Vergogna

Una vergogna. Non ci sono altre parole per descrivere quello che è successo ieri sera nella Capitale, davanti alla sede di Roma Metropolitane, in via Tuscolana. Dove una carica della Polizia, senza preavviso, ha letteralmente calpestato diritti e corpi di chi era lì per difendere, pacificamente, il proprio posto di lavoro o per dare solidarietà e sostegno ai dipendenti a rischio. Una scena senza giustificazione, immortalata da un video che sta facendo il giro dei social. Un tam tam indignato che rimbalza da un profilo all’altro, mostrando degli agenti che, al fine di far entrare nel palazzo alcuni collaboratori dell’assessore alle partecipate, Gianni Lemmetti, sfondano il cordone umano creato da lavoratori inermi, dirigenti sindacali e rappresentanti politici che tentavano di opporsi alla brutalità dell’azione con una stoica resistenza passiva.

 

Intollerabile, hanno commentato uniti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Chiedendo di fare la massima chiarezza su quanto è accaduto e individuare le responsabilità. Allo stesso tempo Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio hanno convocato un sit-in in Campidoglio per le ore 17 di oggi: “chiederemo conto all’amministrazione comunale e alle istituzioni competenti di quanto successo. Non si può rispondere con la violenza alla legittima preoccupazione dei lavoratori e delle lavoratrici di perdere il posto di lavoro. Il ministro Lamorgese, così come annunciato a mezzo stampa, accerti fino in fondo le responsabilità. Aspettiamo ancora che la sindaca Raggi chieda scusa ai lavoratori: il suo silenzio è un pessimo segnale nei confronti dell’intera città”. In serata è arrivato il tweet della prima cittadina.

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Un diluvio di reazioni di solidarietà, rabbia e sconcerto si è abbattuto sull’episodio. Ne citiamo alcune. La Filt Cgil, la federazione dei lavoratori dei trasporti, chiede “che venga fatta chiarezza sui vergognosi fatti” e rivendica “sempre il diritto di manifestare pacificamente a difesa del lavoro”. Il segretario generale del Silp, il sindacato dei lavoratori di polizia Cgil, Daniele Tissone, twitta: “Siamo dalla parte della legalità sempre e comunque, soprattutto quando si tratta di lavoratori. Che i vertici chiariscano”. La Funzione Pubblica Cgil parla di “violenza inaccettabile” e pretende condanna. La Filcams Cgil scrive che “la violenza non è mai accettabile” e parla di un fatto senza giustificazione. Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, parla di una situazione ormai fuori controllo a Roma: “è arrivato il tempo della responsabilità e delle soluzioni da parte della politica per una città in grande sofferenza”.

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“Non ci fermano così”, ha scritto Natale Di Cola, segretario della Cgil capitolina, sulla sua pagina Facebook, con la rabbia e la caparbietà che gli abbiamo visto dipinte sul volto in quel video che lo ritrae, prima, nel tentativo di resistere alla carica e, un attimo dopo, steso a terra dolorante. Accanto a lui, tra le vittime, si vedono Stefano Fassina, parlamentare di Leu e consigliere comunale a Roma per la Sinistra, e Alberto Civica, segretario generale della Uil capitolina. Sull’ingresso dell’azienda, obiettivo della spinta violenta degli agenti, a tenere duro c’era anche Michele Azzola, segretario generale della Camera del lavoro. Tra i feriti, sottolinea Di Cola nei suoi post, anche un lavoratore, finito in ospedale. “Il pensiero del sindacato, scrive, va soprattutto a lui e alle 152 famiglie in angoscia”.

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Una pagina buia di violenza psicologica oltre che fisica, perché non ha capito la disperazione di quei lavoratori che rischiano di non avere più futuro. Cieca, perché non ha visto la compostezza di quella protesta e le ha opposto una forza inutile. Sorda, perché non ha sentito le grida di indignazione e incredulità di chi era lì e continuava a puntare i piedi senza alzare neanche le mani per difendersi. Alla crisi che sta consumando da oltre un decennio le nostre vite non si risponde con le cariche, ma con la politica, con il dialogo, con il tentativo di trovare soluzioni. E con il rispetto per le persone alle quali, sempre più spesso, non rimane che protestare per farsi vedere e sentire.

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“Non si mena chi è in piazza a difendere i lavoratori”. Mi è tornata in mente questa semplice e incontestabile verità, pronunciata a caldo da un Maurizio Landini furente, allora segretario generale della Fiom, quasi 5 anni fa, quando le forze dell’ordine caricarono a Roma, in piazza Indipendenza, gli operai della Acciai Speciali Terni, in corteo nella Capitale nel bel mezzo di una lunga e drammatica vertenza.

Ieri è successo di nuovo. Una cosa mai vista, hanno commentato tanti sindacalisti presenti, che pure, per età ed esperienza, ne devono aver viste parecchie. Le grida ‘vergognatevi’, lanciate dai manifestanti, sono la colonna sonora del video. Ma la verità più profonda, la sintesi perfetta di quanto accaduto e della distanza ormai esistente tra chi prende decisioni e chi le subisce, si misura chiaramente alla fine della clip, scandita come un monito dall’urlo di un lavoratore, mentre la camera inquadra i contusi a terra che tentano di ricomporsi: “Lo devi venire a spiegare alle nostre famiglie che ci mandi a casa”. Quel momento, prima o poi arriverà. Nessuna carica e nessuna violenza potrà evitarlo.

 

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