Ebbene sì, anche una bracciante può diventare ministro. E allora?

Ebbene sì, anche una bracciante può diventare ministro. E allora? Qual è il problema? E’ un gran bene che sia così. Il problema è semmai l’opposto: che nelle istituzioni ci sono pochi braccianti, pochi operai, pochi lavoratori, pochi precari. Gli attacchi al neoministro Teresa Bellanova, così anche quelli contro il “bibitaro” Luigi Di Maio, reo di esser stato precario nella sua vita precedente, sono espressione di un razzismo e di un classismo dilaganti da cui, purtroppo, nessuno sembra esente, da destra a sinistra.

Ha ragione Massimo Bonini, segretario generale della Cgil di Milano quando scrive, in un j’accuse pubblicato su Facebook “che ogni lavoro è rispettabile anche il più umile. Così come ogni titolo di studio. Chi insulta qualcuno usando il lavoro o un titolo di studio non è di sinistra. Ma, ammettiamolo, in questi anni questo tipo di insulto è piovuto anche da sinistra. Come dimenticare il disprezzo che ho sentito e letto più volte perché un noto personaggio ha venduto bibite allo stadio. Una sinistra snob e classista al contrario che ha solo certificato la sua distanza dal popolo. Nonostante la probabile nascita di questo nuovo Governo questa distanza c’è ancora tutta. Ed è vera democrazia quando in Parlamento entrano un bibitaro, un rider, uno spazzino o una bracciante, uno spazzino o una bracciante. La politica, per essere libera, deve essere accessibile a tutti. Non solo ad un laureato o a chi ha il portafogli gonfio.Ricordo che grandi politici o sindacalisti (in Cgil penso a Di Vittorio) erano analfabeti. Eppure studiando (senza un pezzo di carta in mano) hanno contribuito a risollevare il Paese nel secondo dopoguerra. Per arrivare poi agli operai che occupavano gli scranni parlamentari negli anni 60 e 70 e nel fine settimana tornavano nelle loro case popolari a contatto con il loro simili. E le esigenze dei loro simili le trasformavano in leggi. Partendo dalle questioni più banali e di esigenza quotidiana”. Non serve aggiungere altro.

La nostra solidarietà a Teresa Bellanova.

Fortebraccio

LEGGI ANCHE: “QUALCUNO QUI MI CHIAMA CAFONE? SONO ONORATO”, IL MITICO DISCORSO DI DI VITTORIO IN PARLAMENTO

5 pensieri riguardo “Ebbene sì, anche una bracciante può diventare ministro. E allora?

  1. Dalla terraa nasce la vita mi dissi un giorno il mio professore di sociologia. Chi scrive prima di impegnarsi per ottenere due tittoli accademici , si è fatto le ossa per la strada , ho fatto tanti lavori e non mi sono mai vergognato di ciò che facevo . Ora sono un pensionato con titoli accademici e questo mi fa piacere per queste conquiste personali che ho avuto . Non nascondo che il mio passato da ragazzo di strada mi ha insegnato molto e per il lavoro successivamente svolto nella pubblica amministrazione come agente di polizia locale e come comandante pro-tempore della stessa . Non ho mai chianato la testa davanti a nessuno . La sociatà è belle perchè è variegata . La stessa sociatò ha bisogno di tutti . Faccio gli auguri al neo ministro che possa fare bene anche a livello governativo . Auguri .
    Fulvio Izzo

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  2. Da militante della CGIL da 48 anni, sono nemica di tutti quei parlamentari provenienti dalla CGIL che hanno tradito i lavoratori votando la soppressione dell’ art 18 ed appoggiando il Jobs Act

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  3. “Ricordo che grandi politici o sindacalisti (in Cgil penso a Di Vittorio) erano analfabeti. Eppure studiando (senza un pezzo di carta in mano) hanno contribuito a risollevare il Paese nel secondo dopoguerra”
    Chiaro come l’acqua. Ma mi aspetto che studino e che non dicano cavolate.
    Ad avercelo tutti un cursus onoribus come quello della Bellanova!
    Purtroppo il famoso. ministro di cui si parlava, pur esse do diplomato, ha detto tante di quelle i esattezza, ha mostrato così piace indipendenza di giudizio e di operatività, ha fatto così tante gaffes istituziona li-una per tutte quella dalla Barbara d’Urso, tanto da fartefonare la segreteria della Presidenza della Repubblica in diretta, che ha fatto vergogna are tutti.
    Non è la mancanza di un titolo di studio bensì la mancanza di conoscenze e competenze a prescindere dal titolo di studio!
    In questo caso sarebbe meglio chiamarlo l’universitario i consapevole.

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