Buon compleanno, Segretario

Oggi Maurizio Landini compie 58 anni, 43 dei quali passati a fare attività sindacale, sin da quando, apprendista saldatore appena quindicenne, organizzò una protesta nella cooperativa rossa in cui lavorava: “Eravamo un gruppo di ragazzi giovani – racconterà Landini – lavoravamo in una cooperativa di Reggio Emilia. Dovevamo lavorare all’aperto, faceva freddo d’inverno e c’era un disagio. Non è che volessimo lavorare meno, volevamo vedere riconosciuto questo disagio e abbiamo chiesto alla cooperativa di affrontare questo problema. Era una cooperativa rossa, eravamo tutti iscritti al Partito Comunista e i dirigenti ci dissero che sì, avevamo ragione, però dovevamo tenere conto che la cooperativa aveva dei problemi e che dovevamo fare degli sforzi. Io ero giovane e d’istinto mi venne di interromperlo e di dirgli: “Guarda, tu sei un dirigente, e io in tasca ho la tessera del partito che hai anche tu. Però ho freddo lo stesso”. Lì ho capito una cosa: il sindacato deve rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno.”

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Ecco, questo è Landini. Ed è per questo che oggi, nel suo primo compleanno da segretario generale della Cgil, vogliamo fargli gli auguri, così come si fanno ad un amico, ad un compagno, ad una persona vicina. Al congresso, senza farne mistero, abbiamo parteggiato per lui ma solo perché convinti che, in questa fase storica, fosse la persona giusta al posto giusto. Oggi possiamo dire che non ci eravamo sbagliati.

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In un articolo pubblicato su questo blog nel pieno della tormenta congressuale, coniando un’espressione un po’ spinta, lo abbiamo definito il “Saldatore della Patria”, cioè colui che poteva mettere assieme le tanti solitudini che vivono ai margini della società, che poteva provare a riconnettere le mille precarietà di un mondo del lavoro sempre più sfrangiato. Il primo atto da segretario fu la visita ad un centro di accoglienza di Bari. Le prime persone che ha voluto incontrare, dopo il suo primo comizio da segretario generale, il 9 febbraio, in una piazza San Giovanni gremita, sono stati i rider. La sua prima battaglia da segretario – battaglia vinta – l’ha voluta fare al fianco dei driver di Amazon. Pochi giorni fa ha accompagnato le braccianti pugliesi nel tragitto che le porta al lavoro, ha ascoltato le loro storie ma soprattutto ha segnato la presenza anche fisica del sindacato, al suo più alto livello, nei luoghi simbolo dello sfruttamento (e il sindacato da quelle parti, con la Flai, c’è ogni giorno). Domani, pieno agosto, sarà a fare volantinaggio nelle spiaggie di Rimini e Cesenatico assieme ai lavoratori del turismo. Gli ultimi, da unire, nella grande tradizione del sindacato di Giuseppe Di Vittorio. Unire gli ultimi, i lavoratori, il sindacato.  E per questa via unire il Paese, esposto alla furia secessionista. Con pratiche e parole nuove e antiche nello stesso tempo. Ma non vecchie e grigie, come avrebbero voluto certi rottamatori, oggi un po’ ammaccati. Parole da recuperare, anche per la sinistra.

Ed è così che si fa strada un nuovo lessico, che parla di sindacato di strada, di contrattazione inclusiva, di collettivo. Parole che rimandano ad un sindacato (e ad una politica) di prossimità, “comunitario” e saldato alla realtà. Da un ex apprendista saldatore, oggi alla guida del più grande sindacato italiano.

Auguri Maurizio.

Fortebraccio

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