“Vinceremo questa battaglia”, conversazione con Gianna Fracassi sul Friday For Future

Lecce, Giornate del Lavoro; il dibattito dedicato ai temi ambientali è appena finito. Dopo essersi intrattenuta con gli studenti che hanno animato un flashmob spontaneo, Gianna Fracassi, vicesegretaria della Cgil, cede alla nostra insistenza e si presta per una chiacchierata sul Fridays For Future, la grande manifestazione globale che da mesi porta in piazza i giovani di tutto il mondo.

nuovayork
New York, 20 set. (ph. Greta Thunberg)

Venerdì 27 settembre, le strade di 150 città italiane si riempiranno di ragazze e ragazzi che concluderanno la settimana di mobilitazione, che ha visto, in tutto il pianeta, decine di milioni di loro coetanei chiedere il cambiamento necessario.

Quando siamo pronti a porle la prima delle nostre domande, “perché il sindacato ha deciso di combattere questa battaglia e scendere in piazza con gli studenti?”, è lei a prenderci in contropiede: “Secondo voi, l’Europa quale rapporto dovrebbe avere con la Cina?”. Noi, sorpresi, farfugliamo un tentativo di risposta avventurandoci sul terreno della geopolitica. Ma ci anticipa: “Sapete che la Cina, nel 2010, ha deciso di costruire entro quarant’anni in tutto il mondo la sua rete di energie rinnovabili? Un investimento da oltre 50 mila miliardi di dollari. E lo sta facendo. Perché gli altri paesi non sono in grado di mettere un campo una simile visione del futuro?”

Anche Greta in realtà ha una capacità visionaria, no?

“Certo, ma la sua è una visione democratica, figlia di una cultura sociale tipicamente svedese, che vuole la partecipazione popolare al cambiamento. Su Greta non sopporto tanti complottismi: quando è venuta a trovarci in Cgil mi sono commossa davanti alla forza di questa bambina, così piccola e gentile, tutto l’opposto dell’arrogante machismo dei vari leader sovranisti e conservatori. Del resto -ripete, come ha detto poco prima nel dibattito in piazza- questa sull’ambiente è una battaglia femminile, che fa della cura il suo elemento di forza”.

Mentre cerchiamo di assorbire i concetti, poniamo finalmente la nostra domanda: perché il sindacato è al fianco degli studenti in questa battaglia?

“Non è evidente? Assicurare un futuro al nostro pianeta richiede un cambiamento rapido e radicale e la forza motrice del cambiamento è il lavoro: e allora dove altro dovrebbe essere il sindacato? Perché è proprio così che si fa sindacato, mettendo in campo le proprie idee e lottando per realizzarle. Quelle idee che immaginano una nuova e più giusta società, quelle idee che soddisfano i bisogni e tutelano i diritti delle persone. E solo il sindacato può garantire la giusta transizione.”

Gianna Fracassi insiste a lungo sulla necessità della partecipazione democratica a questo processo. “Il sindacato – dice – ha il dovere di usare i propri strumenti tradizionali. Assemblee, incontri, seminari, perché i cambiamenti climatici e le trasformazioni da realizzare sono realtà complesse e non possono realizzarsi sulla pelle dei lavoratori, senza una loro partecipazione consapevole. La speranza del cambiamento si costruisce“.

Il sindacato come strumento di formazione, quindi?

“Certo. Io non ero – in senso tradizionale – un’ambientalista. Ho scoperto l’importanza di questi temi perché me l’ha insegnata il sindacato. Non sembri, dunque, una provocazione: ma davvero la prima misura per affrontare l’emergenza climatica è l’aumento del livello medio di istruzione, attraverso la formazione permanente e anche con l’innalzamento dell’età dell’obbligo scolastico”.

Sarebbe ipocrita negare che molti lavoratori e pensionati temono possa risolversi tutto nell’ennesimo sacrificio chiesto solo a loro…

“Questo cambiamento -che deve essere economico, sociale ma anche culturale- è proprio l’unico modo per garantire ai lavoratori il sacrosanto miglioramento della propria condizione. Ragioniamo. La Germania è pronta a investire 100 miliardi di euro per riconvertire il proprio modello di produzione e sviluppo. Perché ha capito che è un affare. È così che creerà ricchezza, occupazione e prosperità nel futuro. Ma un paese da solo non basta. La rivoluzione, proprio come la mobilitazione alla quale stiamo partecipando, deve essere senza confini e coinvolgere il mondo. E anche in questo diventa essenziale il ruolo del sindacato: la transizione del modello di sviluppo, infatti, sarà efficace solo se realizzerà un mondo del lavoro che rispetti i diritti delle persone, che ne migliori la condizione. Non sono questi gli ideali e i valori per i quali ci siamo battuti sempre? È meraviglioso che ad averci svegliato siano proprio le ragazze e i ragazzi di questa generazione. Liquidati troppo presto come prigionieri del proprio isolamento da smartphone, impongono in piazza la propria visione collettiva internazionalista che mette radicalmente in discussione le peggiori tendenze della società capitalista. E, lo ammetto, mi sono emozionata sentendogli cantare Bella Ciao in tutte le lingue del mondo”.

L’ultima domanda gliela poniamo esitanti: la vinceremo questa battaglia?

“Certo che la vinceremo. Il popolo vince sempre.”

Giorgio Sbordoni e Andrea Malpassi

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