Partigiana, comunista, sindacalista, le tre vite di Nella Marcellino – Ilaria Romeo

Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 2011 moriva a Roma Nella Marcellino, storica dirigente della Cgil e del Pci, la più giovane deputata mai eletta in Parlamento.

Figlia di due operai torinesi impegnati nella lotta al fascismo e perseguitati dalla polizia politica (“Sono figlia di un militante antifascista, comunista dalla fondazione del partito, e di un’operaia metallurgica. Entrambi erano nati da famiglie molto povere e avevano cominciato presto a guadagnarsi da vivere”, dirà lei stessa), Nella trascorre l’infanzia in Francia e successivamente in Belgio.

Nei primi anni Quaranta partecipa a Parigi alle iniziative contro la guerra nazifascista, conoscendo molti esponenti comunisti italiani emigrati tra i quali Giorgio Amendola, Luigi Longo, Giancarlo Pajetta, Giuseppe Di Vittorio, Arturo Colombi (quest’ultimo diverrà suo marito).

Impegnata nella Resistenza[1], dopo la Liberazione è responsabile della Commissione femminile bolognese prima, nazionale poi e a Milano responsabile della Commissione di organizzazione del Pci (candidata con le liste del Fronte Popolare nel 1948, è la più giovane deputata eletta in Parlamento).

Nel 1961 lascia il lavoro di Partito ed entra nella Segreteria della Filziat, il sindacato delle industrie alimentari (nel 1969 ne diventa segretario generale aggiunto ed è eletta presidente dell’Unione internazionale dei sindacati degli alimentaristi e della ristorazione aderenti alla Fsm).

Nel 1975 è eletta segretaria generale della Filtea, il sindacato dei tessili, sostituendo Sergio Garavini (fino al 1981 condivide la carica con Ettore Masucci. “Qualcuno mi chiese se non fossi preoccupata, ma io, con non poca presunzione, risposi «Dovrebbe essere Ettore Masucci a preoccuparsi!»”, racconterà anni dopo).

Dirige i tessili fino al 1986, battendosi contro il lavoro nero, contro lo sfruttamento del lavoro nero a domicilio e contro le ‘esternalizzazioni’ (storica sarà, il 19 febbraio 1982, la manifestazione per la quale si riusciranno a  portare a Roma da 80.000 a 100.000 tessili, quasi tutte donne, con inedito contesto di gruppi folkloristici e bande musicali, ragazze in costume, palloncini, fiori, striscioni colorati. “Fu la prima manifestazione che usciva dai rituali tradizionali ed esprimeva fantasia, allegria, musica, fiori, colori. Il logo ‘I love Fulta’ comunicava tutta la tensione unitaria delle lavoratrici e dei lavoratori del Tac, ma la manifestazione fu ricordata anche come ‘la manifestazione delle mimose’, il cui colore si abbinava benissimo al rosso delle bandiere”, racconterà la stessa Nella).

Da sempre dirigente dell’Anpi, dal 1986 al 1992 è vice presidente dell’Inca. Fino al 1995 è consigliere del Cnel.

Scrive Bruno Ugolini nella prefazione al bel volume a cura di Maria Luisa Righi  Le tre vite di Nella (Edizioni Sipiel 2009): “La biografia di Nella è la storia di una donna italiana particolare. Non è solo un memoriale, è un vero e proprio romanzo storico-politico che ripercorre quasi cento anni della storia italiana. La protagonista incontra, nel corso delle sue tre vite, da giovanissima partigiana, da dirigente del Partito Comunista, e da dirigente della Cgil, una gran folla di donne e di uomini. Molti hanno nomi importanti, conosciuti […]”.

Una donna, Nella Marcellino, “con il sorriso dolce e il temperamento d’acciaio”. “La si guarda – prosegue Ugolini – e vien da pensare a quando affrontava a Milano le lotte interne tra il partito degli operai e quello degli intellettuali. È una donna che ha saputo tener testa, con quel sorriso, con quella capacità ironica, a personaggi come Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Pietro Secchia, Giancarlo Pajetta, Armando Cossutta, Rossana Rossanda. È la stessa donna che a sei anni entrava da esule in Francia e che molti anni più tardi batteva a macchina un memorandum che avrebbe scosso il mondo”.

Il memorandum al quale Ugolini fa riferimento è il memoriale di Yalta, testamento politico di Palmiro Togliatti. Nell’agosto del 1964 Nella Marcellino è in ferie con il marito in Crimea. Su indicazione di Luigi Longo è proprio lei a trascrivere a macchina quello che diventerà uno dei documenti più famosi della storia d’Italia. “Longo mi chiamò e mi disse di andare da lui – racconta nella sua biografia – . Mi consegnò il memoriale scritto a mano, col tipico inchiostro verde che Togliatti usava. Mi chiese di riprodurlo immediatamente a macchina. I sovietici mi accompagnarono in una lunga stanza e mi diedero una macchina da scrivere (una Underwhood piuttosto vecchia con caratteri latini e cirillici)”.

