“L’unica alta velocità che serve è nel rispondere ai bisogni delle persone”, standing ovation per Don Ciotti a Lecce

Alle giornate del lavoro di Lecce oggi è il giorno di Don Luigi Ciotti. Il teatro Apollo è gremito e quando prende la parola il fondatore di “Libera” in platea non vola una mosca: “La parola che vorrei gridare forte a questo paese e che amo è la parola urgenza – dice – urgenza di politiche che rispondano ai bisogni profondi delle persone. Questa è l’alta velocità di cui abbiamo bisogno. Solo unendo le forze degli onesti ci può essere il cambiamento”.

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E il primo applauso interrompe il prete antimafia. Che continua raccontando un po’ di se stesso, delle sue origini, l’inizio del percorso che lo ha portato ad essere uno dei simboli più potenti della lotta alle mafie: “Io sono piccolo piccolo, sono diplomato in telefonia e telegrafia, ho passato l’infanzia nei cantieri edili, vivevo a Torino nella baracca del cantiere, il mio padrino fu il gruista. Ho cominciato così. E solo perché vivevo nel cantiere ero già etichettato. Sono un umile compagno di viaggio di quanti lottano per la dignità delle persone”. Parole affilate come lame, che commuovono i delegati presenti in platea, parole di un amico dei lavoratori, anzi di un compagno, che qui a Lecce, alle giornate della Cgil, si sente a casa sua: “Sono compagno di viaggio, non ospite come è scritto sul cartellino che mi avete dato. L’obiettivo vero è il lavoro per tutti nel nostro paese. Basta fare della legalità l’idolo del nostro paese. È venuto il tempo di pronunciarla nel modo giusto. Ne parlano in troppi che la calpestano tutti i giorni. Non resti una parola astratta, diventi parola di vita, parola concreta. È lo strumento per raggiungere l’obiettivo che si chiama giustizia”.

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Foto Giorgio Sbordoni

Poi ricorda commosso Giovanni Falcone: “Poco prima di Capaci mi trovai con Falcone a Gorizia per un corso di formazione sulle dipendenze dalle droghe. Non dimenticherò mai una cosa che disse Falcone: la lotta alla mafia è una lotta di legalitá e di civiltà. Rischiamo di dimenticarla la civiltà. 163 anni che parliamo di mafie nel nostro paese ma nulla è cambiato. Dobbiamo essere lucidi perché le organizzazioni mafiose sono sempre più intelligenti, con nuove strategie di penetrazione”.

Infine cita Papa Francesco: “sogno un Europa in cui i diritti umani non siano un’utopia. Ci sono tre grandi rischi –  il primo la morte della democrazia, il secondo le guerre, il terzo, la catastrofe ecologica. Non sono slogan. Dobbiamo lottare e metterci  in gioco per un nuovo umanesimo, che significa prendere coscienza della drammaticità delle politiche che si affacciano in Europa e deo sovranismi. Riscoprire l’identità comune nella diversità. I migranti, i poveri e i giovani – conclude – sono i tre grandi esclusi nel nostro paese. E una società che non si cura dei giovani non si cura della propria storia e del proprio avvenire”. Standing Ovation.

Alla fine dell’intervento, Maurizio Landini si è avvicinato a Don Ciotti e gli ha dato un cartellino con su scritto “compagno di viaggio”.

Fortebraccio News

Con la collaborazione di Giorgio Sbordoni

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