Le donne che hanno fatto la storia del sindacato – Ilaria Romeo

La Confederazione generale del lavoro nasce al primo Congresso di Milano del 29 settembre – 1° ottobre 1906 (leggi).

Del Congresso costitutivo rimane alla storia una sola, famosissima, immagine fotografica, ripresa alla Camera del lavoro di Milano dallo studio fotografico Italo Pacchioni.

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I partecipanti ai lavori sono riuniti nella grande sala di via Crocifisso, oggi distrutta, sotto la scritta dal palco “Operai di tutto il mondo unitevi!”, ognuno con lo sguardo rivolto all’obiettivo del fotografo.

Tra le 200 persone presenti, nella foto si riconoscono tre figure femminili. Poche, certo, ma particolarmente significative, testimonianza del ruolo delle donne nella fondazione dell’organizzazione sindacale ma anche rappresentazione plastica della loro difficoltà di affermarsi, un aspetto ricorrente e a più riprese al centro del dibattito nel secolo successivo.

Da quanto riporta «Lavoro» nel numero dedicato al 50° anniversario della fondazione, si tratta di tre dirigenti di primo piano: Ines Oddone Bitelli di Gallarate, Ida Persano della Federazione arti tessili di Torino e – terza donna nell’immagine – Argentina Bonetti Altobelli, fondatrice della Federazione nazionale lavoratori della terra e membro del Consiglio direttivo della CGdL fin dalla fondazione.

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Argentina Bonetti Altobelli

Pur essendo la Cgil femminile, per definizione, dobbiamo ammettere che, almeno all’inizio, negli organismi dirigenti del nostro sindacato ci sono solo maschietti, o quasi.

Lo stesso Di Vittorio al Primo Congresso Cgil dell’Italia liberata, tenutosi a Napoli nel gennaio 1945, dichiara “che un difetto essenziale dei nostri sindacati è l’assenza delle donne”.

Per compensare questa assenza il Congresso del 1945 delibera l’istituzione di una Commissione femminile nazionale (la Commissione sarà formalizzata due anni dopo, al Congresso di Firenze del giugno 1947).

Nella prima metà degli anni Cinquanta le principali rivendicazioni delle donne sul terreno del lavoro sono l’attuazione del dettato costituzionale sulla parità salariale e la realizzazione di una tutela della maternità che garantisca non solo migliori condizioni di lavoro, ma anche una serie di servizi esterni di sostegno (asili nido, mense, ecc.).

La legge sulla tutela delle lavoratrici madri, per la quale si era battuta Teresa Noce, verrà approvata nel 1950. Il testo definitivo, pur se limitativo rispetto alla proposta Noce, rappresenta un importante risultato per le lavoratrici italiane, ma apre un altro fronte di rivendicazioni; molte imprese, infatti, per aggirare la legge, impongono alle assunte la cosiddetta clausola di nubilato, che prevede il licenziamento in caso di matrimonio.

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Teresa Noce

Sempre per iniziativa di Teresa Noce nel maggio 1952 viene presentato alla Camera il progetto di legge per l’Applicazione della parità di diritti e della parità di retribuzione per un pari lavoro, ma l’accordo sulla parità sarà raggiunto solo il 16 luglio 1960 e relativamente ai soli settori industriali (le donne otterranno la parità salariale in agricoltura nel 1964).

Nel 1958 viene approvata la legge sulla tutela del lavoro a domicilio (nello stesso anno  è approvata la Legge Merlin sulla Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui), mentre sono del 1963 le leggi che vietano il licenziamento delle donne in caso di matrimonio e l’ammissione delle donne ai concorsi per entrare in magistratura (la scelta delle costituenti di mettere ai voti un doppio emendamento riuscì a garantire il risultato che le donne volevano raggiungere: bocciato l’emendamento Rossi – Mattei che dichiarava esplicitamente il diritto femminile di accesso a tutti i gradi della magistratura, passò quello della Federici, che sopprimeva la parte limitante dell’articolo in discussione).

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Nella Marcellino

Nei primi anni Sessanta il miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne spinge la Cgil a considerare esaurita l’esperienza delle Commissioni femminili. La conseguenza  organizzativa di questa nuova impostazione è l’istituzione di un Ufficio confederale di settore non elettivo affiancato da una Consulta centrale in cui figurano militanti di base e donne dirigenti delle diverse categorie. La Commissione femminile viene così sostituita da un Ufficio femminile prima, lavoratrici poi con compiti di coordinamento dell’attività delle sindacaliste.

Intanto il 1968 e l’Autunno caldo creano aspettative di emancipazione e conquiste anche nell’universo femminile, ma già a partire dai primi anni Settanta si registra una battuta di arresto nel percorso verso l’emancipazione e la rappresentanza.

