a mezza vucca e lo seguì.

Durante il viaggio in taxi il cinquantino gli spiegò che del Segretario dal giorno prima non si avivano notizie: aviva saltato tre riunioni importanti e una conferenza stampa. I compagni erano tutti in subbuglio e non sapivano chi fari.

Arrivarono alla Federazione Fp Cgil e mentre Montalbano acchianava le scali  la genti murmuriava sottovoci e lo taliava come a una celebrità, cosa che lo faciva sempre innirbusire.

Alla federazioni la sala era china di facce preoccupate: due quarantine, una ricciolona bruna e una bionda, si agitavano sinza mai astutarsi. Un cinquantinu alto e stacciuto con la faccia da ragazzone parlava un tono sopra tutti gli altri e la voci rimbombava nella sala; un cinquantinu distinto, che dalla faccia poteva essere paisano suo o di lì vicino (forse calabrese?) con la giacca e cravatta e la sigaretta accesa se ne stava in un angolo parlando con uno con la barba e l’aria da energumeno, che fumava il sicaro e ogni tanto scoppiava in una sonora risata. A lato stava un altro, con un sorriso sornione (picca ‘nfame) e l’aria simpatica; vicino c’era uno assittato, curvo sulla scrivania, che studiava una cartina stramma raffigurante le rovine di Pompei.

Ma il Commisario non ebbe dubbi e si diresse da uno con gli occhiali che stava assittato a un tavolo taliando il telefono come un babbo. ‘Mi scusi se sono diretto, ma lei sbirro è?’ gli spiò Montalbano. Il quarantino lo guardò imparpagliato e poi si misi a ridiri “Sì Commissario, siamo colleghi’.

A quel punto Montalbano, accerchiato da tutti i ‘compagni’, accumenzò a fari domandi e a chiedere per filo e per segno cosa era successo nelle ultime orate e quali erano le abitudini del Segretario.

Rriniscì a scopriri che il Segretario stava per concludere il suo mandato, che era persona stimata assà e rispettata (certo qualche nemico lo teniva, come a tutti…) e che sarebbe passato presto a un altro incarico. La facenna non lo convinceva, e tutti quei compagni rumorosi e agitati lo avevano intordonuto abbastantemente.

‘Compagn…volevo dire, signori (quella parola gli si era appizzata come una zicca) state tranquilli. Credo di poter risolvere il caso in poco tempo. Quello che dovete fare è aspettare. Fidatevi di me’. I compagni se ne stettero picca mutangheri per poi chiedergli in coro di trovare in fretta il Segretario.

Rriniscendo il Commissario pinsò che ancora ‘na vota si era andato a mettiri in una situazioni camurriusa, ma che non teniva scelta e doviva aiutari i compagni a ritrovari il Segretario.

◊◊◊

Era la scuratina sul piazzale della Stazione centrale di Napoli: il Commissario fermò una volante e chiese a un agente di prestargli il cellulare, il picciotto gli diede il telefono picca emozionato: macari lui lo aviva riconosciuto. Stette al telefono pochi minuti, ringraziò e si diresse verso la fine della piazza.

In un vico proprio lì dietro c’era un baretto nico con qualche tavolino:  in uno in fondo stava assittato un sissantino distinto che leggeva il giornali. Montalbano si avvicinò e si assittò macari lui.

‘Montalbano sono, lei è il segretario Crispi?”

Il sissantino alzò la testa e mostrò  due occhi acuti assà e un sorriso sperto.

“Sono io. La conosco Commissario, lei è molto famoso, come ha fatto a trovarmi?”

“Ho qualche amico qui a Napoli, non è stato difficile. Ma lei lo sa che è molto popolare e che ha fatto scantare tutti i compagni?”

Il sissantino sorrise e gli occhi, azzurri e intensi, brillarono.“Lo so” arrispuse ridacchiando, e ordinò due caffè al cameriere.

“Mi spiega perché ha deciso di sparire, Segretario?” spiò Montalbano.

Il Segretario  bevve il caffè e tornò a sorridere: “Prima di andarmene volevo fare uno scherzo per farmi ricordare e, grazie a lei, ho scoperto che mi volevano bene.”

Montalbano pinsò tra sé e sé che il Segretario doviva esseri un bel volpone, ma non c’era chi fari, gli era simpatico.

Ricambiò il sorriso, lo taliò fissamente negli occhi, e stringendogli la mano disse: “E’ stato un piacere incontrarla, Compagno Segretario”.

Nicoletta Grieco

Un pensiero riguardo “Il mistero del segretario scomparso – Nicoletta Grieco

  1. D’accordo , ma se non scrivi in italiano sarai letta faticosamente solo in Sicilia ! MICA SIAMO TUTTI CATARELLA, il vero mistero della narrazione!

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