La Whirlpool batte cassa: più soldi pubblici o via da Napoli – Lorenzo Serio

 Il futuro dello stabilimento di Napoli della Whirlpool si candida ad essere una delle prime spine del nuovo governo. Oggi era previsto un nuovo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, bisognava dar seguito agli impegni presi, mettere in sicurezza produzione e futuro dei lavoratori, ma nel frattempo il colosso degli elettrodomestici ha rovesciato il tavolo.

Con l’arroganza e la prepotenza tipica delle multinazionali che negli ultimi venti anni hanno svuotato gli scaffali del discount Italia, il gruppo di Marc Bitzer ha (ri)annunciato che i soldi stanziati dal governo (uscente) non bastano a garantire “la profittabilità dello stabilimento partenopeo”, 16,9 milioni di euro previsti dal decreto legge “Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali” firmato da Sergio Mattarella ed entrato in vigore mercoledì con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non soddisfano le pretese dell’azienda.

Il Ministero li avrebbe calcolati considerando la messa in solidarietà di 5.500 lavoratrici e lavoratori di tutta Italia ma per Whirlpool questa non è un’opzione percorribile, non è in linea con il piano industriale e così torna in bilico lo stabilimento di Napoli. La società americana, con tempismo tutto italiano, disfa l’accordo raggiunto lo scorso ottobre al Mise a conclusione di una lunga battaglia sindacale.

Si prevedevano investimenti per 250 milioni, zero esuberi e il rientro della produzione dalla Polonia; tutto da rifare. E lo annuncia con una nota stampa, ulteriore sgarbo istituzionale e macigno sulle relazioni sindacali. A cui fa seguire, sgarbo su sgarbo, una convocazione diretta solo ai sindacati per il 16 settembre “data l’assenza di una prossima convocazione del tavolo in sede ministeriale, l’azienda ritiene necessario proseguire nel percorso di confronto con le parti sociali, al fine di dare al più presto un futuro sostenibile ai lavoratori di Napoli” ribadendo d’altra parte che “l’unica soluzione percorribile è dare una nuova missione produttiva al sito”.

Una gelata per i lavoratori rimasti a presidiare la fabbrica di via Argine per tutta l’estate. Il rischio di scelte unilaterali da parte degli americani appare quindi più che un timore e Fim, Fiom e Uilm denunciano “come sindacato non vogliamo rinunciare al tavolo istituzionale né possiamo accettare che il Governo si defili in una vertenza così importante in cui le scelte delle istituzioni nel bene o nel male sono evidentemente determinanti. L’impressione è che Whirlpool voglia approfittare della crisi di governo per forzare la mano e imporre la dismissione della storica fabbrica partenopea di lavatrici”.

Al neo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e al neo ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli il compito di attivarsi immediatamente per evitare che nella centrifuga di Whirlpool ci finisca la pelle di 410 lavoratori. Alla luce degli ultimi sviluppi suona grottesco lo spot dell’ultima campagna pubblicitaria dove una bionda Dea-azienda ci assicurava che “osservare e sentire i bisogni delle persone è così che ho capito l’importanza di stare sempre in contatto con il proprio mondo”, purché sia profittabile s’intende.

Lorenzo Serio

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