Nel Comitato direttivo della neonata Federazione Cgil-Cisl-Uil (luglio 1972) non vi è neppure una donna. Scarsa rappresentanza le donne trovano anche nella successiva tornata elettorale del Congresso confederale di Bari del 1973. Le donne elette nel Consiglio generale sono 12 (su 211 membri, pari al 5,68%); 2 nel Comitato direttivo (su 64 membri, pari al 3,1%).

Anche se il sindacato in questi anni le nomina di rado, e ancor meno le chiama negli organismi dirigenti, le donne ci sono e sono larga parte dei movimenti che crescono nel Paese.

Uno degli episodi più noti sarà la lotta sostenuta dai lavoratori e dalle lavoratrici dello stabilimento della Coca Cola e della tipografia Apollon di Roma, che diventeranno simbolo della resistenza operaia (quando nel novembre del 1969 decine di migliaia di metalmeccanici invaderanno Roma per spingere la Confindustria a firmare il rinnovo del contratto nazionale di categoria, la Flm, disporrà che ad aprire il corteo siano le donne, un riconoscimento fortemente simbolico del loro protagonismo).

Oggi le donne in Cgil sono più o meno il 50% degli iscritti. Hanno circa la metà dei delegati nelle assemblee e nei comitati direttivi e sono alla guida di numerose camere del lavoro e strutture regionali nonché di categorie nazionali.

Nella Segreteria confederale la percentuale di donne è gradualmente aumentata a partire dal 1986 sino a divenire paritaria dal 2002.

Con il 1996, anno del XIII Congresso (Rimini, 2-5 luglio), la norma antidiscriminatoria assume un carattere vincolante e soprattutto viene introdotta senza alcuna riserva nello Statuto confederale (art. 6) stabilendo che “nessuno dei due sessi può essere rappresentato al di sotto del 40% o al di sopra del 60%”.

Nel 2010 Susanna Camusso viene eletta – prima e ad oggi unica donna a ricoprire la carica – Segretario generale della Cgil.

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Susanna Camusso, prima donna segretario generale Cgil

Dirà Guglielmo Epifani in occasione del passaggio del testimone: “Voglio fare gli auguri di cuore – convinti e sereni – a Susanna. Per quanto la fase che è chiamata ad affrontare con la nuova responsabilità è realmente densa di problemi e durezze, non ho il minimo dubbio che li affronterà nel modo più serio, più adeguato possibile. Ne ha le capacità, la determinazione, l’esperienza. Ha il vostro e il mio appoggio. In Cgil non si sta tanti anni in trincea, in posizione di responsabilità così a lungo e così con stima, se non si hanno le qualità giuste. Di testa e di cuore. Di conoscenze e di passione, di capacità e di determinazione. Per una donna poi sappiamo quanto tutto sia più difficile tra responsabilità di lavoro e quelle di cura e di famiglia. Susanna sarà una grande segretaria della Cgil, e sarà anche la mia segretaria. Dobbiamo essere contenti della scelta fatta. E del fatto storico che abbiamo determinato: non solo una donna alla guida della Cgil, ma una donna alla guida di uno dei più grandi e rispettati sindacati mondiali. Superiamo così un ritardo non accettabile, e insieme riconosciamo anche così il ruolo che nella storia delle classi lavoratrici italiane hanno avuto le donne, quelle che abbiamo rievocato e studiato nel corso del nostro centenario. Le braccianti, le tessili, le maestre, le impiegate, le operaie e tutte le altre fino ai giorni nostri. E le tante figure di questa storia: Argentina Altobelli, Lina Fibbi, Teresa Noce, Nella Marcellino, Donatella Turtura e voi che siete qui nei vostri ruoli e responsabilità. Vinciamo una prova importante, e diamo un segno a tutta la società italiana, alla continua sottovalutazione e discriminazione di genere, al ruolo, all’uso, all’abuso che si fa della donna e del suo corpo, ai quanti vogliono tornare indietro”.

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Molta strada è stata fatta, molta ne rimane da fare. “Il sindacato è per definizione un’organizzazione collettiva – diceva Susanna Camusso il 9 dicembre del 2010 nel corso di un suo intervento alla Casa internazionale delle donne di Roma – Considero il fatto che oggi una donna diriga la Cgil non un successo personale, ma il frutto di una lunga storia anche complicata e conflittuale delle donne nel sindacato. Poi certo, le donne sono più disponibili all’ascolto e a mettersi in discussione. Però non avere mai certezze è anche molto faticoso. Il messaggio che manderei alle giovani – e che ripeto spesso anche a mia figlia – è che un esercizio collettivo è di per sé un cambiamento e che non è vero che parole come femminismo sono vecchie. Sembrano vecchie perché vi illudono che non ci sono discriminazioni. Invece vi scontrate con gli stessi problemi con cui ci siamo misurate noi. La realtà non è cambiata e richiede parole già usate e solo apparentemente usurate”.

Parole che abbiamo detto e che continueremo a dire, tutte insieme. Perché tutte insieme vogliamo tutto. Vogliamo il pane, e vogliamo anche le rose.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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