Nella “non era una femminista e all’epoca non c’erano le  quote rosa – dirà poco dopo la sua morte lo stesso Ugolini – Era però una che, con la sua capacità ironica,  non temeva i maschi del Novecento. Ed erano maschi  della stoffa di Togliatti, Longo, Secchia, Amendola, Pajetta, Cossutta. Credeva in quella che allora si chiamava “emancipazione”. Indimenticabili le sue descrizioni delle lotte liberatorie delle “tabacchine”. Non solo per il salario ma per diritti e dignità. Ha anticipato un processo che via via ha investito la sinistra politica e il sindacato”.

Tra i tanti messaggi di cordoglio pervenuti ai famigliari da citare quello dell’allora  presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ricorda “il lungo impegno per fare dei diritti della donna una ragione di unità per l’azione del sindacato” e la sua “passione civile e la sua sensibilità umana” con la quale “ha attraversato tanti momenti della storia italiana”.

“Una giovane povera. Ribelle. Libertaria. Sindacalista. Comunista per diritto di famiglia. Mai pentita” la definirà Maria R. Calderoni su «Liberazione».

“Le donne come lei – scriverà Fausto Bertinotti – si erano chiamate ‘rivoluzionarie di professione’. La politica, il movimento operaio, il Pci, la Cgil sono state per loro una scelta di vita, una scelta che la vita ha riempito di senso e di significato. Mi é capitato di andare a trovare Nella quando giaceva in un letto d’ospedale; quella scelta ancora riempiva la sua vita. Viveva allora una dignitosa solitudine, rotta dalla cura di un compagno premuroso. Non era dato di poter sapere quanto ne soffrisse. Il riserbo, il nascondimento dei propri sentimenti facevano parte di quella stessa storia come se volessero esprimere una sorte di totale dedizione alla comunità di appartenenza. Nella faceva parte di quella schiera di donne forti, di dirigenti comuniste che hanno avuto un ruolo importante nella Cgil e nel Partito comunista, da Teresa Noce a Lina Fibbi. Venivano dalla Resistenza, dalla lotta di Liberazione da cui traevano una straordinaria legittimazione come dirigenti del movimento operaio”.

“Se oggi possiamo definire con orgoglio la Cgil un’associazione di donne e di uomini lo dobbiamo anche a lei”, diceva il giorno dei funerali l’allora segretario generale Susanna Camusso. “Nella Marcellino era una ‘capa’ che ha vissuto tre vite, quella di esule a Parigi e partigiana durante il fascismo, quella da dirigente politica nelle fila del Partito comunista e infine quella di grande dirigente sindacale, prima con le tabacchine poi con le lavoratrici tessili. Nella è stata protagonista di molte lotte sindacali, alcune delle quali si sono poi tradotte in leggi: dalla battaglia per la parità salariale tra uomini e donne, alle norme per la tutela della maternità. Aveva la capacità di ascoltare e di imparare ed ha dedicato tutta la sua vita alla promozione del cambiamento”.

“Una signora gioviale e chiacchierona, sempre fornita di caramelle e cioccolatini per i suoi piccoli ospiti” (così la ricorda Maria Luisa Righi) alla quale noi tutti e noi tutte dobbiamo molto…

[1] A soli vent’anni è tra gli organizzatori degli scioperi del 1942 e del 1943 e, con l’avvio della Resistenza armata, supporta le azioni dei GAP e dei partigiani. Scrive lei stessa: “Chiamammo la popolazione ad una lotta senza quartiere contro tutti coloro che si macchiavano di collaborazione coi fascisti, coi tedeschi. Sostenemmo i partigiani e cercammo nuove forze per rimpiazzare i caduti falcidiati dai rastrellamenti, dai combattimenti e dalle malattie, rese letali dal freddo intenso e dall’impossibilità di cure adeguate. Furono molte le formazioni che non ressero all’urto e dovettero ridurre i loro effettivi, che tuttavia venivano rimpiazzati da lavoratori già protagonisti di scioperi e manifestazioni e che, essendo più esposti alle rappresaglie, raggiungevano la montagna. Quei mesi furono veramente terribili. Comunque, resistemmo e ci preparammo all’urto finale”.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

 

Un pensiero riguardo “Partigiana, comunista, sindacalista, le tre vite di Nella Marcellino – Ilaria Romeo

  1. Le persone che dovrebbero fare fronte unico contro la strapotere economico, sono il 99% della popolazione !
    Ci dividono e ci hanno sempre divisi con l’informazione è favori personali.

    "Mi piace"

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